attac italia

  • IL “GRANDE FRATELLO” DEL DEBITO

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    di: Marco Bersani

    A chi transita in questi giorni nelle principali stazioni ferroviarie, non sarà sfuggita la trovata pubblicitaria del Centro Studi Bruno Leoni, think tank iper-liberista: il debitometro, che calcola in tempo reale l'aumento del debito pubblico italiano.

    Come un'enorme Grande Fratello, tra la marca di un profumo e la proposta di un viaggio esotico, il debitometro compare per ricordare a tutti la trappola dentro la quale va rinchiuso ogni desiderio di una vita più dignitosa.

    La trovata è interessante perché esprime appieno le contraddizioni del capitalismo, che, dopo neppure tre decenni dalla “fine della storia”, non può più proporsi come un orizzonte generalizzato di benessere e, su questo, costruire un altrettanto generalizzato consenso; al contrario, può giocare la propria sopravvivenza solo sull'espropriazione feroce dei diritti delle persone, dei beni comuni e della democrazia.

  • Il flop BRE.BE.MI. A carico del pubblico.

    brebemi

    di Marco Bersani

    Si chiama “Brescia-Bergamo- Milano (Bre.Be.Mi.)” la nuova autostrada lombarda e, che qualcosa non andasse, lo si intuiva già dal fatto di come, a dispetto del nome, non partisse da Brescia (ma a 18 km dalla città), non passasse da Bergamo e non arrivasse a Milano (ma ben 20 km. prima).
    Fosse stato solo un problema di toponomastica, si sarebbe potuta chiudere lì la questione.

  • Iniziative "rifiuta il debito, socializza il credito"

    16-17-18 maggio 2013

    FORUM FINANZA PUBBLICA E SOCIALE

  • ISIS: alcune domande a CDP

     

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                                                                                          la sede delKuwait Investment Authority

    di Marco Bersani

    Dopo i tremendi attacchi terroristici di Isis nel cuore di Parigi, da tutti i governi si è levata una voce unanime: occorre rompere ogni legame economico con il cosiddetto “stato islamico”. Da dove Isis ricavi le enormi somme di denaro di cui dimostra di potersi avvalere è il ritornello di ogni dibattito o analisi. Si finanzia con il petrolio? Certo, ma, essendo l’acquisto di petrolio un processo industriale, occorre che qualcuno lo compri, e non lo farà portandosi una tanica alla volta sopra un carretto. Si finanzia con il contrabbando? Certo, ma, sebbene ad un livello di complessità industriale minore, vale lo stesso ragionamento del petrolio.

  • L'attacco agli enti locali è sistemico, il braccio operativo è Cassa Depositi e Prestiti

    di Marco Bersani

    1. Uno dei nodi cruciali della guerra alla società, dichiarata dalle lobby finanziarie con la trappola della crisi del debito pubblico, vedrà nei prossimi mesi al centro gli enti locali, i loro beni e servizi, il loro ruolo. Infatti, poiché l’enorme massa di ricchezza privata prodotta dalle speculazioni finanziarie, che ha portato alla crisi globale di questi anni, ha stringente necessità di trovare nuovi asset sui quali investire, è intorno ai beni degli enti locali che le mire sono ogni giorno più che manifeste.

    2. Già nel rapporto “Guadagni, concorrenza e crescita”, presentato da Deutsche Bank nel dicembre 2011 alla Commissione Europea, si scriveva a proposito del nostro Paese : “ (..) I Comuni offrono il maggior potenziale di privatizzazione. In una relazione presentata alla fine di settembre 2011 dal Ministero dell’Economia e delle Finanze si stima che le rimanenti imprese a capitale pubblico abbiano un valore complessivo di 80 miliardi di euro (pari a circa il 5,2% del PIL). Inoltre, il piano di concessioni potrebbe generare circa 70 miliardi di entrate.

  • Le mani sull'acqua, con i nostri soldi

    di Marco Bersani

     

  • Lo Sblocca Italia contro Bagnoli e i territori: chi inquina non paga ma incassa!

    5 LoSbloccaItalia contro Bagnoli

    di Massimo Di Dato, “Assise Cittadina per Bagnoli”

    L’articolo 33 del decreto Sblocca Italia legittima l’intervento straordinario del Governo su determinate “aree di rilevante interesse nazionale” con particolari esigenze di tutela ambientale ed assicurazione dei livelli essenziali in materia di diritti civili e sociali. Sottratte alla potestà urbanistica degli enti locali, verrebbero affidate ad un commissario straordinario ed a un soggetto attuatore scelti dal Consiglio dei Ministri e incaricati di progettare ed attuare, in regime di parziale deroga alla normativa vigente, un programma unitario di riqualificazione ambientale e rigenerazione urbana.
    Pensato per le aree dismesse di Bagnoli, l’articolo 33 ha subìto diverse modifiche che ne hanno rafforzato gli aspetti generali, per superare le obiezioni di incostituzionalità (il governo del territorio è materia concorrente tra Stato ed Enti locali, dove il primo fissa solo il quadro normativo entro il quale operano i secondi). Bagnoli è diventata la cavia per un esperimento che potrebbe estendersi ad altre aree del paese, con effetti tutt’altro che positivi.

  • Lo Strano pianeta di Cassa Depositi e Prestiti

    di Marco Bersani

     

  • Materiali campagna per la socializzazione della Cassa Depositi e Prestiti

     

     

  • Per uscire dalla crisi, riprendiamoci la Cassa!

    riprendiamoci la cassa

    Editoriale di Marco Bersani

    Proviamo a fare un esempio. 

    Una comunità territoriale, grazie al bilancio partecipativo, sceglie democraticamente le priorità d'intervento tra le opere da realizzare nel proprio territorio. 

    Le opere scelte -un asilo nido, un parco, un incubatore d'imprese innovative, la messa a norma degli edifici scolastici, la sistemazione idrogeologica del territorio, la ristrutturazione della rete idrica etc- vengono finanziate attraverso il risparmio dei cittadini depositato in libretti postali e buoni fruttiferi e consegnato alla Cassa Depositi e Prestiti territoriale. 

    Poiché questi risparmi hanno un rendimento dell'1%, la Cassa Depositi e Prestiti territoriale potrà finanziare gli interventi con un tasso dell'1,2%.

    La comunità territoriale, proprio perché ha partecipato direttamente alle scelte sulle priorità d'intervento e proprio perché le ha finanziate con il risparmio dei propri membri, avrà una naturale propensione a controllare che tempi e qualità delle opere realizzate siano le migliori possibili, evitando di per sé sprechi e corruttele.

    Avremmo così ottenuto: un aumento della partecipazione e della democrazia basata sull'autogoverno; la realizzazione di opere che abbiano come finalità l'interesse generale: la possibilità di finanziarne la realizzazione fuori dal circuito speculativo del mondo bancario e finanziario; l'aumento del controllo democratico sulle procedure e i lavori di realizzazione, con la conseguente diminuzione di corruzione e sprechi; un'aumentata coesione sociale.

    Un circuito virtuoso che potrebbe avvalersi degli oltre 300 miliardi di risparmi che i cittadini italiani già oggi affidano a Cassa Depositi e Prestiti, ma che vengono utilizzati in tutt'altra direzione e per ben differenti scopi.

  • Perché una campagna sulla Cassa Depositi e Prestiti

    Attac Italia

     

  • PRIMA LE BANCHE POI I BAMBINI

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    di Marco Bersani

    Dopo aver sostenuto per mesi che Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca necessitavano di una “ricapitalizzazione precauzionale”, ovvero che erano banche fondamentalmente “sane”, ma bisognose di un ulteriore supporto, il governo Gentiloni-Padoan ha improvvisamente cambiato idea, dichiarandole fallite e ponendole in liquidazione.

  • Privatizzazione delle poste: cronaca di un disastro annunciato

    di Raphael Pepe

    Lo scorso 24 Gennaio, il governo Letta ha approvato un decreto ministeriale per avviare il processo di privatizzazione delle Poste Italiane. Si tratta senz’altro di una scelta che era prevedibile, in quanto logico seguito del processo di liberalizzazione dei servizi postali imposto dall’Unione Europea. Già nel 1997, con la direttiva (97/67/CE) si era imposta l’apertura di un primo settore delle poste alla concorrenza, con le successive direttive del 2002 (2002/39/CE) e del 2008 (2008/6/CE) é tutto il servizio postale ad essere stato liberalizzato.

    In Italia, già nel 1998, Poste Italiane diventa una società per azioni; come negli altri paesi europei, questa sarà l’occasione di frammentare i settori di attività dell’azienda. Se oggi si parla di privatizzazione di alcuni settori di attività del gruppo, é possibile grazie alla moltiplicazione delle filiali di Poste Italiane S.p.a e l’ubicazione negli ultimi anni di molti servizi in società partecipate della stessa. La trasformazione giuridica del gruppo ha anche permesso una moltiplicazione dei settori di attività: dalla telefonia mobile con PosteMobile S.p.a all’attività di cargo e charter con la Mistral Air S.r.l.

    Per capire meglio quali siano gli effetti della privatizzazione sui servizi postali, é interessante vedere quanto successo nei paesi europei che hanno già conosciuto questo processo.

