attac italia

  • Programma, costi, come arrivare

    Cecina Mare 14- 16 settembre 2012

    Università estiva di Attac Italia

  • 16-17-18 maggio 2013: RIFIUTA IL DEBITO, SOCIALIZZA IL CREDITO!

     

     

  • A Piazza Affari il postino ha sbagliato casella

    Poste-italiane_-_Caio.jpg

    di Luca Martinelli, Altreconomia — 3 novembre 2016

    Dalla quotazione in Borsa di un anno fa Poste Italiane ha bruciato quasi un miliardo di capitalizzazione, ma il ministero dell’Economia pensa di privatizzare un ulteriore 29,69% della società nel 2017. E il 4 novembre è in programma uno sciopero generale.

  • Aiutare gli enti locali? Con la cassa si può

    di Antonio Tricarico e Stefano Risso

     

  • Alì Monti e Mustafà Bassanini

    di Marco Bersani

    Nuova finanza pubblica

  • Cassa Depositi e Prestiti al servizio delle grandi opere

    di Marco Bersani

    Quando si dichiara che il Paese affronta una drammatica crisi economica e sociale si dice solo una parte della verità: quella che riguarda la condizione della grande maggioranza della popolazione. Perché i profitti delle grandi multinazionali continuano a viaggiare a due cifre e perché la ormai mitica “uscita” dalla crisi continua a poggiare su un’idea di sviluppo tutta incentrata sull’espansione della sfera d’influenza dei grandi interessi finanziari sulla società. Il ruolo principe in questo processo lo svolge Cassa Depositi e Prestiti, l’ente che raccoglie il risparmio postale dei cittadini (240 miliardi di euro!) e che, per oltre 150 anni, aveva l’unico scopo di convogliare questa mole di denaro nel finanziamento a tasso agevolato dei piccoli investimenti degli enti locali. Da dieci anni a questa parte, il ruolo di Cdp è invece profondamente mutato: trasformata in SpA nel 2003, con l’ingresso nel suo capitale sociale delle fondazioni bancarie (18,4%), Cassa Depositi e Prestiti ha ormai assunto stabilmente il ruolo di garante del sistema economico italiano, una sorta di tutore in grado di intervenire attivamente e a tutto campo nell’economia del Paese, attraverso prestiti, acquisizioni e finanziamenti. E se il compito prioritario di Cdp sino ad allora era stato “la concessione di finanziamenti relativi alle opere, gli impianti, le reti e le dotazioni destinati alla fornitura dei servizi pubblici, effettuate esclusivamente attraverso investitori istituzionali”, con l’art. 22 del D. L. n. 185/2008, convertito in Legge n. 2/2009, il legislatore ha stabilito che il risparmio postale possa essere utilizzato “per ogni operazione di interesse pubblico, prevista dallo statuto sociale, nei confronti dei soggetti ammessi al credito della Gestione Separata o da essi promossa, tenendo conto della sostenibilità economico-finanziaria di ciascuna operazione posta in essere e del merito di credito dei soggetti proponenti”. Il passaggio è fondamentale, poiché estende la specificità dei finanziamenti di Cdp dagli investimenti degli enti locali agli investimenti fatti da società private, purché siano di “interesse pubblico”. Si è aperta così la strada per l’intervento di Cassa Depositi e Prestiti sulle grandi opere. Le linee guida del Piano Industriale di Cdp per il triennio 2013-2015 possono così annunciare che “9 miliardi di euro saranno destinati alla progettazione, avvio e finanziamento di opere infrastrutturali”. E aggiungere che “sarà rafforzato il ruolo di Cdp nelle promozione attiva della bancabilità delle grandi opere, anche attraverso offerta di credito e investimenti in capitale di rischio”, nonché concludere: “ si darà inoltre impulso alla realizzazione di grandi opere con finanziamenti e con investimenti diretti in capitale di rischio attraverso FSI (Fondo Strategico Italiano, interamente controllato da Cdp), che già ha realizzato importanti interventi ai fini del consolidamento del settore delle public utilities e dello sviluppo delle infrastrutture digitali”. I grandi piani infrastrutturali, meglio conosciuti come grandi piani di devastazione territoriale, hanno di conseguenza trovato il loro carburante. Di fatto, e al netto di ogni altra considerazione, il piano industriale di Cdp è la risposta alla mancanza di fondi delle nuove autostrade (innanzitutto quelle lombarde, progettate con l’alibi dell’Expo 2015), del piano di ristrutturazione dei diversi porti italiani, della mancanza di liquidità delle banche italiane. Se qualcuno sinora ha creduto al mantra, continuamente ripetuto da tutti i livelli istituzionali ed amplificato dai media mainstream del “i soldi non ci sono”, ora sa come ciò, non solo non corrisponda alla verità, bensì prefiguri la natura prettamente politica dei problemi del Paese : il controllo e la destinazione delle risorse, ovvero, e ancora una volta, un problema di democrazia. In questo risiede la vera natura del problema. Perché ciò che non va in ogni momento dimenticato è la provenienza dell’ingente patrimonio a disposizione di Cassa Depositi e Prestiti, che per l’80% deriva dalla raccolta postale, ovvero è il frutto del risparmio dei lavoratori e dei cittadini di questo Paese. Provenienza giuridicamente riconosciuta e sostenuta dall’art.10 del D. M. Economia del 6 ottobre 2004 (decreto attuativo della trasformazione della Cassa Depositi e Prestiti in società per azioni ), tuttora vigente, che così recita : “I finanziamenti della Cassa Depositi e Prestiti rivolti a Stato, Regioni, Enti Locali, enti pubblici e organismi di diritto pubblico, costituiscono ‘servizio di interesse economico generale’ “. Il paradosso risiede nel fatto che, mentre si afferma ciò, la Cassa Depositi e Prestiti è stata trasformata in una Spa a capitale misto, rendendo inevitabili una serie di domande : a) come possono un ente di diritto privato (tale è la SpA) e soggetti di diritto privato presenti al suo interno (come le fondazioni bancarie) decidere per l’interesse generale? b) si può lasciar decidere la strategia economica e industriale di un Paese a una società privata, libera di perseguire i propri interessi di profitto, qualunque essi siano, nei settori che appaiono più interessanti e senza vincoli di alcun tipo? c) è accettabile che le priorità di intervento nel sistema industriale ed economico del Paese non vengano stabilite nelle sedi deputate (il Parlamento) e che i mezzi per perseguirle escano dal controllo pubblico? La risposta a queste domande consente di coniugare la lotta contro le grandi opere con il contrasto all’espansione della sfera d’influenza degli interessi finanziari sulla società; la difesa dei territori con la necessità della riappropriazione della ricchezza sociale, a partire dalla socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti. Ai movimenti il compito di comprendere e praticare questo nesso fondamentale.

