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  • #CHANGE EUROPE - COSTRUIAMO UN’ALTRA EUROPA

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    no alla austerità / no alla povertà / no al TTIP / no al razzismo / no alla corruzione 

    SOLIDARIETA’ OLTRE I CONFINI

  • Editoriale: Fermate il mondo voglio scendere

    eduardo-galeano

     

    di Vittorio Lovera

     

    Fermate il mondo. Voglio scendere !

    L'utopia è là nell'orizzonte. Mi avvicino di due passi e lei si distanzia di due passi. Cammino 10 passi e l'orizzonte corre 10 passi. Per tanto che cammini non la raggiungerò mai. A che serve l'utopia? Serve per questo: perché io non smetta mai di camminare.

    Eduardo Galeano

     

    Lo scorrere del tempo, nell'Era del distacco dalla Politica, non sembra in alcun modo sortire effetti contro l' arroganza del Potere nei confronti dei Cittadini.

    “Ci avete rotto i coglioni” è stata la forbita e stilosa modalità con la quale il Sindaco di Torino, Piero Fassino, ha salutato la presenza del Comitato Acqua Pubblica di Torino prima di entrare a presiedere il ConsiglioMetropolitano.All'ordine del giornoera l'approvazione dello Statuto del nuovo Ente, dal qualevieneproditoriamentescippata la gestione pubblica dell'acqua, inserita nel 2010a seguito di un virtuoso percorso di democratica e partecipatissima iniziativa popolare.

  • Eric Toussaint: La Grecia dovrebbe istaurare una commissione di audit del suo debito

    Toussaint-Tsipras

    Di Eric Walvarens

    (tradotto dal francese da Raphael Pepe)

    La Grecia dovrebbe mettere su una commissione di audit del suo debito pubblico, prima di procedere ad un annullamento parziale, afferma Eric Toussaint, presidente del CADTM (Comitato per l'annulamento del debito del terzo mondo). Secondo l'esperto belga, consultato da Syriza negli ultimi mesi, il nuovo governo é anche costretto dalle stesse regole europee a procedere ad un tale audit.

  • Fermate il mondo: voglio scendere!

    il granello di sabbia aprile 2015

    Per scaricare il pdf, cliccare sull'immagine qui sopra

     

    EDITORIALE:
    Fermate il mondo. Voglio scendere!
    di Vittorio Lovera | Attac Italia

    Il senso della Grecia per l’Europa
    di Alfonso Gianni

    Grecia: perchè non bisogna pagare il debito
    di Chiara Filoni

    Dalla Libia all’Ucraina passando per la Grecia
    di Roberto Musacchio

    Minerali clandestini: 2015 o (ancora) morte
    di Monica Di Sisto

    Da “Je suis Charlie” a shock economy
    di Raphael Pepe

    Il fallimento della finanza
    di Andrea Baranes

    Il nuovo ruolo politico della BCE
    di Roberto Errico

    TTIP una battaglia che si può vincere
    di Marco Bersani

    Appello 18A

    La strisciante privatizzazione della sanità
    di Antonio De Lellis

    RUBRICHE

    auditoria del debito
    Il Popolo Vive
    di Antonio De Lellis

    democrazia partecipativa
    Geopolitica della partecipazione
    di Pino Cosentino

    Enti locali: crisi della rappresentanza e nuova democrazia di prossimità
    di Pino Cosentino

    il fatto del mese
    Guardare l’Europa per capire l’Italia
    di Marco Schiaffino

  • Grecia: perché non bisogna pagare il debito

    02-filoni

    di Chiara Filoni

    I numeri in Grecia parlano chiaro: il debito pubblico rappresentata oggi il 175% del prodotto interno lordo del paese, mentre nel 2007, immediatamente prima della crisi e delle cosiddette misure di “salvataggio”, non superava 103%. Il Pil è diminuito del 25% in quattro anni. La disoccupazione si attesta a 27% e supera il 50% tra i giovani.

    A seguito del memorandum del 2012 imposto dalla Troika alla Grecia, il salario minimo è diminuito del 22% per i lavoratori con più di 25 anni, e del 32% per i restanti. In generale, i salari sono stati ridotti del 38% e le pensioni del 45%. Sono inoltre state imposte riduzioni significative della protezione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici (libertà di associazione e di contrattazione collettiva), senza contare le privatizzazioni e la svendita del patrimonio pubblico; oltre a tutto ciò che ne consegue in termini di recessione e perdita in entrate per lo Stato greco. Queste le barbare misure di austerità imposte da BCE, Commissione Europea ed FMI, (la Troika, per l’appunto), a partire dal 2010, anno del primo memorandum.

  • Ho perso il lavoro e trovato un’occupazione

    13 VIOME di Salonicco lowres

    Ho perso il lavoro e trovato un’occupazione[1] di Liam Barrington-Bush (attivista e autore del libro “Anarchists in the Boardroom”) 

    I lavoratori greci hanno dimostrato che i padroni e i proprietari non sono necessari per garantire lavoro e sostenibilità. La fabbrica occupata della VIOME è sotto attacco, ma i lavoratori hanno dimostrato di avere una strategia efficace per combattere l’austerità e la recessione.

