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  • La democrazia partecipativa può abolire la guerra?, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.22, novembre-dicembre 2015

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    di Pino Cosentino, dal granello di sabbia n.22, novembre-dicembre 2015 

    La maggiore sfida dei prossimi decenni consisterà nell’immaginare, progettare e implementare le condizioni che permettano di ridurre il ricorso alla forza e alla violenza di massa fino alla completa disapplicazione di questi metodi”. (dal discorso di Gino Strada alla cerimonia di consegna dei Nobel alternativi, Stoccolma, 30 novembre 2015). 

    Chi ha seguito almeno un po’ questa rubrica avrà ben chiaro, se non lo sapeva già per proprio conto, che la democrazia partecipativa è una specifica architettura istituzionale. Quindi nulla di generico o ornamentale, come potrebbe essere l’impressione ricavata da fiumi di retorica “partecipativa” tanto abbondanti quanto inconsistenti. 

  • La lezione del 4 marzo

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    di Pino Cosentino

    Si può capire meglio l'imponente spostamento negli umori e nelle scelte di voto di gran parte dell’elettorato italiano se confrontiamo i risultati delle tre ultime elezioni politiche: 2008, 2013 e 2018. 

    Dal 1994, prima prova elettorale nazionale dopo Tangentopoli e con il nuovo sistema elettorale maggioritario, il panorama politico si presenta dominato da due poli, in ognuno dei quali un grande partito è stato il centro di attrazione e di regolazione attorno a cui, come in un piccolo sistema solare, ruotava fino a una dozzina di pianeti minori per massa e importanza. Nel 2008 i due poli contrapposti di centrodestra e centrosinistra attraevano a sé, complessivamente, quasi 31 milioni di voti su un totale di 36 milioni e mezzo, ossia l'84,36%. I due partiti maggiori, Partito Democratico (PD) e Popolo delle Libertà (PDL), raccoglievano insieme oltre 25,7 milioni di voti, pari al 70,56% dei voti validi. Dieci anni dopo, nel 2018, hanno raccolto insieme 10 milioni e mezzo di voti, pari al 32,75%.  Ben 15 milioni di voti, quasi la metà dei voti validi totali, hanno cambiato destinazione, al ritmo di un milione e mezzo all''anno (per inciso, i voti validi sono calati nel frattempo da 36,5 a 32,8 milioni). In contemporanea 13 milioni di voti si sono riversati, complessivamente, sul M5S e sulla Lega (ex Lega Nord).

  • La partecipazione impossibile nei grandi Comuni

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    di Pino Cosentino

    Anche quest'anno il termine ultimo concesso agli Enti Territoriali per evitare la forma più rigorosa di esercizio provvisorio è stato prorogato, all'ultimo momento, dal decreto Milleproroghe. Fissato dapprima al 28 febbraio 2017, è slittato al mese dopo, 31 marzo. 

    Di questi fatti si sente parlare poco, o niente. Questioni tecniche, che riguardano gli uffici di ragioneria? Certamente sì. Ma questioni che nascondono, sotto il velo dell'adempimento burocratico, una sostanza decisiva.

  • La partecipazione impossibile nei grandi comuni, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.28, marzo-aprile 2017

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    di Pino Cosentino, dal granello di sabbia n.28, marzo-aprile 2017 

    Anche quest’anno il termine ultimo concesso agli Enti Territoriali per evitare la forma più rigorosa di esercizio provvisorio è stato prorogato, all’ultimo momento, dal decreto Milleproroghe. Fissato dapprima al 28 febbraio 2017, è slittato al mese dopo, 31 marzo. Di questi fatti si sente parlare poco, o niente. Questioni tecniche, che riguardano gli uffici di ragioneria? Certamente sì. Ma questioni che nascondono, sotto il velo dell’adempimento burocratico, una sostanza decisiva.

    Se il Rendiconto dell’esercizio presenta dati “veri” (per quanto possano essere veri i numeri di un bilancio), o quanto meno accertati, il bilancio di previsione è (o dovrebbe essere) il vero oggetto del contendere, ammesso che ci sia materia di contesa. Infatti, il bilancio di previsione contiene tutta l’azione amministrativa, di governo del territorio, per l’anno successivo. Dall’erogazione dei servizi per i cittadini, agli investimenti, alle spese per il funzionamento della macchina comunale.

