attac italia

  • Programma, costi, come arrivare

    Cecina Mare 14- 16 settembre 2012

    Università estiva di Attac Italia

  • Università estiva di Attac 2014 - relatori

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    Chi sono i relatori dell'Università estiva di Attac Italia 2014

  • “Democrazia, partecipazione, autogoverno” - intervento di Pino Cosentino

    Cecina, 13 settembre 2015

    Tavola rotonda conclusiva dell'Università di Attac su: “Democrazia, partecipazione, autogoverno”

    Intervento di Pino Cosentino:

    La rivoluzione del XXI secolo.Le tre parole del titolo esprimono il contenuto delle rivoluzioni del XXI secolo dopo quella liberale del secolo XIX e quella democratica, basata sull'allargamento della platea degli elettori (suffragio universale) del XX secolo.

    Partecipazione-movimento.Si è molto diffusa la parola “partecipazione”, intendendo ogni forma di attivismo politico o (in diversi casi) anche di volontariato sociale. In questo modo però il concetto di partecipazione perde molto della sua novità e specificità, regredisce al banale significato di esserci.

    Partecipazione-istituzione. Invece è utile, per introdurre a una riflessione sul tema di oggi, considerare la Partecipazione-istituzione, che tratteremo partendo dalla questione della rappresentanza, anche qui posta da diversi relatori. I quali ne hanno parlato deplorando i limiti dei movimenti, forse sottintendendo che la scarsa loro efficacia sia dovuto all'assenza dalle sedi istituzionali.

    Il necessario salto in avanti dell'area politica alternativa (o antisistema) consisterebbe nel loro attrezzarsi come liste elettorali. Personalmente sono del parere opposto,

    Democrazia partecipativa. La Democrazia Partecipativa non è un'impossibile democrazia diretta. La rappresentanza, ossia istituzioni elettive che garantiscano stabilità e continuità, è indispensabile. Essa è una gamba della Democrazia Partecipativa. L'altra gamba è la partecipazione, ossia il coinvolgimento di tutti i cittadini, nei processi decisionali pubblici che non siano l'ordinaria amministrazione. La partecipazione, intesa ora come l'esercizio, da parte della popolazione, della sovranità, può avvenire a diversi livelli e con molteplici modalità. Ma è tale solo se è universale, come il suffragio che elegge la rappresentanza. Universale va inteso come potenzialità, allo stesso modo che chiamiamo universale il suffragio, anche quando si è recato alle urne nemmeno la metà del corpo elettorale.

    Elezioni e rappresentanza.Perché oggi la partecipazione alle elezioni non serve, anzi è dannosa? Perché un movimento di partecipazione sufficientemente sviluppato può e deve avere un lato rivolto verso le istituzioni elettive. Ma non vale l'inverso: una rappresentanza istituzionale non può creare un movimento di partecipazione. E allora si verificherà fatalmente quello che è sempre accaduto: lo scivolamento, individuale e/o collettivo, nelle compatibilità del sistema. Un po' per la forza persuasiva che sprigiona un sistema che deve rispettare i rapporti tra le parti che lo costituiscono, senza cui si verificherebbero gravi inceppamenti del suo funzionamento. Un po' per convenienza personale, perché una carica istituzionale è la porta d'ingresso verso la vera politica e quindi verso un mondo di livello superiore a quello base, quello comune in cui viviamo tutti.          

    Un cancro che corrode la democrazia. Oggi la rappresentanza è il mezzo usato dall'oligarchia per addomesticare le opposizioni e deviare le proteste su binari morti. La maggior parte della popolazione ormai l'ha capito, e guarda con diffidenza crescente alla rappresentanza, ormai sempre meno “rappresentanza” e sempre più corpo separato portatore di interessi propri.

    La rappresentanza nella Democrazia Partecipativa è (sarà) tutt'altra cosa:

    • niente privilegi
    • revocabilità da parte degli elettori, limite ai mandati
    • vincolo di mandato

    Il sistema politico che vogliamo non rinuncia alle conquiste democratiche e alle garanzie che sono frutto di lotte secolari. Cito il pluralismo politico, la divisione dei poteri, il governo della legge, l'habeas corpus, oltre naturalmente a tutti i diritti e le libertà garantite dalla nostra Costituzione.

    M5S, sinistra radicale. Vedo con preoccupazione il peso che gli eletti hanno nel M5S.