    La Svezia ha aperto il settore postale alla concorrenza nel 1993, ossia due anni prima del suo ingresso nell’UE. Nel 1994, trasformava l’azienda in una SRL, la Posten AB. La Svezia batte tutti i record di prezzi nel settore, con il francobollo più caro d’Europa, il cui prezzo é stato aumentato del 90% tra il 1993 e il 2003. Nello stesso periodo, il numero di postini é diminuito di un terzo, così come gli uffici postali. Inoltre, molti servizi sono stati trasferiti in piccoli supermercati. Nel 2003, Posten ha evitato per poco la bancarotta.

    Nel Regno-Unito, le Poste e la Telecom non sono state risparmiate dall’istinto privatizzatore della Thatcher. Nel 1981, la Post Office Corporation fu divisa in due società di statuto privato: la British Telecom e The Post Office. Sarà poi il governo Blair a privatizzare quest’ultima in un modo veloce quanto disorganizzato. La Posta prende allora il nome di Consignia, ma l’operazione é stata così disastrosa che il governo decise di rinazionalizzare la società. Le perdite dovute a queste trasformazioni sono state valutate a circa 1,5 miliardi di sterline. Con il nome di Royal Mail, é oggi una S.p.a a totale capitale pubblico; ma con la totale liberalizzazione avvenuta nel 2006 e la conseguente feroce concorrenza della società francese La Poste e dell’olandese TNT, sono stati chiusi ben 2.500 uffici postali, i salari sono stati congelati, i piani pensionistici sono stati riorganizzati, molti posti di lavoro sono stati cancellati, il lavoro part-time é stato generalizzato.

    Lo stesso ritornello, si è sentito anche nei Paesi Bassi con la trasformazione della Koninklijke PTT Nederrland NV (KPN) in S.P.A nel 1989 e la liberalizzazione di alcuni servizi postali. Nel 1994, la KPN apre il suo capitale per poi fondersi con l’australiana Thomas Nationwide Transport (TNT) nel 1996. Due anni dopo TNT Post Group e KPN si separano e la prima diventa l’operatore postale numero uno del paese. Il gruppo TNT express opera in molti paesi a livello internazionale, ma dal 2008 circa il 15% dei posti di lavoro è stato soppresso a livello nazionale e nel 2009, il 70% della mano d’opera lavorava già a tempo parziale. In Olanda sono rimasti circa 600 uffici postali, e sono 1300 gli esercizi commerciali a sopperire a questi servizi.

    Con la liberalizzazione dei servizi postali e la privatizzazione, gli effetti sono sempre gli stessi: tagli sul lavoro, diminuzione del numero di uffici postali e logico peggioramento del servizio. Le Poste non garantiscono più un servizio ai cittadini: ragionano in termini di mercato. Gli uffici postali che sono meno remunerativi per l’azienda vengono chiusi e spesso si arriva al punto che in alcune zone rurali la posta non é nemmeno più consegnata. Il numero di posti di lavoro viene fortemente ridotto e le condizioni dei lavoratori peggiorate, con contratti sempre più precari. In Italia, dal 2006, il numero di uffici postali é già stato dimezzato e Poste Italiane S.p.a conta più di 2.000 concorrenti sui servizi postali.

    Con la trappola del debito pubblico e la necessità di fare cassa, l’Italia sta per svendere l’ennesima azienda pubblica a discapito dei cittadini, mito di cui, a ben guardare le cifre, emerge chiaramente la falsità: con la privatizzazione del 40% del gruppo, saranno circa 4 miliardi di euro ad entrare nelle casse dello Stato, il debito passerebbe così da 2.068 a 2.064 miliardi di euro. Infine, il prezzo di vendita é del tutto irrisorio se si considera che Poste Italiane conta 145 mila dipendenti e 24 miliardi di euro l’anno di fatturato.

    Infine, ogni anno la Cassa Depositi e Prestiti – oggi partecipata dalle fondazioni bancarie che ne detengono il 18,4% - paga a Poste italiane 1,6 miliardi come “commissione” per la raccolta risparmio (circa 45 miliardi l’anno). Il Forum per un Nuova Finanza Pubblica e Sociale porta avanti da tempo una campagna per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti, che permetterebbe di sostenere gli investimenti degli enti locali per garantire il funzionamento dei servizi pubblici, della scuola, della sanità, e per promuovere una nuova economia sociale territoriale. La privatizzazione delle Poste Italiane non aiuterebbe questo processo di riappropriazione sociale della Cdp.

    Tratto dal granello di sabbia di febbraio "TTIP: il pianeta al servizio delle multinazionali", scaricabile qui

  • Proposta di legge nazionale d'iniziativa popolare per la socializzazione di Cassa depositi e Prestiti

    Principi per la tutela del risparmio e per la socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti, al fine di realizzare un modello pubblico e sociale di sostegno finanziario all'economia ed alla società.