  • Le precondizioni per la partecipazione/movimento - n.15 ottobre 2014

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    di Pino Cosentino

    In margine all'università popolare di Cecina, all'assemblea macroregionale del Forum dei Movimenti per l'acqua a Genova, e alla lettera del Comitato di Frosinone

  • Le precondizioni per la partecipazione/movimento, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.15, ottobre 2014

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    di Pino Cosentino, dal granello di sabbia n.15, ottobre 2014 

    In margine all’università̀ popolare di Cecina, all’assemblea macroregionale del Forum dei Movimenti per l’acqua a Genova, e alla lettera del Comitato di Frosinone. 

    I movimenti per l’acqua, la strategia rifiuti zero, il paesaggio, la salvaguardia di località minacciate dalle più diverse iniziative speculative (dalle lottizzazioni urbanistiche alle centrali a biomasse) e così via si interrogano sui risultati e i limiti della loro azione. Il bilancio non è incoraggiante: i governi locali e quello nazionale proseguono imperterriti nella demolizione della democrazia, nella difesa a oltranza delle posizioni di privilegio della finanza, nel saccheggio dell’ambiente.

    In queste condizioni la democrazia partecipativa sembra un miraggio: più che una strategia, appare un’utopia generosa, ma del tutto anacronistica. Nella realtà che viviamo nulla va in quella direzione: la gente è sempre più oppressa da preoccupazioni economiche e la partecipazione ai processi decisionali, come la tutela dell’ambiente, sembrano lussi sconsiderati; da inserire tra quelli che ci hanno fatto vivere al di sopra delle nostre possibilità e che ci stanno trascinando nel baratro. È questa la retorica che novelli Cincinnati come l’incompreso prof. Monti e ora l’ardente predicatore Renzi ci hanno propinato, e che sembra lasciare spazio solo al motto “io speriamo che me la cavo”.

  • Lo svuotamento delle democrazie

    di Michele Di Schiena
    Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 34 del 08/10/2016

    Stanno meglio i Paesi che non riescono a formare un governo? C’è chi risponde affermativamente a questa domanda citando l’esempio del Belgio, che per un anno e mezzo, dal giugno del 2010 al dicembre del 2011, è stato per ben 540 giorni senza governo (o, più esattamente, con un governo incaricato solo degli “affari correnti”), facendo registrare in tale periodo una soddisfacente crescita economica con un PIL oltre il 2%. Una tesi che troverebbe oggi conferma nella situazione della Spagna, un Paese che, pur essendo investito da una perdurante instabilità politica che lo priva da circa nove mesi di un Esecutivo nella pienezza dei suoi poteri, può vantare una indiscutibile crescita accompagnata da altri significativi segni di ripresa.

  • Movimenti, democrazia, conflitti, rappresentanza

    il granello di sabbia luglio agosto 2014

     

  • Nessuna tassazione senza partecipazione - Dai Comuni al mondo

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    di Pino Cosentino 

    “Non è ammesso il referendum per le leggi tributarie e di bilancio, di amnistia e di indulto, di autorizzazione a ratificare trattati internazionali”.

    Così il secondo comma dell'articolo 75 della Costituzione italiana esclude la possibilità per il popolo di intervenire sulle materie più rilevanti e caratteristiche dell'azione di governo. A cascata, la medesima inibizione ricade su tutti gli strumenti di partecipazione, a livello regionale e comunale, allargandosi dai referendum alle proposte di legge regionali e alle delibere comunali di iniziativa popolare e finanche a petizioni e istanze.

    Queste proibizioni sono rivelatrici di un retro pensiero neppure nascosto dai padri costituenti: il popolo è un sovrano minorenne, che deve essere guidato da un tutore. Il tutore non può essere che la classe politica. Come in ogni monarchia ben organizzata, il sovrano regna, ma non governa. Il governo è un mestiere, il più difficile che ci sia. E' compito di specialisti, di persone qualificate, dotate di conoscenze tecniche, di inclinazione e talento, di esperienza, di personalità equilibrata e solida. Per ragioni tra loro opposte, di regola i titolari della sovranità non possiedono queste caratteristiche. Il monarca, perché il diritto dinastico non coincide se non occasionalmente con la capacità e la volontà di applicarsi al governo. Il popolo, perché è una bestia dalle moltissime teste, che quando agiscono insieme perdono ogni ragionevolezza e cadono facilmente in comportamenti estremi, trascinati da mestatori e demagoghi.