    Mentre per la sinistra questa non è una novità, ma un riassunto della sua storia e del suo declino. La sinistra in Italia è conservatrice. Ovviamente qui si parla del suo indirizzo politico, non della qualità dei suoi militanti, persone spesso eccezionali per doti umane e intellettuali.

    Le condizioni per partecipare alle elezioni. Essere un movimento di partecipazione, e avere come primo punto del programma l'abolizione i tutti i privilegi degli eletti e come secondo punto una profonda riforma dei processi decisionali pubblici, terzo punto quanto sopra viene comunque praticato dal movimento.I cui dirigenti debbono restare cittadini tra cittadini, almeno fino a quando la rivoluzione democratica non abbia prodotto i suoi effetti, avviando processi strutturali di riduzione delle disuguaglianze sociali. Finché ci saranno poteri statali e privati dotati di risorse praticamente illimitate. Il rischio (piuttosto la certezza) di una rappresentanza sganciata dall'interesse pubblico consigia di mantenere il baricentro del movimento nella partecipazione.

    Domande a noi stessi: 1) Questa è ua strategia? 2) Questo quadro è il futuro. Cosa fare per coprire lo spazio immenso che ci separa dalla meta? 3) Che c'entra la Democrazia Partecipativa con i due obiettivi di sostanza che riassumono tutti gli obiettivi, ossia: a) salvare l'ambiente; b)un modello socioeconomico che favorisca l'uguaglianza tra tutte/i.

    Risposte. 1) Strategia: Sì, questa è la strategia. La stella polare, la guida sicura, Ci permette di sapere dove stiamo andando, verso la vittoria o verso la sconfitta. L'obiettivo strategico è il governo del popolo, e dà a questa affermazione, di per sé multiuso, un contenuto preciso: governo del popolo è tale se la volontà popolare si esprime attraverso un doppio canale, quello della rappresentanza e quello della partecipazione. Afferma che questo sistema politico contraddice il principio, affermato da tutte le Costituzioni democratiche (ma soprattutto entrato ormai nel senso comune) della sovranità popolare. La sola rappresentanza è un modo per privare il popolo dei suoi diritti sovrani. Diritti inalienabili. Cè bisogno di un movimento politico che affermi chiaramente che questo sistema politico non gode di una sufficiente legittimazione. E che matta al primo punto del suo programma la riforma della rappresentanza e dei poteri legislativo ed esecutivo, che debbono di norma essere condivisi tra istituzioni elettive e popolo (tranne l'ordinaria amministrazione).

    2) Movimenti di partecipazione. Dunque si tratta di una rivoluzione. Come e cosa fare? Bisogna trasformare i movimenti, oggi per la più movimenti di opinione, in movimenti di partecipazione (cosa ben diversa dai tradizionali movimenti di massa). Caratteristiche dei movimenti si partecipazione: a) legati a uno specifico territorio, non troppo grande, che permetta la partecipazione personale; b) relazioni stabili tra le persone; c) uso frequente di inchieste; d) non più differenze alto-basso, ogni territorio non è “locale”, ma è un mondo completo, non subalterno.

    3) il “comune”. Rinvio alla discussione sul “comune”. E' questo il nesso tra democrazia partecipativa e contenuti sociali e ambientali. La democrazia partecipativa, come metodo e come fine, include gli obiettivi programmatici e può essere quell'orizzonte comune che permetta la convergenza dei movimenti.

  • 4 Dicembre: la democrazia ostacolo alla finanza

    di Marco Bersani

    Affrontare il tema del referendum costituzionale dal punto di vista tecnico-giuridico o dal punto di vista politicista delle alleanze trasversali che si prefigurano, rischia di non far cogliere la portata reale di una scadenza che è un punto di svolta nella società italiana.

    Siamo in un periodo - ormai lungo - di profonda trasformazione del modello capitalistico, che, nella sua fase della finanziarizzazione spinta, ha la necessità di rompere il “compromesso sociale” su cui è nata l'Europa, per mettere in campo una strategia di mercificazione dell'intera società, della vita delle persone e della natura.

  • AUDIT LOCALI: INCONTRO A PARMA

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    di: Marco Bersani

    Secondo un’interessante ricerca (giugno 2017) del Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili, lo stato di crisi degli enti locali avanza a passi spediti: ad oggi sono 67 i Comuni deficitari (ovvero che sforano almeno cinque dei 10 parametri di deficit strutturale); sono 151 quelli che hanno dichiarato il pre-dissesto (fra questi la città di Napoli, e i capoluoghi Terni, Frosinone, Rieti, Pescara, Benevento, Caserta, Foggia, Cosenza, Reggio Calabria, Catania e Messina); sono infine 107 i Comuni in vero e proprio dissesto.