    Articolo tratto dal Granello di sabbia di Aprile 2014: "Finanza e grandi opere", scaricabile qui.

  • Cassa Depositi e Prestiti: SI VENDONO PERSINO LA CASSA

    http://www.edilizia.com/img/12658/0/piano_cassa_depositi.jpeg

    di Marco Bersani

    Occorreranno studi approfonditi di psicologia per riuscire un giorno o l'altro finalmente a capire come mai, ogni volta che si parla di debito pubblico, al Ministro dell'Economia di turno brillino gli occhi, si guardi furtivamente intorno e con riflesso pavloviano decida di mettere sul mercato un altro pezzo di ricchezza sociale.

  • CDP : Il babbo natale delle banche

    di Marco Bersani

     

  • CDP : Quanta fretta ma dove corri?

    di Marco Bersani

     

  • CDP : tra utili bombati e accuse di usura

     http://www.cdp.it/imgpub/796745/500/0/Sede_Cdp_HP_New2.jpg          

    di Marco Bersani

    Grazie all'inedito conflitto tra il Ministro dell'Economia Padoan e il segretario in pectore del Pd Renzi, ogni velleità di ulteriore privatizzazione di Cassa Depositi e Prestiti è quantomeno rimandata. Infatti, mentre dal Tesoro si cerca in tutti i modi di rendersi “credibili” agli occhi di Bruxelles, mettendo in campo tutte le privatizzazioni possibili, un argine viene questa volta posto nientepopodimeno che dall'ex premier Renzi, il quale, finalmente consapevole della necessità del consenso per vincere le elezioni, si è trasformato in paladino del rinvio.

