attac italia

  • ORDINE DEL GIORNO PER CONSIGLI COMUNALI SUL FISCAL COMPACT

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     IL CONSIGLIO COMUNALE DI……………………….

    premesso che:

    -in data 2 marzo 2012 è stato approvato un accordo, sottoscritto da 25 dei 28 stati membri dell'Unione Europea, denominato Trattato sulla stabilità, coordinamento e governance nell'unione economica e monetaria,meglio conosciuto come Fiscal Compact, entrato in vigore a partire dal 1 gennaio 2013;

  • Parentopoli. Il problema sono le S.p.a.

  • PATTO DI STABILITA’ KILLER

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    di Marco Bersani

    La natura fa il suo corso. Amichevole, se le attività umane si relazionano alla stessa rispettandone le leggi fondamentali; devastante, se le attività umane la considerano variabile dipendente dai profitti.

    Genova, Parma, Alessandria, Maremma, Trieste sono le nuove stazioni del calvario autunnale, che induce a modificare il vecchio detto popolare “Piove, governo ladro” nel più attuale “Piove, governo ladro e si salvi chi può”.

  • PEOPLE OVER PROFIT

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    LA RETE EUROPEA DI ATTAC ADERISCE ALLA CAMPAGNA MONDIALE "PEOPLE OVER PROFIT" CONTRO GLI ACCORDI DI LIBERO SCAMBIO

  • Perché la povertà non fa la storia

    Dichiarazione degli Attac d'Europa - Giugno 2005 [ITA] [ENG] [FRA]

  • Perù e TLC, gli indigeni difendono l'Amazzonia

    di Gennaro Carotenuto

     

  • Piani di salvataggio della Grecia : il 77% dei fondi è andato alla finanza

    di Mariangela Rosolen

     

  • Privatizzazione delle poste: cronaca di un disastro annunciato

    di Raphael Pepe

    Lo scorso 24 Gennaio, il governo Letta ha approvato un decreto ministeriale per avviare il processo di privatizzazione delle Poste Italiane. Si tratta senz’altro di una scelta che era prevedibile, in quanto logico seguito del processo di liberalizzazione dei servizi postali imposto dall’Unione Europea. Già nel 1997, con la direttiva (97/67/CE) si era imposta l’apertura di un primo settore delle poste alla concorrenza, con le successive direttive del 2002 (2002/39/CE) e del 2008 (2008/6/CE) é tutto il servizio postale ad essere stato liberalizzato.

    In Italia, già nel 1998, Poste Italiane diventa una società per azioni; come negli altri paesi europei, questa sarà l’occasione di frammentare i settori di attività dell’azienda. Se oggi si parla di privatizzazione di alcuni settori di attività del gruppo, é possibile grazie alla moltiplicazione delle filiali di Poste Italiane S.p.a e l’ubicazione negli ultimi anni di molti servizi in società partecipate della stessa. La trasformazione giuridica del gruppo ha anche permesso una moltiplicazione dei settori di attività: dalla telefonia mobile con PosteMobile S.p.a all’attività di cargo e charter con la Mistral Air S.r.l.

    Per capire meglio quali siano gli effetti della privatizzazione sui servizi postali, é interessante vedere quanto successo nei paesi europei che hanno già conosciuto questo processo.

    La Svezia ha aperto il settore postale alla concorrenza nel 1993, ossia due anni prima del suo ingresso nell’UE. Nel 1994, trasformava l’azienda in una SRL, la Posten AB. La Svezia batte tutti i record di prezzi nel settore, con il francobollo più caro d’Europa, il cui prezzo é stato aumentato del 90% tra il 1993 e il 2003. Nello stesso periodo, il numero di postini é diminuito di un terzo, così come gli uffici postali. Inoltre, molti servizi sono stati trasferiti in piccoli supermercati. Nel 2003, Posten ha evitato per poco la bancarotta.