  • BASTA AUSTERITA’! BASTA PRIVATIZZAZIONI! ACQUA, TERRA, BENI COMUNI, DIRITTI SOCIALI E DEMOCRAZIA IN ITALIA E IN EUROPA

    Appello per la costruzione di una manifestazione nazionale il 17 maggio

    Una nuova stagione di privatizzazione dei beni comuni, di attacco ai diritti sociali e alla democrazia è alle porte.

    Se la straordinaria vittoria referendaria del 2011 ha dimostrato la fine del consenso all’ideologia del “privato è bello”, e se la miriade di conflittualità aperte sulla difesa dei beni comuni e la difesa dei territori suggeriscono la possibilità e l’urgenza di un altro modello sociale, la crisi, costruita attorno alla trappola del debito pubblico, ha riproposto con forza e ferocia l’ideologia del “privato è obbligatorio e ineluttabile”.

    L’obiettivo è chiaro: consentire all’enorme massa di denaro accumulata sui mercati finanziari di potersi impossessare della ricchezza sociale del Paese, imponendo un modello produttivo contaminante, mercificando i beni comuni e alienando i diritti di tutti.

    Le conseguenze sono altrettanto chiare: un drammatico impoverimento di ampie fasce della popolazione, sottoposte a perdita del lavoro, del reddito, della possibilità di accesso ai servizi, ai danni ambientali e ai conseguenti impatti sulla salute, con preoccupanti segnali di diffusione di disperazione individuale e sociale.

    Il Governo Renzi, sostenuto dall’imponente grancassa dei mass-media e in piena continuità con gli esecutivi precedenti, sta accelerando l’approfondimento delle politiche liberiste, rendendo irreversibile, attraverso il decreto Poletti e il Job Act, la precarietà del lavoro e della vita delle persone; continuando a comprimere gli spazi democratici delle comunità costrette a subire gli effetti delle devastazioni ambientali, delle grandi opere, dei grandi eventi e delle speculazione finanziaria e immobiliare; mettendo a rischio, attraverso i tagli alla spesa, il diritto alla salute, alla scuola e all’università, e la conservazione della natura e delle risorse.

    Dentro questo disegno, viene messa in discussione la stessa democrazia, con una nuova spinta neoautoritaria che toglie rappresentatività alle istituzioni legislative (in particolare la nuova legge elettorale “Italicum”) ed aumenta i poteri del Governo e del Presidente del Consiglio, e con l’attacco alla funzione pubblica e sociale degli enti locali.

    Tutto ciò in piena sudditanza con i vincoli dell’elite politico-finanziarie che governano l’Unione Europea e che, le politiche di austerità, i vincoli monetaristi imposti dalla BCE, il patto di stabilità, il fiscal compact e l’imminente trattato di libero scambio USA-UE (TTIP), cercano di imporre la fine di qualsivoglia stato sociale e la piena mercificazione dei beni comuni.

    A tutto questo è giunto il momento di dire basta.

    In questi anni, dentro le conflittualità aperte in questo paese, sono maturate esperienze di lotta molteplici e variegate ma tutte accomunate da un comune sentire: non vi sarà alcuna uscita dalla crisi che non passi attraverso una mobilitazione sociale diffusa per la riappropriazione sociale dei beni comuni, della gestione dei territori, della ricchezza sociale prodotta, di una nuova democrazia partecipativa.

    Sono esperienze che, mentre producono importantissime resistenze sui temi dell’acqua, dei beni comuni e della difesa del territorio, dell’autodeterminazione alimentare, del diritto all’istruzione, alla salute e all’abitare, del contrasto alla precarietà della vita e alla mercificazione della società, prefigurano la possibilità di una radicale inversione di rotta e la costruzione di un altro modello sociale e di democrazia.

    Vogliamo fermare la nuova stagione di privatizzazioni, precarietà e devastazione ambientale.

    Vogliamo costruire assieme un nuovo futuro.

    Vogliamo collegarci alle diffuse mobilitazioni europee, per affermare la difesa dei beni comuni nella dimensione continentale, a partire dal semestre italiano di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea.

    Vogliamo costruire un appuntamento collettivo che nasca in ogni territorio dentro momenti di confronto e iniziative reticolari, che, a partire da oggi, mettano in campo reti e associazioni, comitati, movimenti e organizzazioni sociali per arrivare tutte e tutti assieme ad una grande manifestazione nazionale a Roma per sabato 17 Maggio, con partenza da Piazza della Repubblica alle ore 14.00.