    Nel frattempo, Cassa Depositi e Prestiti può annunciare urbi et orbi i positivi dati del bilancio 2016: utile netto di 1,7 miliardi, quasi il doppio dei 900 milioni del 2015. Il grosso del miglioramento è arrivato dal margine di interesse che ha raggiunto 2,4 miliardi, quasi tre volte quello del 2015.

  • CDP E TESORO TAGLIEGGIANO I COMUNI

    CDP 2.jpg

     FIRMA LA PETIZIONE: http://www.stopfiscalcompact.it/

    di: Marco Bersani

    Uno dei vincoli introdotti dal Trattato di Maastricht riguarda il divieto per i Paesi membri di ricorrere all’assistenza finanziaria dell’Unione, di altri Paesi membri o delle Banche centrali, obbligando gli Stati a rivolgersi ai mercati per il proprio fabbisogno di finanziamento.

  • CDP Investimenti SGR e il Fondo Investimenti per l'Abitare (FIA): politiche per la casa o per i profitti?

    di Alessandro Iadecola (Attac Roma)

     

  • CDP-Fondazioni: dopo il danno, la beffa?

    di Marco Bersani

    RUBRICA “NUOVA FINANZA PUBBLICA”

  • CDP: Affari in Egitto

    petrolio 580x387

    di Marco Bersani

    Mentre il governo Renzi finge quotidianamente di fare la voce grossa con l’Egitto per ottenere la verità sul barbaro omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni, non più tardi di lunedì scorso il governo egiziano ha annunciato la firma di un contratto con un consorzio straniero per il finanziamento preliminare finalizzato al potenziamento della raffineria petrolifera Midor (Middle East Oil Refinery) dagli attuali 100 mila fino a 160 mila barili di petrolio al giorno, con un prestito del valore di 1,2 miliardi di dollari su un totale di 1,4 miliardi necessari.

  • CDP: ora anche l'ILVA?

    ILVA 580x334

    di Marco Bersani

    Fino al 2003, la Cassa Depositi e Prestiti aveva svolto, per oltre 150 anni, un unico compito: raccogliere e garantire il risparmio postale dei cittadini, e utilizzare la massa di denaro raccolta (attualmente 252 miliardi) per finanziare a tassi agevolati gli investimenti dei Comuni.

    Dalla sua privatizzazione -oggi è una Spa, con all'interno le fondazioni bancarie- Cdp ha smesso di svolgere questa funzione pubblica e sociale, e si rivolge agli enti locali per favorirne la privatizzazione dei servizi pubblici locali e l'alienazione del patrimonio pubblico, con il paradosso di utilizzare il risparmio dei cittadini per espropriarli dei loro beni comuni.

    Nel contempo, ha enormemente allargato il suo raggio d'azione, divenendo la più importante leva finanziaria dell'economia del Paese, con il difetto di scelte d'azione totalmente sottratte alle istituzioni elettive (il Parlamento) e unicamente appannaggio del Consiglio di Amministrazione da una parte, e delle urgenze -difficile chiamarle scelte- del premier dall'altra.

    Un nuovo terreno di espansione si sta aggiungendo in questi mesi: l'ILVA di Taranto.
    Cassa Depositi e Prestiti ha inviato nel febbraio scorso la propria manifestazione di interesse, dichiarando l'intenzione di partecipare ad una cordata di imprese, con il ruolo di azionista e “investitore di riferimento”.

    Lo può fare? Secondo l'art.3 del proprio Statuto no. L'articolo prevede infatti "l’assunzione, anche indiretta, di partecipazioni in società di rilevante interesse nazionale - che risultino in una stabile situazione di equilibrio finanziario, patrimoniale ed economico e siano caratterizzate da adeguate prospettive di redditività".

    E' il caso dell'Ilva? Decisamente no. Ilva ha accumulato 3 miliardi di debito dal 2012 e perde circa 2,5 milioni al giorno; ha un debito verso le banche pari a 1,5 mld (Intesa San Paolo 62%, Unicredit 20%, Banco Popolare 18%) e potrebbe dover restituire gli aiuti di Stato sin qui ricevuti, per violazione dell'art. 107 del Trattato di Funzionamento dell'Ue.

