attac italia

CDP: Affari in Egitto

petrolio 580x387

di Marco Bersani

Mentre il governo Renzi finge quotidianamente di fare la voce grossa con l’Egitto per ottenere la verità sul barbaro omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni, non più tardi di lunedì scorso il governo egiziano ha annunciato la firma di un contratto con un consorzio straniero per il finanziamento preliminare finalizzato al potenziamento della raffineria petrolifera Midor (Middle East Oil Refinery) dagli attuali 100 mila fino a 160 mila barili di petrolio al giorno, con un prestito del valore di 1,2 miliardi di dollari su un totale di 1,4 miliardi necessari.

L’impianto è di proprietà della Egyptian Oil Company (78%), di Enppi e Petrojet (10% ciascuno), e della Banca del canale di Suez (2%). Chi fa parte invece del consorzio straniero che finanzierà gli investimenti? Le banche francesi Crédite Agricole e Bnp Paribas e la nostra Cassa Depositi e Prestiti.

Inoltre, i lavori di ammodernamento ed espansione saranno realizzati da Technip Italy, con il sostegno del gruppo assicurativo finanziario Sace, responsabile del processo di valutazione per assicurare una export credit facility. E di chi è Sace? Di Cassa Depositi e Prestiti, che ne detiene il 100% del capitale sociale.

Non solo. Dal gennaio di quest’anno e per i prossimi tre anni, Cassa Depositi e Prestiti avrà la presidenza di Inframed, al cui posto di comando siederà Bernardo Bini Smaghi, attuale presidente di F2i, Fondo per le infrastrutture, controllato da Cdp.

Nato nel 2010 dalla collaborazione tra la Cassa Depositi e Prestiti, la Caisse des Dépôts et de Consignations francese, la Banca Europea per gli Investimenti, la Caisse des Dépôts et de Gestion del Marocco e EFG Hermes (Egitto), Inframed si propone di sviluppare gli investimenti di lungo periodo in infrastrutture nei settori dei trasporti, dell’energia rinnovabile e delle aree urbane nei paesi del sud del Mediterraneo.

Siamo ancora una volta di fronte al medesimo problema: chi decide le scelte di politica economica nel nostro Paese? Cassa Depositi e Prestiti è all’81,4% di proprietà del Ministero del Tesoro: non dovrebbe essere il Parlamento ad indirizzarne le scelte di investimento? Cassa Depositi e Prestiti gestisce 250 miliardi di risparmio postale dei cittadini: non dovrebbero essere messi a conoscenza sull’utilizzo che complessivamente viene fatto dei loro risparmi? E che ne è della Commissione parlamentare di Vigilanza sulla Cdp, organo di controllo composto da membri parlamentari (rappresentanti di Camera e Senato) e non parlamentari (Consiglio di Stato, Corte dei Conti)?

Nell’inondazione di slides che investe quotidianamente il Paese, nulla è dato sapere in merito.

Nel frattempo, a proposito di un nostro precedente articolo (20 novembre 2015) sugli affari di Cdp in Kuwait e Qatar, registriamo un ulteriore passaggio: il 29 gennaio scorso, Cdp e il Fondo sovrano del Qatar (QIA) hanno firmato un nuovo memorandum d’intesa per la collaborazione nel settore turistico, con ulteriore investimento di 100 milioni.

Vale, infine, la pena riportare la visione del mondo del neo-presidente Inframed, espressa in un intervento ad un convegno dell’ANCI del novembre 2015: “La finanza privata è neutra e va dove ci sono le opportunità, ed è più semplice finanziare un’autostrada perché c’è un utente che paga. E’ il braccio pubblico che deve allocare le sue risorse nei progetti di interesse pubblico (…)”.

Sarà una vera battaglia ottenere verità e giustizia per Giulio.

Pubblicato il 27.2.16 sul quotidiano Il Manifesto

 

Dona ora!

Condividi

FacebookTwitterGoogle Bookmarks