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  • Copenaghen: Banca Mondiale e il business del clima

    L'analisi da Copenaghen sui fondi promessi dalla Banca Mondiale

     

  • Dall'entrata in vigore del protocollo di Kyoto, la compravendita mondiale di crediti di carbonio ha raggiunto 300 miliardi di dollari

     

     

  • «In Messico come in Italia la speranza viene dal basso»

    Intervista a Marco Bersani, Attac Italia, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

     

  • «O muore il capitalismo o muore la Madre Terra»

     

    Conferenza sul clima di Cochabamba

  • Cambiare il cibo

    07 cambiare il cibo

    di Antonio Lupo
    (Comitato Amigos Sem Terra Italia)

    Qualche anno fa i movimenti dell’America Latina, dicevano Salviamoci con il Pianeta. Era un’analisi precisa: il Pianeta si salverà in ogni caso, chi rischia fortemente di non farcela è l’umanità, che, per Leonardo Boff, è nel difficile passaggio “dal Tecnozoico all’Ecozoico”.

    A Parigi, al COP 21, i Governi concluderanno poco o niente, pur declamando lo slogan falso Salviamo il Pianeta. Sarà una ulteriore conferma della loro ipocrisia, che prima fa la guerra alla natura e poi, di fronte alla sua reazione, si propone di salvarla, definendo il clima “impazzito”.

    La nostra analisi deve essere chiara e di facile comprensione: ad esempio, sappiamo che non dobbiamo più dire “cambiamento climatico”, ma “sconvolgimento climatico da riscaldamento globale”, una definizione chiara dell’abisso che sta di fronte all’umanità . Il recentissimo diluvio nel deserto del Sahara, che ha colpito la perseguitata popolazione Saharawi, ce lo testimonia inequivocabilmente.

  • Cancun: al di là dei bilanci di autocompiacimento si precisano le minacce per i poveri

    di Daniel Tanuro

     

  • Cancun: ignorati i popoli, vince il mercato

     

     

  • Convegno internazionale: il secolo dei rifugiati ambientali?

    di Guido Viale

    Il secolo dei rifugiati ambientali?
    Analisi, proposte, politiche

    Milano, 24 settembre 2016

    Il 24 settembre si terrà a Milano, nella Sala delle conferenze di Palazzo Reale, un convegno internazionale organizzato e promosso da Barbara Spinelli e dal gruppo GUE/NGL del Parlamento europeo, che si propone di riflettere su una figura generalmente trascurata sul piano giuridico: quella del rifugiato per motivi ambientali.

    Secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), entro il 2050 i profughi ambientali saranno tra 200 e 250 milioni, con una media di 6 milioni di persone costrette ogni anno a lasciare la propria abitazione e spesso il proprio Paese. Lo straordinario aumento di sfollati interni e di profughi è in gran parte dovuto a conflitti scatenati da politiche diffuse e sistematiche di appropriazione di risorse. Dal dopoguerra a oggi, ben 111 conflitti nel mondo avrebbero tra le proprie radici cause ambientali: 79 sono tuttora in corso e, tra questi, 19 sono considerati di massima intensità. [1]

  • Crociere a Venezia

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    di Silvio Testa, Comitato No Grandi Navi Venezia

    In primavera è ripartita la stagione delle crociere e per Venezia, nonostante quattro anni di lotte da parte di cittadini e associazioni ambientaliste, non è cambiato nulla: le grandi navi, fuori scala con la città e con la laguna, continuano come sempre a transitare per il Bacino di San Marco: circa 500 gli attracchi previsti nel 2015, con due passaggi per ogni nave davanti a Palazzo Ducale.

  • Dichiarazione di Giustizia Climatica Ora! Sui risultati del vertice COP15 Lappello per un cambiamento del sistema e non del clima unisce il movimento globale

    Il corrotto “accordo” di Copenhagen mostra la grande frattura esistente tra le domande dei popoli e gli interessi delle élite

     

  • Editoriale: Se l'accordo di Cop 21 è un successo, allora siam proprio FRITTI!