    Anche i possibili acquirenti di Ilva, in un contesto mondiale di eccesso certificato di capacità produttiva del settore siderurgico (Wall Street Journal), non sembrano navigare in acque tranquille: Arcelor Mittal ha perso 7,9 mld di dollari nel 2015, mentre Marcegaglia ha debiti per1,6 mld; la stessa Cdp ha registrato nel 2015 un “rosso” di 900 milioni.

    Siamo dunque di fronte ad un'operazione speculativa, tesa ad investire denaro pubblico, e soprattutto i risparmi dei cittadini, per salvare le perdite delle banche e vendere, purchessia, un'azienda sotto processo e i cui impianti più inquinanti sono sotto sequestro (anche se con l'incredibile facoltà d'uso consentita dalla legge!), al fine di proseguire una produzione in deroga all'autorizzazione integrata ambientale, in più punti non rispettata.

    Contro questa operazione, si è recentemente costituito a Taranto il comitato "ILVA non con i nostri risparmi - Comitato disinvestimento da CDP" (www.peacelink.it), che promuove la campagna per raccogliere e diffondere dichiarazioni di cittadini che non vogliano più investire nei Buoni Fruttiferi Postali, i cui soldi andrebbero all'Ilva nel caso in cui Cdp entri nella cordata per rilevarla. Un'iniziativa da sostenere, sia sul tema specifico - Cdp andrebbe molto più utilmente utilizzata per la creazione di un fondo di riconversione per l'avvio di attività economiche alternative che possano impiegare durevolmente, e in salute, i lavoratori dell'Ilva - sia sul terreno più generale della necessità di riappropriarci della ricchezza sociale che ci appartiene e che non può essere consegnata agli interessi speculativi portati avanti dall'attuale gestione della Cassa Depositi e Prestiti.

    Pubblicato il 4 giugno 2016 sul quotidiano Il Manifesto

  • CHE SUCCEDE ALLA POSTA?

    Poste_-_fila.jpg

    di Marco Bersani

    Pochi giorni fa, il CdA di Poste Italiane ha approvato il piano industriale e strategico 2015-2020.

  • Comuni fra debiti, sponsor e sceriffi

    MarcoBersani 580x326

    di Marco Bersani

    Articolo pubblicato su il manifesto del 29 aprile 2017 (link: https://ilmanifesto.it/comuni-fra-debiti-sponsor-e-sceriffi/ )

    L’attacco alla funzione pubblica e sociale degli enti locali prosegue senza soluzione di continuità. D’altronde, è nella disponibilità dei Comuni la ricchezza sociale cui da tempo mirano i grandi interessi finanziari e immobiliari: territorio, patrimonio pubblico, beni comuni e servizi.
    Una ricchezza, quantificata a suo tempo dalla Deutsche Bank in 571 miliardi di euro, da mettere sul mercato attraverso la trappola del debito e la gabbia del patto di stabilità e del pareggio di bilancio.

  • Contro la CRISI riprendiamoci la CASSA

    CDP1 580x386

    L’analisi espressa, con usuale lucidità, da Guido Viale nel suo articolo La Grecia siamo noi” (Il Manifesto 17/02/2012), andrebbe a mio avviso integrata con una riflessione da aprire a tutto campo su come sia possibile finanziare i necessari cambiamenti che volenti – perché collettivamente ci riprendiamo in mano il nostro destino- o nolenti – se continuiamo a credere alle favole del governo dei professori- dovremo affrontare.

    A chi continua a ripetere come un mantra “i soldi non ci sono” occorre certo rispondere con l’argomentazione che una diversa finalizzazione della fiscalità generale –drastica riduzione delle spese militari in primis- renderebbe disponibili risorse oggi non utilizzabili.

    Ma allo stesso tempo occorre contestare l’assunto in quanto palesemente falso.

    Perché i soldi ci sono, sono tanti e più che sufficienti per invertire la rotta, chiudendo definitivamente con le politiche liberiste e iniziando a costruire un altro modello sociale, basato sui diritti collettivi, sulla riappropriazione sociale dei beni comuni, sulla riconversione ecologica e democratica dell’economia.

