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  • Fuorimercato: un’esperienza in divenire

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    di Gigi Malabarba

    Fuorimercato vuole costituire una realtà economica sostenibile sia dal punto di vista ecologico che sociale, organizza l'apporto quanto più ampio possibile di abilità e competenze specifiche in ogni campo e coerenti con la concezione che la ispira, riconoscendo un valore economico ad ognuna di esse tramite remunerazione o scambio. Fm non intende rappresentare un mercato alternativo, ma un'alternativa al mercato, che connette la produzione, la riproduzione e la circolazione di un'economia altra, tendenzialmente alternativa al capitalismo.  

    Siamo partiti dalla soddisfazione dei bisogni fondamentali individuali e collettivi conculcati dalle politiche liberiste per andare oltre la rete di sostegno o la lotta per il semplice ripristino di un welfare in ogni caso insoddisfacente.  Centrale è la tessitura di rapporti con e fra le realtà di consumo critico per affrontare le esigenze di distribuzione di ‘prodotti ad alto valore sociale aggiunto’. Non si tratta solo di essere rispettosi della salute e dell’ambiente attraverso produzioni biologiche o a ‘garanzia partecipata’, ma anche di essere rispettosi dei diritti di chi lavora, dalla produzione alla distribuzione finale.

  • RiMaflow: il recupero ecologista della fabbrica continua e si rilancia

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    di Gigi Malabarba

    Abbiamo festeggiato in questo inizio del 2016 il terzo anno di RiMaflow: il percorso di riappropriazione e di rimessa in funzione della produzione in autogestione da parte degli ex operai della Maflow di Trezzano sul Naviglio. Il progetto iniziale (v. Il granello di sabbia n.16, nov-dic 2014) si fondava sul riuso e riciclo di apparecchiature elettriche ed elettroniche in direzione di una scelta ecologista, frutto di una decisa scelta politica indubbiamente rafforzata dalla crisi economica e ambientale che stiamo vivendo.

    Ma, come tutte le sperimentazioni – e in particolare per quelle che intendono costruire un’attività economica attraverso un risarcimento sociale da parte della proprietà e non attraverso l’indebitamento della lavoratrici e dei lavoratori licenziati – era necessario sottoporre a verifica la concreta possibilità di cimentarci con il ciclo di smaltimento dei rifiuti, perché di questo si tratta quando si vogliono recuperare le materie prime da elettrodomestici, pc e così via. In secondo luogo, andava (e va) contemperato il progetto di fondo con la produzione di reddito immediato in assenza di capitali alle spalle, sia per vivere (gli ammortizzatori sociali sono terminati da un pezzo), sia per pagare le utenze e tutto il fabbisogno quotidiano di un’area di 30mila metri quadrati.

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