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    di Vittorio Lovera

    Oramai lo stile avanspettacolo si è impadronito della mente dei Conducator del Pianeta: se in Italia il nuovo Bagaglino si è trasferito alla stazione della Leopolda di Firenze (location molto trendy, come piace al Premier), lo show più maestoso si è tenuto in una blindata Parigi passata in pochi giorni dal dramma alla farsa (il “controllo securitario preventivo planetario”, stile Orwell, sarà un altro aspetto che dovremo mettere nel conto da qui all'eternità?). Se il tema unico posto a Cop21 era come combattere il catastrofico surriscaldamento del Pianeta, la ricetta ratificata e lanciata mediaticamente come planetario successo, è che la frittura universale può avere dei risvolti gradevoli, basta stare attenti al punto di fumo. Mai come in questa occasione la Scienza si era schierata compatta: anche gli scienziati dell’IPCC (Agenzia Onu per i cambiamenti climatici, tutti scienziati scelti dai governi!) affermano senza tema di smentita che, se il Sistema continuerà a utilizzare petrolio e carbone al ritmo attuale, a fine secolo avremo un ulteriore surriscaldamento ambientale, se ci andrà bene, pari a 3,5 gradi centigradi, ma se ci andrà male, risulterà di ben 5,4 gradi centigradi. Gli esperti ricordano che già 2 gradi centigradi costituiscono un dramma per il nostro Pianeta.

  • Energia e clima. Una mutazione strutturale per la pace

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    di Mario Agostinelli
    “Un mondo diverso è possibile, se l’azione dei popoli saprà costruire un altro modello energetico equo e democratico, non più alimentato dai combustibili fossili e dal nucleare, ma basato sul risparmio dell’energia e sull’uso distribuito e sostenibile delle risorse rinnovabili quali sole, vento, biomasse, geotermia, mini idroelettrico e maree. La transizione ad un’economia “leggera” nell’uso delle risorse energetiche richiede una duplice strategia: la reinvenzione dei mezzi (efficienza) e una prudente moderazione dei fini (sufficienza)”. Così si apriva il “Contratto mondiale per l’energia e il clima, per bandire guerre e povertà e fermare i cambiamenti climatici” elaborato nel 2005 da 12 associazioni italiane (tra cui Attac e Arci) e sottoscritto dall’assemblea generale del Forum Sociale Mondiale di Bamako nel 2006. Potrebbe diventare il preambolo della risoluzione finale della COP21 di Parigi: non lo sarà, purtroppo, e nemmeno le conclusioni avranno la stessa limpida assertività.

  • Finanza nemica del clima

    06 finanza nemica del climadi Andrea Baranes

    La finanza dovrebbe essere uno strumento al servizio dell’economia: in qualche modo, il “mercato dei soldi” per fare incontrare domanda e offerta di denaro. Gran parte del sistema finanziario si è invece trasformato da strumento in fine in sé stesso, per fare soldi dai soldi nel più breve tempo possibile, perdendo così di vista il proprio scopo sociale.

  • I “grandi” ora parlano chiaro

    di Marco Schiaffino

    Il primo G7 con Donald Trump è stato esattamente quello che doveva essere: una sentenza di condanna per 7 miliardi di persone. O meglio, la sua formalizzazione. I cosiddetti “grandi”, sul palcoscenico di Taormina, hanno avuto la possibilità di dare la solenne formalizzazione della nuova fase in cui ci hanno precipitati con 40 anni di politiche neoliberiste. La narrazione di quella “gioiosa competizione” che avrebbe coinvolto gli abitanti del pianeta terra in una gara in cui tutti avrebbero vinto è un ricordo del passato. Ora il racconto è più crudo e, in fondo, più sincero. Nel grande ring della globalizzazione ci sono vincitori (pochi) e perdenti (quasi tutti), quindi scordatevi quella patina di buonismo che vi abbiamo propinato fino a ieri e mettetevelo nella zucca: qui ognuno gioca per sé.