  • Finanza e grandi opere

    Il mensile per un nuovo modello sociale di Attac Italia

    Sommario

    EDITORIALE:
    Grandi Opere: italico supplizio di Tantalo
    di Vittorio Lovera | Attac Italia

    Alta Velocità: grandi opere e capitalismo
    di Ivan Cicconi

    5 domande ad Antonio Tricarico
    di Redazione Attac

    Consumo di suolo e interessi finanziari
    di Paolo Berdini

    Invece delle grandi opere inutili
    di Alberto Ziparo

    CDP al servizio delle grandi opere
    di Marco Bersani

    Il caso BRE.BE.Mi.
    di Dario Ballotta

    Il buco nero del passante
    di Mattia Donadel

    La valle in lotta
    di Claudio Giorno

    Ancora autostrade? NO ORTE-MESTRE
    di Luca Martinelli

    BAGNOLI: quando accordi ed interessi valgon più di sentenze e delibere
    di Raphael Pepe

    Privatizzazione a loro insaputa
    di Marco Schiaffino

    Forum Acqua: un’assemblea che parla di futuro
    di Marco Bersani

    STOP TTIP ITALIA
    di Redazione Attac

    Campagna per la socializzazione di CDP
    lettera aperta del Comitato ROMA

  • Fuori dalla crisi, riprendiamoci la Cassa!

    il granello di sabbia n.35 luglio agosto 2018 680x962 

    Per scaricare il pdf, cliccare sull'immagine qui sopra

    Indice

    Editoriale: “Per uscire dalla crisi riprendiamoci la Cassa”

     di Marco Bersani

    Editoriale d'attualità: “Cassa Depositi e Prestiti: dietro lo scontro sulle nomine il fiato corto del governo”

     di Marco Bersani

    Storia ed evoluzione di Cassa Depositi e Prestiti

     di Marco Bersani

    Gruppo Cassa Depositi e Prestiti: infografica ed elenco delle partecipazioni

     fonte: sito della Cassa Depositi e Prestiti

     

    Antologia di articoli sulla Cassa depositi e Prestiti (2012-2017)

    1) Contro la crisi, riprendiamoci la Cassa! (febbraio 2012)

    2) CDP-Fondazioni: dopo il danno, la beffa? (novembre 2012)

    3) Alì Monti e Mustafà Bassanini (novembre 2012)

    4) Il referendum ha bloccato la privatizzazione dell'acqua? Ci pensa Cassa Depositi e Prestiti (febbraio 2013)

    5) CDP : Quanta fretta ma dove corri? (aprile 2013)

    6) Ruolo di CDP : si apra una discussione pubblica nel Paese (aprile 2013)

    7) CDP all'assalto del demanio agricolo (maggio 2013)

    8) Le mani sull'acqua, con i nostri soldi (marzo 2013)

    9) Svendere gli immobili coi risparmi dei cittadini (maggio 2013)

    10) Cdp al servizio delle lobby dei rifiuti (febbraio 2014)

    11) Svendita patrimonio: chi ha detto che il pubblico non funziona? (aprile 2014)

    12) Isis: alcune domande a CDP (novembre 2015)

    13) Un’altra Cdp è necessaria (maggio 2014)

    14) CDP: Affari in Egitto (febbraio 2016)

    15) CDP: ora anche l'ILVA? (giugno 2016)

    16) CDP: di tutto di più (agosto 2016)

    17) Si vendono persino la Cassa (marzo 2017)

    18) CDP : tra utili bombati e accuse di usura (aprile 2017)

    19) Atlante, i fondi sommersi (giugno 2017)

    20) Scindere Cassa Depositi e Prestiti (agosto 2017)

     

    Rubriche

    Attac Internazionale

    Una "rabbia dignitosa" dieci anni dopo il tracollo finanziario: la rete europea di Attac si mobilita per assumere il controllo sulla finanza!

     a cura della Rete Europea di Attac

    Democrazia partecipativa

    “Populismo” e democrazia partecipativa: due modelli a confronto

     di Pino Cosentino

    Il fatto del mese

    Attacco frontale a Internet, nel nome del mercato e del sovranismo

     di Marco Schiaffino

    Università estiva di Attac Italia - "Crisi: 10 anni bastano" - Programma, presentazione e informazioni logistiche

     di Attac Italia

Dona ora!