    Nel Regno-Unito, le Poste e la Telecom non sono state risparmiate dall’istinto privatizzatore della Thatcher. Nel 1981, la Post Office Corporation fu divisa in due società di statuto privato: la British Telecom e The Post Office. Sarà poi il governo Blair a privatizzare quest’ultima in un modo veloce quanto disorganizzato. La Posta prende allora il nome di Consignia, ma l’operazione é stata così disastrosa che il governo decise di rinazionalizzare la società. Le perdite dovute a queste trasformazioni sono state valutate a circa 1,5 miliardi di sterline. Con il nome di Royal Mail, é oggi una S.p.a a totale capitale pubblico; ma con la totale liberalizzazione avvenuta nel 2006 e la conseguente feroce concorrenza della società francese La Poste e dell’olandese TNT, sono stati chiusi ben 2.500 uffici postali, i salari sono stati congelati, i piani pensionistici sono stati riorganizzati, molti posti di lavoro sono stati cancellati, il lavoro part-time é stato generalizzato.

    Lo stesso ritornello, si è sentito anche nei Paesi Bassi con la trasformazione della Koninklijke PTT Nederrland NV (KPN) in S.P.A nel 1989 e la liberalizzazione di alcuni servizi postali. Nel 1994, la KPN apre il suo capitale per poi fondersi con l’australiana Thomas Nationwide Transport (TNT) nel 1996. Due anni dopo TNT Post Group e KPN si separano e la prima diventa l’operatore postale numero uno del paese. Il gruppo TNT express opera in molti paesi a livello internazionale, ma dal 2008 circa il 15% dei posti di lavoro è stato soppresso a livello nazionale e nel 2009, il 70% della mano d’opera lavorava già a tempo parziale. In Olanda sono rimasti circa 600 uffici postali, e sono 1300 gli esercizi commerciali a sopperire a questi servizi.

    Con la liberalizzazione dei servizi postali e la privatizzazione, gli effetti sono sempre gli stessi: tagli sul lavoro, diminuzione del numero di uffici postali e logico peggioramento del servizio. Le Poste non garantiscono più un servizio ai cittadini: ragionano in termini di mercato. Gli uffici postali che sono meno remunerativi per l’azienda vengono chiusi e spesso si arriva al punto che in alcune zone rurali la posta non é nemmeno più consegnata. Il numero di posti di lavoro viene fortemente ridotto e le condizioni dei lavoratori peggiorate, con contratti sempre più precari. In Italia, dal 2006, il numero di uffici postali é già stato dimezzato e Poste Italiane S.p.a conta più di 2.000 concorrenti sui servizi postali.

    Con la trappola del debito pubblico e la necessità di fare cassa, l’Italia sta per svendere l’ennesima azienda pubblica a discapito dei cittadini, mito di cui, a ben guardare le cifre, emerge chiaramente la falsità: con la privatizzazione del 40% del gruppo, saranno circa 4 miliardi di euro ad entrare nelle casse dello Stato, il debito passerebbe così da 2.068 a 2.064 miliardi di euro. Infine, il prezzo di vendita é del tutto irrisorio se si considera che Poste Italiane conta 145 mila dipendenti e 24 miliardi di euro l’anno di fatturato.

    Infine, ogni anno la Cassa Depositi e Prestiti – oggi partecipata dalle fondazioni bancarie che ne detengono il 18,4% - paga a Poste italiane 1,6 miliardi come “commissione” per la raccolta risparmio (circa 45 miliardi l’anno). Il Forum per un Nuova Finanza Pubblica e Sociale porta avanti da tempo una campagna per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti, che permetterebbe di sostenere gli investimenti degli enti locali per garantire il funzionamento dei servizi pubblici, della scuola, della sanità, e per promuovere una nuova economia sociale territoriale. La privatizzazione delle Poste Italiane non aiuterebbe questo processo di riappropriazione sociale della Cdp.