    Se questa idea poteva avere qualche giustificazione 70 anni fa, oggi appare decisamente superata.

  • Partecipazione-Movimento, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.21, settembre-ottobre 2015

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    ,di Pino Cosentino dal granello di sabbia n.21, settembre-ottobre 2015 

    Chi ha seguito questa rubrica, oppure è informato da altre fonti, sa che finora ben poco è stato realizza-to verso la democrazia partecipativa.Tante parole, e una “dottrina” sempre più chiara, articolata, precisa, coerente. Ma l’idea partecipativa non diventa prassi, tranne casi particolari e alcune pratiche che si sono affermate in certi ambienti (ad es. la diffusione del metodo del consenso).

    La crisi e l’estinzione nei primi anni Novanta del secolo scorso, delle culture politiche socialcomunista e democristiana, solidaristiche ma rigidamente autoritarie e verticistiche, ha generato, diffuso e affermato l’idea della “morte delle ideologie” come fatto bene co e irreversibile. Quello che realmente si è verficato è stata la morte della politica, intesa come progetto che caratterizza e distingue un partito dall’altro. I partiti hanno completato la loro parabola approdando definitivamente alla condizione di comitati elettorali, nel migliore dei casi; di bande criminali, negli altri.

    Ciò ha causato, o favorito, un fenomeno senza precedenti nel nostro paese: la nascita spontanea e la diffusione di un attivismo politico di tipo nuovo, vincolato a vertenze specifiche, che perciò lasciano pochi spazi di mediazione. Si è formata, fuori dai partiti e dalle forme politiche tradizionali, un’area militante, piuttosto omogenea sui contenuti programmatici ma frammentata in gruppetti indipendenti, che studia a fondo il proprio tema, elabora soluzioni e proposte, si pone il problema del coinvolgimento della popolazione.

  • Per cambiare, il 4 dicembre io voto NO

    di Pino Cosentino

    Il 4 dicembre gli italiani decideranno il destino del governo Renzi e di quel che rappresenta nella politica italiana. Gli elettori, nella stragrande maggioranza, voteranno su questo e non sulle modifiche alla seconda parte della Costituzione (Ordinamento della Repubblica) che formalmente sono l'oggetto della consultazione referendaria.

    Per molti versi è giusto e ragionevole che sia così, dato che la proposta di riforma costituzionale è stata presentata come il coronamento dell'operato del governo. Tuttavia il contenuto che forma l'oggetto che approveremo o respingeremo non può e non deve essere ignorato.
    Sono disponibili diverse ottime analisi della riforma costituzionale. L'intento di questo intervento non è di aggiungerne un'altra, ma di offrire al fronte del NO, e a tutti i cittadini e cittadine interessati all'argomento, spunti di (spero utile) riflessione.

     

  • Perché è importante votare NO

    di Alfiero Grandi

    Perché si è arrivati al referendum costituzionale del 4 dicembre? E' una domanda che viene sottovalutata. Si vota perché la maggioranza dei parlamentari che ha approvato le modifiche della Costituzione è rimasta molto sotto la soglia dei due terzi che - se raggiunta - non prevede (ex art 138) che le modifiche della Costituzione vengano sottoposte a referendum popolare. 

    Infatti quando Renzi qualche mese fa diceva di voler sottoporre comunque la riforma a referendum, non faceva altro che mascherare la consapevolezza che ai due terzi non sarebbe arrivato. Basta ricordare che la modifica dell'articolo 81 della Costituzione, che ha introdotto il pareggio di bilancio all'epoca del governo Monti, ebbe l'approvazione dei due terzi dei parlamentari e non fu sottoposta a referendum e ce la siamo tenuta, purtroppo.

  • Perché votare NO al referendum Costituzionale? Intervista al giurista Gaetano Azzariti

    1. Prof. Azzariti, la riforma costituzionale su cui si andrà a votare il 4 dicembre, cosa comporterà in termini di cambiamenti istituzionali nel nostro Paese?

    Secondo i fautori della riforma ci si limiterebbe a intervenire su due specifici temi: da un lato "semplificando" la struttura bicamerale paritaria del nostro parlamento (Camera e Senato che svolgono le stesse funzioni), dall'altro "riducendo" la conflittualità nei rapporti tra Stato e regioni. È questa una visione riduttiva e sbagliata. Riduttiva, perché tende a delimitare l'intervento della riforma solo ai due organi più direttamente coinvolti, mentre la riforma coinvolge per intero la nostra forma di governo (le relazioni e l'assetto complessivo tra i poteri e tra gli organi costituzionali). Sbagliata, perché gli effetti della riforma produrranno esiti opposti a quelli auspicati di semplificazione.

