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Oligarchia europea/Sovranismi nazionalisti: un'altra strada è possibile

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di: Marco Bersani

  1. Lo scontro in atto fra il governo gialloverde italiano e l'Unione Europea è sintomatico dell'avvitamento in atto della democrazia. E' infatti uno scontro tanto acceso quanto privo di conflitto politico reale. Tanto è vero che, iniziato in merito ai propositi di superamento del deficit previsto (dall'1,8 al 2,4%) e verificato che, in ogni caso, non vi sarebbe stato alcuno sforamento dei parametri europei (che prevedono un deficit non superiore al 3%), si è successivamente incanalato sulla violazione della regola del debito (ovvero sul mancato rispetto del Fiscal Compact (che prevede una riduzione annuale di 1/20 del debito pubblico sino a portare il rapporto debito/pil sotto il 60%).

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#NotHim, not now, not ever - Dichiarazione sull'elezione di Jair Bolsonaro

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di: RETE EUROPEA DI ATTAC

A tutti quei movimenti, attivisti e comunità emarginate del Brasile che questa mattina si sono svegliati con l'incubo di una presidenza Bolsonaro, inviamo la nostra solidarietà e il nostro sostegno.
Nessun tipo di mandato elettorale rende accettabile o democratico l'ascesa al potere attraverso l'aggressiva demonizzazione dei propri oppositori, per etichettare i movimenti sociali come "terroristi" o per minacciare i diritti e le libertà di quei cittadini che si sceglie di fare da capro espiatorio dei problemi dell'economia globale. Coloro che praticano tale politica sono responsabili di alcuni dei crimini più atroci del XX secolo.
Il disgustoso razzismo, il sessismo e l'omofobia di Bolsonaro e il suo entusiasmo per la dittatura militare del Brasile sono stati ampiamente commentati a livello internazionale. Ma Bolsonaro non è semplicemente una minaccia per i diritti umani e civili dei cittadini brasiliani. Le sue politiche, se attuate, impoveriranno ulteriormente i poveri del Brasile e aumenteranno le disuguaglianze in quello che rimane un paese molto disuguale. Devasteranno l'ambiente e impediranno a coloro che si frappongono un loro intervento.
Quando Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti nel novembre 2016, abbiamo temuto che avrebbe dato fiducia a coloro che spingono la xenofobia, il nazionalismo e l'autoritarismo in tutto il mondo. L'elezione di Bolsonaro è solo l'ultimo esempio. Abbiamo urgente bisogno di costruire un'opposizione globale a questa politica dell'odio e di ricreare l'internazionalismo che i nostri movimenti hanno costruito con tanto successo di fronte alla guerra, al neoliberismo e alla disumanità. Non possiamo permettere la continua normalizzazione di Bolsonaro, Trump o di qualsiasi nazionalista autoritario che salga al potere.
Questa nuova forma di fascismo non è apparsa dal nulla. L'iper-globalizzazione aziendale degli ultimi decenni ha distrutto il tessuto sociale delle società di tutto il mondo. Sollevando la spinta al profitto verso l'obiettivo più alto dell'umanità, ha lasciato enormi fasce della popolazione globale non rappresentate ed emarginate. Ha anche devastato vaste parti del nostro pianeta. E' particolarmente spiacevole vedere molti di coloro che hanno portato avanti questo progetto, sostenendo Bolsonaro e Trump come mezzo per mantenere il potere dell'1% globale.

Chiediamo una trasformazione radicale del sistema globale che antepone le persone e il pianeta ai profitti dei ricchi. Chiediamo un mondo basato sull'uguaglianza, il pieno riconoscimento dei diritti umani e la sostenibilità ambientale. Questa è la nostra lotta internazionale - la sfida più importante che dobbiamo affrontare come cittadini, comunità e movimenti. Non sarà facile da vincere, ma la storia ci dimostra che possiamo vincere se manteniamo la speranza e la solidarietà.

Un altro mondo è possibile.

Italia, anello debole dell'economia nazional-populista

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Visegrad Group (Credits: Estonian Foreign Ministery)

di Marco Bertorello (articolo pubblicato su il manifesto del 30 giugno 2018)

Il nazional-populismo ha un pensiero economico o perlomeno una prospettiva economica? Il diffuso ripiegamento nazionale è solo politico oppure sta prendendo corpo anche una corrispondente variante economica? La crisi del neoliberismo coniugata con quella della globalizzazione sembra aver dato vita a nuove forme politiche apparentemente alternative all’esistente, capaci di rompere i vecchi equilibri sovranazionali. Brexit e Trump, ma prima ancora il blocco dei paesi di Visegrad, la Russia di Putin, la Turchia di Erdogan. Insomma gli esempi non mancano e l’Italia odierna, piuttosto che un’anomalia, appare saldamente all’interno di questa nuova tendenza. Casi diversi, ma che in buona parte condividono un profilo identitario di chiusura.

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Solidarietà europea: il 28 giugno tutti i Governi facciano la propria parte per l’accoglienza!

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 ATTAC Italia aderisce:

http://europeansolidarity.eu/it/#tweet_pm

Chiediamo ai Governi europei di condividere le responsabilità sull’accoglienza, cambiare il Regolamento di Dublino e aprire vie legali e sicure d’accesso

Il 28 giugno il Consiglio europeo discute di immigrazione: i Governi hanno la responsabilità storica di dare sostanza al principio di solidarietà su cui si è fondata l’Unione europea.

Chiedere asilo in Europa è un diritto, ma regole e politiche ingiuste continuano a far pagare a chi cerca rifugio l’incapacità dei Governi di affrontare sfide comuni con risposte comuni, come successo alle 629 persone bloccate in mare sull’Aquarius. La battaglia per la solidarietà europea non si fa sulla pelle delle persone in mare ma cambiando le regole sbagliate come il Regolamento di Dublino, che lasciano le maggiori responsabilità sui Paesi di Confine. Il Parlamento europeo ha già votato a larga maggioranza per superare l’ingiusto criterio del “primo Paese di accesso” e sostituirlo con un sistema di ricollocamento automatico che valorizza i legami significativi dei richiedenti e impone a tutti i Paesi di fare la propria parte, come già chiedono i Trattati europei.

Un’altra Europa c’è già, un’Europa che accoglie, aperta e solidale: facciamola vedere!
Il 27 giugno riempiamo le piazze d’Europa con barchette di carta per chiedere a tutti i Governi europei di fare la propria parte, di cambiare il Regolamento di Dublino nella direzione già indicata dal Parlamento europeo e di aprire vie legali e sicure per l’accesso in tutti i Paesi UE.

Aderite alla mobilitazione e il 27 giugno diamo vita alla prima grande mobilitazione europea per la solidarietà!

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Perché la crisi greca non è finita

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di:Vanessa Bilancetti

Unione Europea, politici greci e tutti i media hanno dichiarato che la crisi greca è finita. Ma è veramente così? Vi spieghiamo perché la crisi greca non è finita così come non lo è quella europea

«Dopo otto anni la Grecia dice addio all’era della Troika e riconquista la sovranità finanziaria», così hanno titolato la maggior parte dei giornali in Europa. La telecamera punta dritta su un flash back di questi otto anni: gli scioperi generali, le manifestazioni, le occupazioni, gli studenti, gli anarchici, le iniziative di solidarietà autorganizzate, le fabbriche occupate… la povertà, la disoccupazione, i suicidi, l’eroina… il caldo, l’umido, il secco: la Grecia.

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