    Nel 2011, lo slogan del movimento Occupy ‘Ho perso il lavoro e trovato un’occupazione’ efficacemente connetteva la disoccupazione diffusa dopo il crollo finanziario con la rivendicazione degli spazi pubblici al centro dei movimenti globali. Durante il Movimento Occupy le occupazioni sono diventate la base per una critica più ampia al fallimento del sistema capitalista. Per altri, tuttavia - come per i lavoratori della fabbrica VIOME di Salonicco in Grecia – l’occupazione significa letteralmente ‘occupazione’.

    La VIOME produceva colle industriali. Nel 2011, mentre prendeva piede il movimento globale Occupy e con il tracollo dell’economia greca, la famiglia Filipou [ndr] proprietaria della VIOME ha dichiarato bancarotta lasciando dozzine di lavoratori a casa. Episodi simili sono accaduti in tutta la Grecia, ma la risposta dei lavoratori della VIOME è diventata un segnale di luce e speranza e una possibilità concreta per i lavoratori di tutto il mondo, collettivamente devastati dalle conseguenze della recessione e delle politiche di austerità. La storia della VIOME essenzialmente è quella di lavoratori che hanno occupato il loro luogo di lavoro per far ripartire la produzione. Ma hanno fatto vari fondamentali cambiamenti rispetto alla precedente fallimentare gestione. Per prima cosa hanno stabilito che a loro non servono dei padroni; le decisioni vengono prese collettivamente in assemblee aperte e lo stipendio è uguale per tutti. Inoltre, hanno deciso di non produrre più colle industriali e dannose per l’ambiente e hanno riadattato i macchinari per produrre detersivi ecologici, migliori per la salute dei lavoratori e per l’ambiente. Questi prodotti alternativi sono stati venduti a prezzi popolari ai lavoratori con poco reddito a partire da febbraio 2013. I lavoratori della VIOME sono riusciti a migliorare le loro condizioni di vita, portando vitalità nell’economia locale, diminuendo l’impatto sull’ambiente e rendendo dei prodotti di base più accessibili. Questo modello ha ottenuto molti successi ma forse, senza troppe sorprese, non ha avuto il sostegno di amici potenti.

    Nonostante il sostegno ai lavoratori della VIOME durante la campagna elettorale, da quando è salito al potere il governo guidato da Syriza non è riuscito ad inserire la fabbrica guidata dai lavoratori nell’agenda politica. Al contrario, il destino della fabbrica è stato lasciato in mano ai tribunali greci. I lavoratori hanno fatto presente che al tempo della bancarotta i proprietari dovevano ai lavoratori 1.5 milioni di Euro di stipendi non pagati. Il tribunale ha tuttavia rifiutato di prendere in considerazione il debito preesistente e il terreno su cui è costruita la fabbrica è stato messo all’asta senza nemmeno valutare i benefici che il lavoro collettivo di recupero e riconversione ha prodotto.

    A fine novembre, 250 lavoratori e sostenitori di VIOME hanno manifestato e sono riusciti ad impedire l’asta che è stata però solo rimandata. Un aggiornamento sulle ultime vicende lo trovate qui

    Per default, Syriza, come molti altri governi di altri colori politici, ha scelto di sostenere il diritto alla proprietà privata come elemento assolutamente superiore a tutto il resto. La retorica da campagna elettorale senza alcun intervento concreto ha di nuovo lasciato i lavoratori della VIOME a dover contare sulle proprie forze, su un’ampia comunità a Salonicco e sulla solidarietà internazionale per mantenere il proprio lavoro.

    Tuttavia la questione di come vogliamo considerare la proprietà privata deve essere affrontata e messa al centro della discussione politica. I lavoratori della VIOME hanno un chiaro credito insoluto, ma la questione è più profonda, si tratta dell’accettare o meno la fabbrica come compenso per ripagare un debito. Piuttosto, si tratta di capire se terra e proprietà dovrebbero essere lasciate vuote o in abbandono in tempo di bisogno.

    La nostra proposta è diretta all’intera società” - ha dichiarato un lavoratore della VIOME in un recente documentario  - "[...] abbiamo dimostrato che possiamo autogovernare una fabbrica, che possiamo farlo noi stessi, ma la nostra proposta è che collettivamente possiamo autogovernare le nostre vite
    Altre informazioni sulla VIOME si possono trovare qui: viome.org

    [1] Traduzione a cura della redazione. L’articolo completo si può trovare a questo link

    Articolo tratto dal Granello di Sabbia n. 22 di Novembre-Dicembre 2015 "System Change NOT Climate Change", scaricabilequi. 

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  • Il MES verso la Grecia

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    di Matteo Bortolon

    A quanto sembra la Troika non c'è più. Evaporata per effetto del governo di Syriza. Ma solo nominalmente: le stesse istituzioni assumono il nome di Brussel Group. Ma con un soggetto in più. Il terzetto BCE-FMI-Commissione europea si trasforma in un quartetto. Si aggiunge il MES.