  • Il "capitalismo verde" alla prova dei fatti

    Recensione di "L'impossibile capitalismo Verde" di D. Tanuro

     

  • Il Belpaese trivellato

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    di Augusto De Sanctis

    In Italia, paese del sole, ai petrolieri sono già stati concessi, o sono in via di definizione, ben 445 titoli minerari per una superficie di milioni di ettari. Sono finora interessate 15 regioni italiane; per ora, sono escluse Friuli Venezia Giulia, Umbria, Valle d'Aosta, Liguria e Trentino Alto Adige. Quindi dal Piemonte alla Sicilia, se si guarda la mappa dei vari permessi di ricerca delle concessioni di coltivazione e delle varie istanze in corso, è un susseguirsi di macchie sul territorio, ognuna delle quali di migliaia o decine di migliaia di ettari, con dentro città e villaggi. Ad esempio, in Molise le tre città più grandi, Termoli, Isernia e Campobasso, sono interamente incluse in titoli minerari. Nelle Marche, l'Ermo colle e tutta Recanati. E così via. I confini dritti sembrano quelli della spartizione coloniale dell'Africa, ignorando completamente cosa vi è sopra quei territori: persone, città, campi, bellezze naturalistiche e architettoniche. Le comunità discutono per anni sui piani regolatori comunali, sui metri di distanza dal vicino, e poi si ritrovano a vivere in una concessione mineraria affidata magari ad una società con sede a Londra e partecipata da un hedge fund con sede alle Cayman…

  • Il secolo dei rifugiati ambientali?

    di Guido Viale

    Sabato 24 settembre a Milano quasi quattrocento persone hanno seguito il convegno Il secolo dei rifugiati ambientali?”, promosso da Barbara Spinelli con il gruppo parlamentare europeo GUE/NGL, e organizzato dalle associazioni Laudato sì – Credenti e non credenti per la casa comune, CostituzioneBeniComuni e Diritti e Frontiere con il sostegno del gruppo consiliare Milano in comune e del Centro europeo Jean Monnet. 

  • Interconnessioni tra COP21 e TTIP

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    di Alberto Zoratti (Presidente di Fairwatch / Campagna Stop TTIP)

    C'è un limite da non superare, in questo negoziato sul clima che dovrebbe mettere le basi per un rinnovato impegno ad evitare la catastrofe. Può essere ricondotto a un semplice dato, gli ormai famosi 2°C di aumento medio della temperatura globale rispetto all'epoca preindustriale. Un dato apparentemente banale che presuppone però un progressivo cambiamento nella struttura stessa dell'atmosfera, dalle 260 parti per milione (ppm) di concentrazione di CO2 di alcuni secoli fa agli oltre 400 delle misurazioni attuali. Superare la soglia 450 ppm significa raggiungere il 50% di probabilità che quel confine di temperatura proposto dalla comunità scientifica possa essere sostanzialmente bruciato.

  • L’ago dell’acqua e la bilancia climatica

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    di Francesca Caprini (Yaku)

    I grandi della parte ricca della terra ci hanno tenuto con il fiato sospeso per qualche giorno e alla fine ci hanno regalato un accordo: la COP21 di Parigi conclusasi lo scorso 11 dicembre con 16 ore di ritardo passa alla storia come la conferenza sul clima in cui erano state riposte le maggiori speranze, furbescamente aggirate da un accordo ambizioso e probabilmente ancora una volta inutile.

  • La COP21 fa acqua da tutte le parti

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    di Paolo Carsetti (Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua)

    Le politiche nazionali e internazionali dovrebbero garantire la disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile in quanto diritti inalienabili ed inviolabili della persona. Ciò a partire dalla consapevolezza che l’acqua è un bene finito, indispensabile all’esistenza di tutti gli esseri viventi, oltre ad essere una risorsa che va salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà. Qualsiasi uso delle acque deve essere effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale.