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CADTM ITALIA: per l’abolizione dei debiti illegittimi >> VIDEO

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Gli interventi:







 

 

  di Antonio De Lellis

È stato costituito il Cadtm Italia (Comitato nazionale per l’abolizione dei debiti illegittimi) con firme illustri tra cui Francesco Gesualdi, mons. Tommaso Valentinetti, Alex Zanotelli, Marco Bersani, Cristina Quintavalla, Francesca Coin, Marco Bertorello, Matteo Bortolon, Danilo Corradi. Esso è il frutto di anni di lavoro e di alleanze tra movimenti sociali e cristiani.

Obiettivo fondamentale è dichiarare illegittimo gran parte del debito pubblico italiano. L’appuntamento per la prima uscita pubblica è per il 4 marzo a Roma, dove verrà avviato il percorso per la costituzione della Commissione popolare di indagine sulla verità del debito pubblico italiano. Gli altri obiettivi saranno: far costituire comitati locali sul debito; ri-socializzare la Cassa Depositi e Prestiti a partire da una legge di iniziativa popolare già predisposta; attivare scuole popolari di connessione al debito; aprire una grande vertenzialità che metta in relazione il malessere sociale e il debito; far partire campagne di boicottaggio e obiezione di coscienza e fiscale.
Il Cadtm resta un centro studi orientato all’azione ed alla sensibilizzazione popolare sul debito, speriamo strumento utile, in questa fase, e al servizio di tutte le realtà. Dimostriamo che il bersaglio è la povertà, la disuguaglianza, il debito e non gli ultimi, i poveri o i migranti e i profughi! Ri-orientiamo il bersaglio che il sistema finanziario vorrebbe non vedessimo: il debito.
Con questa finalità diventa essenziale cercare alleanze con i più svariati organismi, associazioni, gruppi, comitati, economisti, giuristi, mondo accademico, studiosi, ricercatori e cittadini che a vario titolo sono già in lotta su singoli settori: sanità, scuola, università, lavoro, poste, acqua, casa, ecc. Il debito è una grande questione sociale!
L’assemblea deve essere innanzitutto il riverbero di quello che siamo e dimostrare nei fatti quale grande operazione-verità vogliamo fare. L’operazione ci è riuscita con l’acqua, perché non dovrebbe riuscirci di nuovo? Probabilmente non vi sarà nessuna immediata applicazione, ma solo una divulgazione popolare che già di fatto è iniziata con le diverse pubblicazioni sul tema, ma che ora ha bisogno di una trasmissione popolare unificante che abbia la caratteristica del rendere semplice ciò che è complesso.
Anche il debito locale, come cinghia di trasmissione di quello nazionale, va messo in evidenza. Il debito nazionale infatti si sostanzia anche in un attacco agli enti locali, ma anche come riduzione dei servizi essenziali. Vorremmo che si comprenda che siamo determinati a far massa comune! Lo stile è sostanzialmente quello di una campagna nazionale con al centro il debito e le privatizzazioni: dall’università alla sanità.
L’obiettivo del nostro agire, e della prima uscita pubblica, dovrebbe tradursi in una decodificazione delle sofferenze o una volgarizzazione (semplificazione per comunicare le connessioni) dei temi specifici di ciascuno al tema centrale del debito. Il sistema manomette il significato delle parole e allora occorre rimettere al centro i significati autentici e farsi capire.

La 1° esigenza è allora considerare il debito come una chiave di interpretazione, di decostruzione e di una contro-narrazione, svelando i meccanismi del potere.
La 2° esigenza è quella democratica: come possiamo parlare di democrazia se le decisioni appartengono di fatto a chi detiene il debito come le istituzioni finanziarie e le banche?
La 3° è quella di considerarci, come popolo, un contropotere che di fatto non riesce a costituirsi tanto è invisibile e globale questa dittatura finanziaria.
La 4° è far comprendere che il debito lo paga il territorio, in termini di tagli, sottrazione di diritti, spaesamento e perdita di futuro.
Il tutto per aprire una vertenzialità più ampia. Il debito, per esempio, si trasforma in tagli alla sanità e può essere causato dall’ acquisto di armi. Il 4 marzo è anche l’occasione per chiedere un aiuto a tutti quei soggetti di lotta che non hanno ancora messo al centro il debito, affinché ci aiutino a far capire quanto di questo debito è scaricato sui territori.
Come Cadtm ci poniamo l’obiettivo anche di essere un movimento “comune denominatore” creando gruppi di studio su vari temi per acquisire saperi settoriali per chi conduce le singole battaglie. Vogliamo essere un presidio del territorio per costruire dal basso. Dovremmo porre in evidenza come le risorse per coprire il debito enorme delle banche (20 miliardi solo ora) sono state trovate in 24 ore e per salvare gli insolventi dei grandi gruppi! Questa ristrutturazione del debito (che non vogliamo) si sta trasformando in un giubileo, ma per le banche.
Occorre smascherare, dare una contro-lettura, dire con forza che quando paghiamo questa autoriduzione dei debiti dei potenti ci sentiamo in diritto per una obiezione di coscienza e fiscale. Il tema del debito non deve prendere una deriva contabile perché dietro al debito ci sono relazioni sociali alterate. È una battaglia contro un pensiero egemonico che ci fa percepire il debito come una colpa.

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