attac italia

  • BCE fra interventismo e stabilità

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    di Matteo Bortolon

    Nel dibattito politico ed economico attuale il ruolo di protagonista è detenuto dalla Banca Centrale Europea. Ciò da un lato restituisce la misura di come questioni fino a qualche anno fa poco discusse – la moneta, le banche, ecc. – abbiano guadagnato la ribalta; dall’altro, è proporzionale alla crescita del potere e della visibilità di tale istituzione. Per impostare una riflessione su dove stiamo andando occorre fare un passo indietro e capire quali sono i binari sui quali da anni si era instradata l’evoluzione attuale, che può esser letta più come fase di accelerazione e intensificazione che come vera mutazione. Si configura insomma una svolta nella continuità istituzionale come adeguamento funzionale alla nuova situazione di crisi.

  • BCE: AVVISO AI NAVIGANTI (E AI NAUFRAGHI)

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    di: Marco Bersani

    Mentre le forze politiche sono impegnate nella missione quasi impossibile di far quadrare il cerchio di un governo dopo l'esito elettorale e i grandi mass media sembrano divenuti agenzie di scommesse che attribuiscono quote differenti alle diverse combinazioni possibili (Lega-M5Stelle si paga moltissimo, governo di minoranza Gentiloni si paga abbastanza, Pd-M5stelle-LeU vincite quasi ordinarie), la Commissione Europea e la Banca Centrale Europea si sono prese il compito di ricordare a tutti come la ricreazione stia finendo e tutti quanti debbano sedersi di nuovo al proprio banco per iniziare il ripasso di una materia che studiano ormai da decenni: l'austerità.

  • Economia a debito e l'insostenibilità dei debiti sovrani

    di Guido Viale 

    Parto da una vicenda che abbiamo tutti seguito con apprensione e su cui è opportuno che si torni a riflettere. Nella prima settimana di luglio del 2015, alla vigilia del referendum sul terzo memorandum della Troika, il Governo greco ha dovuto limitare l’erogazione del contante dai bancomat e l’accesso ai conti correnti per impedire che le banche del Paese, non più rifornite di liquidità dalla BCE, dovessero risultare insolventi. Il limite del prelievo era stato posto a 60 euro al giorno: una misura più che sufficiente, per molte famiglie, per affrontare le necessità della vita quotidiana, sempre che si abbiano depositi adeguati sul conto corrente; ma una misura decisamente insufficiente per lo svolgimento della normale attività di un’impresa produttiva o commerciale. Inoltre quel limite avrebbe anche potuto essere portato a zero, bloccando completamente qualsiasi transazione, e lo sarebbe stato se il blocco della liquidità fosse continuato. 

  • Fermate il mondo: voglio scendere!

    il granello di sabbia aprile 2015

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    EDITORIALE:
    Fermate il mondo. Voglio scendere!
    di Vittorio Lovera | Attac Italia

    Il senso della Grecia per l’Europa
    di Alfonso Gianni

    Grecia: perchè non bisogna pagare il debito
    di Chiara Filoni

    Dalla Libia all’Ucraina passando per la Grecia
    di Roberto Musacchio

    Minerali clandestini: 2015 o (ancora) morte
    di Monica Di Sisto

    Da “Je suis Charlie” a shock economy
    di Raphael Pepe

    Il fallimento della finanza
    di Andrea Baranes

    Il nuovo ruolo politico della BCE
    di Roberto Errico

    TTIP una battaglia che si può vincere
    di Marco Bersani

    Appello 18A

    La strisciante privatizzazione della sanità
    di Antonio De Lellis

    RUBRICHE

    auditoria del debito
    Il Popolo Vive
    di Antonio De Lellis

    democrazia partecipativa
    Geopolitica della partecipazione
    di Pino Cosentino

    Enti locali: crisi della rappresentanza e nuova democrazia di prossimità
    di Pino Cosentino

    il fatto del mese
    Guardare l’Europa per capire l’Italia
    di Marco Schiaffino

  • Grecia: perché non bisogna pagare il debito

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    di Chiara Filoni

    I numeri in Grecia parlano chiaro: il debito pubblico rappresentata oggi il 175% del prodotto interno lordo del paese, mentre nel 2007, immediatamente prima della crisi e delle cosiddette misure di “salvataggio”, non superava 103%. Il Pil è diminuito del 25% in quattro anni. La disoccupazione si attesta a 27% e supera il 50% tra i giovani.

    A seguito del memorandum del 2012 imposto dalla Troika alla Grecia, il salario minimo è diminuito del 22% per i lavoratori con più di 25 anni, e del 32% per i restanti. In generale, i salari sono stati ridotti del 38% e le pensioni del 45%. Sono inoltre state imposte riduzioni significative della protezione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici (libertà di associazione e di contrattazione collettiva), senza contare le privatizzazioni e la svendita del patrimonio pubblico; oltre a tutto ciò che ne consegue in termini di recessione e perdita in entrate per lo Stato greco. Queste le barbare misure di austerità imposte da BCE, Commissione Europea ed FMI, (la Troika, per l’appunto), a partire dal 2010, anno del primo memorandum.

  • Il nuovo ruolo politico della BCE

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    di Roberto Errico

    Nonostante la crisi europea sia ben lontana dall’essere conclusa, ad oggi è possibile constatare che il primo ed importante lascito di questa fase sia la trasformazione definitiva della Banca Centrale Europea: da centro decisionale tecnico sulla moneta e sul credito a vero e proprio attore politico, dotato di amplissimi poteri di indirizzo e coercizione nei confronti degli Stati, oltre che del settore bancario. I passaggi attraverso cui la BCE è rapidamente diventata un centro di potere politico cruciale sono intimamente legati non tanto alla contingenza quanto ad un disegno, anche questo genuinamente politico: questo disegno è volto a riempire il vuoto di potere europeo, stante anche il peso specifico ridottissimo del Parlamento Europeo e le spinte centripete sempre più forti che provengono da partiti ed opinione pubblica, sia nei paesi che fanno parte dell’euro, sia in paesi come la Gran Bretagna, che l’anno prossimo potrebbe votare per l’uscita dall’Unione.

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