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E' GIUSTO CHE IL PUBBLICO PAGHI GLI INTERESSI?

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di: Marco Bersani

Con la recente approvazione del decreto Crescita, lo Stato diventa il titolare di una parte del debito storico di Roma Capitale. In realtà, lo Stato già interveniva annualmente con una quota-parte (300 milioni) e il recente passaggio permette due cose: evitare il default della struttura commissariale che gestisce il debito storico e che si sarebbe a breve trovata senza liquidità, e permettere allo Stato di rinegoziare con i creditori sui tassi di interesse di quel debito, che viaggiano intorno al 6% (!!).

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I veri "interessi" degli italiani

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Cadtm Italia:  Comunicato stampa

In merito all'attracco della nave Sea Watch 3 si sta sollevando un acceso dibattito che non poteva non coinvolgere le organizzazioni che si occupano anche di economia, finanza e debito.

In questi giorni assistiamo alla rappresentazione di una propaganda drammatica, tragica e aberrante che usa la storia di persone in difficoltà e in pericolo di vita per sviare dai veri problemi.

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Il debito italiano si può ripudiare?

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di Cristina Quintavalla, Antonio De Lellis da Il Manifesto del 22.06.2019

Nuova finanza pubblica. Il debito non è una calamità naturale, né l’effetto di una spesa sociale troppo alta: la sua odiosità discende dalla sua composizione e dagli effetti antipopolari che ne discendono. Il caso Italia.

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CARO AMICO TI SCRIVO

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di: Marco Bersani

Puntuale come sempre, all'indomani delle elezioni, la Commissione Ue ha inviato la lettera al governo italiano, dove segnala come il rapporto debito/Pil, invece di diminuire, sia ulteriormente aumentato, passando nello scorso anno dal 131,4% al 132,2%. La Commissione chiede chiarimenti sulle motivazioni e, in caso queste ultime non siano giudicate sufficienti, prefigura l'avvio della procedura ex articolo 126.3 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea, che disciplina la violazione del criterio del deficit e del debito, e che potrebbe successivamente portare all'apertura di una procedura d'infrazione.

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Il disastro climatico come dimensione politica

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Foto di Alice Pasqual su Unsplash

di Antonio De Lellis (Articolo pubblicato sul manifesto del 25 maggio 2019)

Con la convocazione di un Forum cui hanno preso parte attivisti, studiosi e numerose realtà dei movimenti e dell’associazionismo italiano, è stato aperto un tavolo di lavoro sui cardini dell’enciclica Laudato Sì, vista come un testo pienamente politico, capace di comprendere nel medesimo orizzonte la dimensione della giustizia sociale, del rispetto dei diritti, della cura della casa comune e del vivente – nella consapevolezza dell’urgenza di una pratica di resistenza culturale, educativa e comunicativa. Ne nasce un documento, pubblicato pochi giorni fa, importantissimo che per la prima volta connette, misura, declina riflessioni, ricerca e impegno in un orizzonte comune, ponendo il disastro climatico come dimensione politica del nostro tempo e come terreno della battaglia per i diritti.

Il clima è il cardine di tutte le lotte di giustizia sociale e ambientale. É un principio di valenza costituzionale. Questa consapevolezza emerge anche dal Fridays for future. La vita umana sul pianeta è messa in discussione da poteri globali che ne traggono vantaggio, con depredazioni sistematiche di suolo e risorse idriche, privatizzazioni dei beni comuni, liberalizzazioni del commercio di materie prime, trattati economici iniqui e politiche di “risanamento del debito”.

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