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“ SOCIALISMO” PORTOGHESE SOTTO TUTELA

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di: Matteo Bortolon

In uno dei momenti più drammatici della storia recente la Presidenza della Repubblica rifiuta di nominare un governo che ha una maggioranza in Parlamento in quanto potenzialmente antieuropeista. Con un atto di inaudita forzatura istituzionale il capo di Stato adduce la motivazione di tale rifiuto onde “[...] fare tutto il possibile per evitare che i segnali sbagliati vengano trasmessi alle istituzioni finanziarie, agli investitori e ai mercati, minando la fiducia e la credibilità esterna del paese che abbiamo lavorato duramente per raggiungere."

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Europa alla deriva. Una via d'uscita fra establishment e sovranismi

Europa alla deriva

Il nuovo libro di Marco Bersani, Attac Italia

Introduzione

Non vi è dubbio che l'Unione Europea stia attraversando la crisi più profonda dalla sua nascita, per diverse ragioni. La Brexit, qualunque ne sarà l'esito, rappresenta il primo passo indietro nel processo d'integrazione europea. La disuguaglianza in Europa è in aumento, tra ricchi e poveri, nonché tra regioni e paesi. La prosperità, che un tempo l'Unione europea aveva promesso come base stessa della propria esistenza, è accessibile a un numero sempre minore di persone. Due decenni di politiche di austerità hanno profondamente eroso lo stato sociale che costituiva l'originalità del processo di sviluppo europeo, intaccando diritti del lavoro, diritti sociali e beni comuni. Mentre basta una nave con non più di qualche decina di migranti a bordo per provocare l'impasse dell'intero continente.
Invece che fattore di integrazione, l'Unione europea è oggi soprattutto un motore di divisione.

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Oligarchia europea/Sovranismi nazionalisti: un'altra strada è possibile

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di: Marco Bersani

  1. Lo scontro in atto fra il governo gialloverde italiano e l'Unione Europea è sintomatico dell'avvitamento in atto della democrazia. E' infatti uno scontro tanto acceso quanto privo di conflitto politico reale. Tanto è vero che, iniziato in merito ai propositi di superamento del deficit previsto (dall'1,8 al 2,4%) e verificato che, in ogni caso, non vi sarebbe stato alcuno sforamento dei parametri europei (che prevedono un deficit non superiore al 3%), si è successivamente incanalato sulla violazione della regola del debito (ovvero sul mancato rispetto del Fiscal Compact (che prevede una riduzione annuale di 1/20 del debito pubblico sino a portare il rapporto debito/pil sotto il 60%).

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#NotHim, not now, not ever - Dichiarazione sull'elezione di Jair Bolsonaro

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di: RETE EUROPEA DI ATTAC

A tutti quei movimenti, attivisti e comunità emarginate del Brasile che questa mattina si sono svegliati con l'incubo di una presidenza Bolsonaro, inviamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno.
Nessun tipo di mandato elettorale rende accettabile o democratico l'ascesa al potere attraverso l'aggressiva demonizzazione dei propri oppositori, per etichettare i movimenti sociali come "terroristi" o per minacciare i diritti e le libertà di quei cittadini che si sceglie di fare da capro espiatorio dei problemi dell'economia globale. Coloro che praticano tale politica sono responsabili di alcuni dei crimini più atroci del XX secolo.
Il disgustoso razzismo, il sessismo e l'omofobia di Bolsonaro e il suo entusiasmo per la dittatura militare del Brasile sono stati ampiamente commentati a livello internazionale. Ma Bolsonaro non è semplicemente una minaccia per i diritti umani e civili dei cittadini brasiliani. Le sue politiche, se attuate, impoveriranno ulteriormente i poveri del Brasile e aumenteranno le disuguaglianze in quello che rimane un paese molto disuguale. Devasteranno l'ambiente e impediranno a coloro che si frappongono un loro intervento.
Quando Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti nel novembre 2016, abbiamo temuto che avrebbe dato fiducia a coloro che spingono la xenofobia, il nazionalismo e l'autoritarismo in tutto il mondo. L'elezione di Bolsonaro è solo l'ultimo esempio. Abbiamo urgente bisogno di costruire un'opposizione globale a questa politica dell'odio e di ricreare l'internazionalismo che i nostri movimenti hanno costruito con tanto successo di fronte alla guerra, al neoliberismo e alla disumanità. Non possiamo permettere la continua normalizzazione di Bolsonaro, Trump o di qualsiasi nazionalista autoritario che salga al potere.
Questa nuova forma di fascismo non è apparsa dal nulla. L'iper-globalizzazione aziendale degli ultimi decenni ha distrutto il tessuto sociale delle società di tutto il mondo. Sollevando la spinta al profitto verso l'obiettivo più alto dell'umanità, ha lasciato enormi fasce della popolazione globale non rappresentate ed emarginate. Ha anche devastato vaste parti del nostro pianeta. E' particolarmente spiacevole vedere molti di coloro che hanno portato avanti questo progetto, sostenendo Bolsonaro e Trump come mezzo per mantenere il potere dell'1% globale.

Chiediamo una trasformazione radicale del sistema globale che antepone le persone e il pianeta ai profitti dei ricchi. Chiediamo un mondo basato sull'uguaglianza, il pieno riconoscimento dei diritti umani e la sostenibilità ambientale. Questa è la nostra lotta internazionale - la sfida più importante che dobbiamo affrontare come cittadini, comunità e movimenti. Non sarà facile da vincere, ma la storia ci dimostra che possiamo vincere se manteniamo la speranza e la solidarietà.

Un altro mondo è possibile.

Italia, anello debole dell'economia nazional-populista

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Visegrad Group (Credits: Estonian Foreign Ministery)

di Marco Bertorello (articolo pubblicato su il manifesto del 30 giugno 2018)

Il nazional-populismo ha un pensiero economico o perlomeno una prospettiva economica? Il diffuso ripiegamento nazionale è solo politico oppure sta prendendo corpo anche una corrispondente variante economica? La crisi del neoliberismo coniugata con quella della globalizzazione sembra aver dato vita a nuove forme politiche apparentemente alternative all’esistente, capaci di rompere i vecchi equilibri sovranazionali. Brexit e Trump, ma prima ancora il blocco dei paesi di Visegrad, la Russia di Putin, la Turchia di Erdogan. Insomma gli esempi non mancano e l’Italia odierna, piuttosto che un’anomalia, appare saldamente all’interno di questa nuova tendenza. Casi diversi, ma che in buona parte condividono un profilo identitario di chiusura.

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