    Tratto dal granello di sabbia di febbraio "TTIP: il pianeta al servizio delle multinazionali", scaricabile qui

  • Referendum greco: un primo passo della democrazia

    Attac France

  • REFERENDUM IN FRANCIA : HA VINTO L'EUROPA SOCIALE, BATTUTA D'ARRESTO DECISIVA PER LE POLITICHE NEOLIBERISTE !

    in italiano e francese

     

  • Renzi (e i privati) all’assalto del trasporto pubblico a Milano

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    di Marco Schiaffino

    Avete presente quei film horror in cui l’assassino sembra essere morto e poi torna invariabilmente in scena? Ecco: il decreto Madia segue esattamente la stessa logica. Dopo una prima riscrittura e dopo la bocciatura della Corte Costituzionale, la “madre di tutte le riforme” voluta da Matteo Renzi è tornata in vita sotto le mentite spoglie del decreto 50/2017 sugli enti locali. Obiettivo nel mirino del governo di Matteo Renzi (sì, il presidente del consiglio risulterebbe essere tale Gentiloni, ma qualcuno ci crede?) è tra gli altri il servizio di trasporto pubblico milanese gestito da ATM.

  • RENZI E’ STATO SCONFITTO. ORA DOBBIAMO SCONFIGGERE IL LIBERISMO

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    di Marco Bersani

    Le prossime dimissioni di Renzi sono il primo importante risultato di un voto referendario che ha dimostrato come la società italiana abbia sviluppato al proprio interno profondi anticorpi di democrazia, in grado di intervenire di fronte ai tentativi di imporre una svolta autoritaria al Paese.

  • ROMA, 7 MAGGIO 2016 – PIAZZA DELLA REPUBBLICA INSIEME PER FERMARE IL TTIP

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    Unione Europea e USA stanno negoziando da quasi tre anni il Partenariato Transatlantico sul Commercio e gli Investimenti (TTIP),il cui obiettivo, al di là della riduzione dei già esigui dazi doganali, è soprattutto quello di ridefinire le regole del gioco del commercio e dell’economia mondiale, anche attraverso l’armonizzazione di regolamenti, norme e procedure su beni e servizi prodotti e scambiati nelle due aree.

  • SERVIZI PUBBLICI SOTTO ATTACCO

    Il TTIP, il CETA e la collusione segreta tra le lobby delle imprese e i negoziatori commerciali

    IN ALLEGATO

  • SINDROME MOSE'

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    Risposta a Badiale-Tringali[1]

    di Pino Cosentino

    Cari amici semprallerta, la pressione dei fatti spinge tutti noi ad approfondire le analisi e a cercare vie d'uscita da una situazione sempre più opprimente. C'è bisogno di unità, ma questa può essere solida, in presenza di differenze anche rilevanti, solo nell'ambito di una convinta convergenza sull'impostazione complessiva.

  • Spagna 19J: indignazione di massa

    Josep Maria Antentas y Esther Vivas. El Pais

  • STOP FISCAL COMPACT

    stop fiscal compact immagine

    FIRMA LA PETIZIONE: http://www.stopfiscalcompact.it/

    Ultimi aggiornamenti:

    12 febbraio 2018: IL PARLAMENTO ITALIANO VOTA NO ALL'INSERIMENTO DEL FISCAL COMPACT NEI TRATTATI EUROPEI

    23 gennaio 2018: Nessun voto parlamentare sul Fiscal Compact: la campagna continua

    Aderiscono:

    ACT! Agire, cotruire, trasformare

    Arci

    AssoBotteghe

    Cadtm Italia

    Centro Nuovo Modello di Sviluppo

    Cobas Autorganizzati Comune di Venezia

    Comitato Difesa Costituzione di Firenze

    Comitato Opzione Zero Riviera del Brenta

    Comune-info.net

    DinamoPress

    Fairwatch

    Forum italiano dei Movimenti per l'acqua

    L'Asilo - Napoli

    Link-Coordinamento Universitario

    LIP scuola "Per la scuola della Costituzione"