     

  • Riprendiamoci il Comune

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    di Marco Bersani (articolo pubblicato sul quotidiano il manifesto del 12 maggio 2018)

    Il prossimo 10 giugno oltre 800 comuni andranno alle urne. Lo faranno in un contesto economico-finanziario di pesante riduzione delle risorse e dentro vincoli esogeni di bilancio, che rischiano anno dopo anno di trasformare in farsa quello che in passato era un importante appuntamento della democrazia. Ai candidati sindaci che, nella quasi totalità, attraverseranno la campagna elettorale con l'unica preoccupazione di dimostrarsi alfieri della stabilità dei conti, occorre ricordare alcuni dati. 

    Il primo è la drastica contrazione delle risorse, portata avanti dai governi degli ultimi anni; per fare solo un esempio, mentre l'imposizione fiscale dei Comuni nel periodo 2010-2016 è aumentata di 7,8 miliardi, le risorse complessive a disposizione degli stessi nel 2016 erano inferiori di 5,8 miliardi rispetto al 2010. Il dato dimostra come le politiche di austerità abbiano avuto l'obiettivo primario di mettere i Comuni con le spalle al muro per obbligarli a mettere sul mercato il patrimonio pubblico, privatizzare i servizi e mercificare i beni comuni.

  • Riprendiamoci la Cassa Depositi e Prestiti

    di Marco Bersani

     

  • Riprendiamoci la Cassa! - Antonio Tricarico (CRBM) ad UniversAttac

    Finanza pubblica e Cassa Depositi e Prestiti

     

  • SALVA BANCHE: MELE MARCE IN ALBERO SANO?

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    di Marco Bersani

    C’è un piccolo paese dell’entroterra toscano, in cui un’intera comunità di 300 famiglie si è trovata in una notte con i risparmi di una vita totalmente azzerati. E con la drammatica scoperta che quel funzionario di quell’unica banca che incontravano tutti i giorni -che nella comunità locale era uno dei punti di riferimento cui affidarsi- li aveva coinvolti in un giro di investimenti ad alto rischio, finito nel peggiore dei modi. Naturalmente, quel funzionario non era diventato improvvisamente malvagio: stava solo cercando di eseguire al meglio il suo lavoro, essendo, ormai da anni, la sua efficienza contrattualmente misurata in base a quanti prodotti finanziari aveva collocato presso i propri concittadini.

  • Scindere Cassa Depositi e Prestiti

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    di: Marco Bersani

    E' ora di mettere seriamente mano al destino di Cassa Depositi e Prestiti, trasformatasi nell'arco degli ultimi 15 anni in una sorta di fondo sovrano tentacolare, che agisce -a volte su mandato del Governo, a volte per motu-proprio - sempre in direzione della penetrazione dei grandi interessi finanziari privati sull'economia e la società.

  • Storia ed evoluzione di Cassa Depositi e Prestiti

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    di Marco Bersani

    La Cassa Depositi e Prestiti nacque con una legge del Parlamento Sardo del 18 novembre 1850, avendo la finalità della mobilitazione dei capitali per le opere di pubblica utilità. Erano liberi di effettuare depositi presso la Cassa gli enti locali, i corpi morali, le amministrazioni civili e militari dello stato. La cassa inoltre raccoglieva depositi obbligatori giudiziari e di mallevadoria contabile. Le somme raccolte erano poi impiegate nei prestiti agli enti locali e morali, in particolare per il finanziamento di opere pubbliche e se necessario nell’ammortamento dei debiti. I fondi affidati alla Cassa erano garantiti dallo stato, per compensarla dallo svantaggio che essa non potesse remunerare i depositi volontari a tassi superiori rispetto ai titoli di stato. 

    Nel 1863 -subito dopo la proclamazione del Regno d'Italia nel 1861- fu attuata la incorporazione nella Cassa Depositi e Prestiti del Regno di Sardegna di tutti gli organismi che nei vari territori del regno di Italia, svolgevano funzioni analoghe a quella della Cassa piemontese. Nel tempo, la funzione iniziale della Cassa di raccolta di depositi cauzionali e di natura simile e di loro gestione centralizzata perdette progressivamente rilievo rispetto alla raccolta di risparmio presso gli sportelli postali che divenne la fonte principale. Al lato degli impegni si sono avuti periodi alterni di finanziamento rivolti agli enti locali o all’amministrazione centrale dello stato. Una terza importante funzione, che non si colloca nell’attivo nè nel passivo, è quella di effettuare pagamenti per conto del pubblico e dello Stato. 

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