  • Piccole opere crescono

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    (ovvero i frutti possibili di una elaborazione collettiva)
    di Marina Savoia

    Nulla di fatto, tanto di pensato con quattro incontri dell'Università di ATTAC-Genova Ma anche molto di scambiato e condiviso. L'avvio, insomma, di una elaborazione collettiva in merito alle questioni che nell'attuale situazione politica ribollono... senza pentola! Perché, se il caos è sistemico e globale, la soluzione va cercata a livello generale e trasversale e va dettagliata nei territori, partendo dal Comune: dal comune sentire degli abitanti, per quanto variegato esso sia, dalla realtà sociale dell'economia e dal filo sottile che collega le tante facce dell'attivismo politico nonostante la diversità di percorsi, contenuti e ricorsi.

  • Piccole opere crescono, di Marina Savoia, il granello di sabbia n.21, settembre-ottobre 2015

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    di Marina Savoia, dal granello di sabbia n.21, settembre-ottobre 2015 

    Nulla di fatto, tanto di pensato con quattro incontri dell’Università di ATTAC-Genova. Ma anche molto di scambiato e condiviso. L’avvio, insomma, di una elaborazione collettiva in merito alle questioni che nell’attuale situazione politica ribollono... senza pentola! Perché, se il caos è sistemico e globale, la soluzione va cercata a livello generale e trasversale e va dettagliata nei territori, partendo dal Comune: dal comune sentire degli abitanti, per quanto variegato esso sia, dalla realtà sociale dell’economia e dal filo sottile che collega le tante facce dell’attivismo politico nonostante la diversità di percorsi, contenuti e ricorsi.

  • Pubblica amministrazione e partecipazione, di Daniela Patrucco, Vicepresidente ReteEnergie, il granello di sabbia n.29, maggio-giugno 2017

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    Da Daniela Patrucco ricevo questo importante contributo, che getta luce su un aspetto solitamente trascurato. La partecipazione la fanno (o non la fanno) i cittadini, non il Comune, inteso come Ente, persona giuridica. Il Comune è la rappresentanza a livello locale. Tuttavia...i cittadini-partecipazione si rapportano, nei fatti, con un organismo fatto di persone, non con un concetto. Se l'organizzazione comunale è gerarchica, la comunicazione scorre dall'alto verso il basso, ma non viceversa, questo organismo fatto di persone demotivate e frustrate saranno partner idonei ad avviare e realizzare percorsi partecipativi con i cittadini? La democrazia ha una sua forza espansiva, la democratizzazione della vita pubblica iniziata in un punto da un lato richiede, dall'altro provoca, una trasformazione personale e collettiva.

    Ieri (19 maggio) il Consiglio dei Ministri ha approvato la riforma del pubblico impiego che reca il nome della ministra proponente, Marianna Madia. Le considerazioni che seguono cadono dunque particolarmente a proposito. 
    Pino Cosentino

    di Daniela Patrucco (vicepresidente Reteenergie)

    Anziché introdurre riforme in modo continuo, è necessario creare le condizioni affinché le organizzazioni pubbliche siano in grado di adattarsi al cambiamento”. Pur datata, questa breve enunciazione dell’OCSE (Government of the future, 2000) mantiene sempre una sua validità. Sebbene sia oggettivamente difficile cogliere nelle recenti continue riforme (o tentativi di) un progetto di ampliamento delle forme della partecipazione democratica, condivido una breve e schematica riflessione su alcune questioni che, ancorché trascurate, rischiano di essere centrali nel dibattito su partecipazione, democrazia e cittadinanza. La domanda cui cerco di rispondere è la seguente: quali requisiti dovrebbe avere l’Amministrazione Comunale, intesa come rappresentanza politica e come personale stipendiato, per essere capace di accogliere e stimolare la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali?