    Massa critica Napoli

    Mira 2030

    Movimento Consumatori

    Per un'altra città

    Popoff quotidiano

    Pressenza International Press Agency

    Rete delle Città in Comune

    Rete della Conoscenza

    Terra Nuova Edizioni

    Transform! Italia

    Unione degli Studenti

    Sostengono:

    Buongiorno Livorno

    Città comune: giustizia sociale, giustizia ambientale (Massa Lombarda a sinistra)

    L'Altra Europa con Tsipras

    Sì Toscana a Sinistra

    Partito della Rifondazione Comunista

    Partito Umanista

    Risorse:

    In breve: 5 domande e 5 risposte sul Fiscal Compact

    - Stop Fiscal Compact!  Articolo di  Marco Bersani pubblicato su Il Manifesto del 23.9.2017

    - Attivati! Ordine del giorno da far approvare dai consigli comunali sul Fiscal Compact

    - IL PARLAMENTO ITALIANO VOTA NO ALL'INSERIMENTO DEL FISCAL COMPACT NEI TRATTATI EUROPEI

    Elenco dei Comuni che hanno approvato: (in aggiornammento)

    La mozione contro il Fiscal Compact è stata approvata dalla Regione Toscana e nei Comuni di:

    • Aosta
    • Gaiola (Cuneo)
    • Napoli
    • Livorno
    • Sanremo
    • Diano Aretino (IM)
    • Comune di Vescovato (CR)
    • Castelbuono (PA)
    • Arzano (NA)
    • Villa Faraldi (IM)
    • Montemarciano (An)
    • Santa Maria Nuova (AN)
    • Cava dei Tirreni (SA)
    • Piombino 
    •  Esperia (FR)
    • Ivrea (TO)
    • Angrogna (TO)
    • Monterotondo (RM)
    • Bassano Romano (RM)
    • San Giorgio Jonico (TA)
    • Salerno
    • Grosseto 

     

    - Intervista a Marco Bersani su Radio Popolare del 28.9.2017

    - Stop fiscal comapct perchè crediamo sempre un altro mondo possibile

     

    Approfondimenti:

    - FISCAL COSA? Di Andrea Baranes (pubblicato su Sbilanciamoci)

    - FISCAL COMPACT: LA STRETTA FINALE DI SCHAUBLE (di Marco Bersani)

    - MAASTRICHT: 25 ANNI BASTANO (di Marco Bersani)

    - L’economia del debito: per le periferie il sindaco di Milano chiede l’elemosina ai ricchi (di Marco Schiaffino)

    - E si parli solo del Fiscal Compact!  (di Raphael Pepe)

    - Fiscal Compact, un appuntamento da non mancare (di Roberto Romano)

    - Le ragioni politiche per opporsi al Fiscal Compact (di Francesco Gesualdi)

    DERIVATI: IL FUTURO IN FUMO (di Marco Bersani)

    - Stop Fiscal compact - Perchè crediamo sempre un altro mondo possibile

    - «Fiscal Che?», è online l’e-book sul Fiscal Compact

     

     

     

  • SUBPRIME E NON SOLO, IL DEBITO TORNA A CRESCERE

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    di Marco Bertorello

    Il sistema economico-finanziario riparte da dove si era inceppato. L'inondazione monetaria ha stabilizzato la finanza mentre i debiti sovrani, pur continuando a costituire un'entità di primaria grandezza, appaiono sotto controllo e con un costo decisamente diminuito. L'enorme liquidità in circolazione è alla ricerca di nuovi ed elevati rendimenti, tenuto conto che dall'Ocse arriva il dato che il 40% delle obbligazioni (cioè titoli emessi da società o istituzioni pubbliche) sono con rendimenti negativi.

  • Susan George: nei cerchi del potere

    di Susan George

  • Ti ricorda il '29?

    di Riccardo Bellofiore e Joseph Halevi

     

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