    Cosa c'è dietro a tale sigla? Nelle indiscrezioni della settimana del giornale greco To Vima si parla di una nuova riunione dell'eurogruppo che potrebbe portare a un finanziamento di 4,9 miliardi alla Grecia (senza in quali, pare, si troverebbe le casse vuote nella seconda settimana di aprile!). Di questi 1,2 verrebbero dal MES.

  • Il senso della Grecia per l’Europa

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    di Alfonso Gianni

    Il primo step della difficilissima trattativa che vede protagonisti la Grecia e la Ue si è concluso con un compromesso che dà via libera alla sostanza delle richieste greche. Il confronto è del tutto asimmetrico, per questo molto arduo per la Grecia. La Germania può contare sul sostegno aperto, in qualche caso più realista del re, di diversi paesi. La Spagna e il Portogallo, e finanche l’Irlanda, preoccupati che una vittoria negoziale della Grecia spiani la strada all’affermazione elettorale delle sinistre nei loro paesi afflitti dalla cura dimagrante impostagli. La corona dei paesi nordici, poiché fanno parte del sistema produttivo allargato tedesco. I paesi dell’ex blocco sovietico, spaventati che le riforme greche – come l’aumento del salario minimo - creino un effetto di traino per  analoghe rivendicazioni al loro interno. Altri, come l’Italia – che pure Tsipras ha ringraziato come deve fare un buon negoziatore - hanno dispensato sorrisi ma giocato per i tedeschi, mentre la Francia si è mossa troppo tardi lungo una linea timidamente mediatrice.

  • La questione greca è stata un'opportunità perduta per una nuova Europa

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    IL CONTRIBUTO DI UN LETTORE
    Il nuovo Granello voleva stimolare un maggior scambio di opinioni coi lettori e pare esservi riuscito. Il primo contributo pervenuto, riguarda valutazioni sulla questione Grecia e l'auditoria del debito. L'autore è Sergio Farris di Lumezzane (Bs), che ringraziamo: volentieri pubblichiamo.
    La Redazione riceve spesso telefonate di apprezzamento o critica per tagli e contenuti degli articoli pubblicati e, su altro versante, molti stimoli di discussione su svariati temi vengono postati nella Lista Comitati di Attac Italia.
    Vi chiediamo di seguire l'esempio di Sergio e contribuire all'arricchimento del Granello con le vostre opinioni personali sui temi trattati da Attac italia.

    di Sergio Farris

    La Grecia classica è stata la culla del concetto di democrazia. Oggi pare che l'Unione europea, così insegna capitolazione del governo greco nel luglio 2015 dinanzi alle richieste delle istituzioni dell'Unione Europea, imponga un modello di rappresentanza che inibisce la partecipazione popolare alle scelte politiche, subordinando queste ultime a decisioni dettate dagli interessi dei rappresentanti di finanza internazionale e grande industria. Ciò avviene tramite l'istituzionalizzazione di una teoria economica la quale trova albergo presso gli uffici studi delle maggiori organizzazioni economiche internazionali, come il Fondo monetario internzionale, la Banca centrale europea, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo. 

  • La verità sul debito greco

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    Nella semplice ma puntualissima ricostruzione di Eric Toussaint sono contenuti tutti gli elementi tecnico-finanziari, giuridici e soprattutto politici che consentono di comprendere le dinamiche che hanno spinto Tsipras ad eludere l'esito del Referendum Greco sul debito ed accettare il 3 memorandum della Troika.

    La pubblichiamo integralmente e ringraziamo Chiara Filoni per il testo e Mariella Caponnetto per la traduzione. Si tratta della Conferenza stampa tenutasi presso il Parlamento Greco dalla Commissione per la verità sul debito greco, della quale Eric Toussaint è il Coordinatore Scientifico. Riteniamo che possa risultare una sorta di Compedio, di “Bibbia”, per la comprensione della centralità della questione del Debito Illegittimo.

  • Perché serve un audit sul debito in tutti i paesi del Sud Europa

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     di Francesca Coin

    Vorrei tornare un istante al maggio 2015, nel pieno delle negoziazioni tra la Grecia e la Troika.

    Dopo mesi di discussioni svoltesi sotto il segno del ricatto, la Grecia minacciava di non pagare le rate del prestito del Fmi perché non aveva i soldi per farlo; e i creditori facevano leva sulla linea di liquidità di emergenza (Ela) messa a disposizione dalla Bce per minacciare le banche elleniche.

    In quei mesi, le cause del debito greco erano state dibattute dalla stampa internazionale in modo piuttosto semplice. La stampa aveva sostenuto con convinzione che la crisi del debito sovrano in Europa era responsabilità dei paesi periferici, “notoriamente” inclini a sperequare la spesa pubblica.

    Nel cuore delle negoziazioni, la discussione era stata influenzata dal lavoro della Commissione per la Verità sul Debito Pubblico, istituita dal governo Tsipras per volontà della Presidente della Camera Zoe Kostantinopolou allo scopo di far luce sulle cause del debito greco.