  • Pubblica amministrazione e partecipazione: l’esercizio della democrazia come questione organizzativa

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    Da Daniela Patrucco ricevo questo importante contributo, che getta luce su un aspetto solitamente trascurato. La partecipazione la fanno (o non la fanno) i cittadini, non il Comune, inteso come Ente, persona giuridica. Il Comune è la rappresentanza a livello locale. Tuttavia...i cittadini-partecipazione si rapportano, nei fatti, con un organismo fatto di persone, non con un concetto. Se l'organizzazione comunale è gerarchica, la comunicazione scorre dall'alto verso il basso, ma non viceversa, questo organismo fatto di persone demotivate e frustrate saranno partner idonei ad avviare e realizzare percorsi partecipativi con i cittadini? La democrazia ha una sua forza espansiva, la democratizzazione della vita pubblica iniziata in un punto da un lato richiede, dall'altro provoca, una trasformazione personale e collettiva.
    Ieri (19 maggio) il Consiglio dei Ministri ha approvato la riforma del pubblico impiego che reca il nome della ministra proponente, Marianna Madia. Le considerazioni che seguono cadono dunque particolarmente a proposito. 
    Pino Cosentino

    di Daniela Patrucco (vicepresidente Reteenergie)

    Anziché introdurre riforme in modo continuo, è necessario creare le condizioni affinché le organizzazioni pubbliche siano in grado di adattarsi al cambiamento”. Pur datata, questa breve enunciazione dell’OCSE (Government of the future, 2000) mantiene sempre una sua validità. Sebbene sia oggettivamente difficile cogliere nelle recenti continue riforme (o tentativi di) un progetto di ampliamento delle forme della partecipazione democratica, condivido una breve e schematica riflessione su alcune questioni che, ancorché trascurate, rischiano di essere centrali nel dibattito su partecipazione, democrazia e cittadinanza. La domanda cui cerco di rispondere è la seguente: quali requisiti dovrebbe avere l’Amministrazione Comunale, intesa come rappresentanza politica e come personale stipendiato, per essere capace di accogliere e stimolare la partecipazione dei cittadini ai processi decisionali?

  • Quelle pellicole scomode a Raggi e Pd

     

    di redazione comune

    Da bene confiscato alla mafia a spazio comune. Questo il lungo percorso che ha attraversato il Cinema Aquila a Roma, grazie alla presenza di un territorio che, nel corso degli anni, ha dapprima denunciato la presenza della banda della Magliana portandolo alla confisca da parte del Comune e, in tempi più recenti, ha contestato i due bandi mandati volutamente a vuoto nel tentativo di un’assegnazione diretta. Un percorso a cui oggi si aggiunge un’ulteriore ed inedita parentesi: quella della censura.

  • Riconversione ecologica

    il granello di sabbia novembre 2014

     

    EDITORIALE:
    Occorre svoltare: Riconversione Ecologica della Società
    di Vittorio Lovera | Attac Italia

    Timone
    Le mosse per una Riconversione Ecologica
    di Guido Viale

    Privatizzazioni con la regia di CDP
    di Marco Bersani

    Finanza, lavoro e riconversione ecologica
    di Marco Bertorello

    Per una riconversione ecologica dell’economia
    di Mario Agostinelli

    Per risolvere tre crisi: riconversione ecologica
    di Marica Di Pierri

    Il ruolo chiave degli Enti Locali
    di Marco Bersani

    STOP TTIP: per sognare un mondo migliore
    di Monica Di Sisto

    Lo sblocca Italia, ovvero...
    di Augusto De Sanctis

    Una diga d’acqua contro le privatizzazioni
    di Paolo Carsetti

    Papa Francesco sostiene la lotta dei movimenti popolari
    di Elvira Corona

    Coalizione sociale contro le privatizzazioni occulte
    di Corrado Oddi

    Riconversione del fare
    di Riccardo Troisi

    RiMaflow
    di Gigi Malabarba

    Mondeggi: la fattoria senza padroni
    di Giuseppe Pandolfi

    Un laboratorio di cambiamento
    di Soana Tortora

    Come si fa cultura dal basso in Italia
    di L’Asilo

    Annullare il debito per favorire la riconversione ecologica e la giustizia sociale

    di Chiara Filoni

    La Vita prima del Debito
    di Antonio De Lellis

    Rapporto ombra 2014: la situazione delle donne in Italia
    di Debora Angeli

    Critica all’economia della crescita
    di Maria G. Di Rienzo

    La ribellione invisibile delle donne
    di Gustavo Esteva
    rubriche

    Democrazia partecipativa
    Il governo Renzi e la funicolare
    di Pino Cosentino

    Il fatto del mese
    Tutti gli amici del serial killer
    di Marco Schiaffino

  • Riprendiamoci il Comune

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