    Stop privatizzazioni - Stop precarietà - Stop devastazione ambientale

    Per la riappropriazione sociale dell’acqua, dei beni comuni, del territorio

    Per la difesa e l’estensione dei servizi pubblici e dei diritti sociali

    Stop fiscal compact - Stop pareggio di bilancio e patto di stabilità - Stop TTIP

    Per la riappropriazione delle risorse e della ricchezza sociale

    Per la difesa e l’estensione della democrazia

  • Ciao Stefano

     Risultati immagini per rodotà acqua

    di ATTAC Italia

    Stefano Rodotà è morto. È un dolore per chiunque abbia avuto la fortuna di incontrarlo. I suoi insegnamenti sulla democrazia, l'acqua, i beni comuni hanno formato più generazioni. Che ha sempre saputo ascoltare, rinnovando il suo pensiero e radicalizzando la sua contrarietà ad un sistema che mercifica la vita. Rimarranno con noi il tuo sguardo penetrante, il tuo pensiero errante, la tua ricerca ininterrotta. Che la terra ti sia lieve,  compagno di un altro mondo possibile.

    Attac Italia

  • COMUNE PER COMUNE, RIPRENDIAMOCI CIO’ CHE CI APPARTIENE, Livorno 23.1.16

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  • Democrazia partecipativa

    il granello di sabbia settembre ottobre 2017 

    Per scaricare il pdf, cliccare sull'immagine qui sopra

    DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA Rubrica a cura di Pino Cosentino

    Indice

    Introduzione

     a cura della Redazione

    1. DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, il granello di sabbia n.12, maggio 2014

    2. DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, il granello di sabbia n.13, giugno 2014

    3. DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, il granello di sabbia n.14, luglio-agosto 2014

    4. Le precondizioni per la partecipazione/movimento, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.15, ottobre 2014

    5. DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, il granello di sabbia n. 16, novembre-dicembre 2014

    6. Esercizi di democrazia di prossimità, di Pino Cosentino e Marina Savoia, il granello di sabbia n.17, gennaio-febbraio 2015

    7. Geopolitica della partecipazione, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.18, marzo-aprile 2015

    8. Enti locali: crisi della rappresentanza e democrazia di prossimità, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.18, marzo-aprile 2015

    9. Il senso del ‘comune’ nasce dal sociale, di Marina Savoia, il granello di sabbia n.19, maggio 2015

    10. Il NON voto: solo nichilismo? Interpretazione militante di un’assenza, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.20, giugno-luglio 2015

    11. Partecipazione-Movimento, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.21, settembre-ottobre 2015

    12. Piccole opere crescono, di Marina Savoia, il granello di sabbia n.21, settembre-ottobre 2015

    13. La democrazia partecipativa può abolire la guerra?, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.22, novembre-dicembre 2015

    14. Geopolitica, conflitti sociali, democrazia partecipativa. Dalla partecipazione all’autodeterminazione (Parte I), di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.23, gennaio-febbraio 2016

    15. Geopolitica, conflitti sociali, democrazia partecipativa. Dalla partecipazione all’autodeterminazione (parte II), di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.24, maggio-giugno 2016

    16. Il nuovo statuto di Vignola un inno alla democrazia, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.25, settembre-ottobre 2016

    17. Elogio dell’antipolitica: dalla politica alla democrazia, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.25, settembre-ottobre 2016

    18. Disuguaglianze e democrazia, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.27, gennaio-febbraio 2017

    19. La partecipazione impossibile nei grandi comuni, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.28, marzo-aprile 2017

    20. Pubblica amministrazione e partecipazione, di Daniela Patrucco, Vicepresidente ReteEnergie, il granello di sabbia n.29, maggio-giugno 2017

    21. La democrazia è delle persone

     di Stefano Rodotà

  • Democrazia partecipativa - Introduzione

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    Presentiamo in questo numero del Granello gli articoli comparsi in due anni e mezzo nella rubrica “Democrazia Partecipativa”, curata da Pino Cosentino.

    Dei 20 articoli 16 sono del curatore della rubrica, 2 di Marina Savoia, uno di Marina Savoia e Pino Cosentino in collaborazione, uno di Daniela Patrucco.

    La rubrica è nata perché a metà del 2014 fu deciso di dare il giusto rilievo a un tema molto presente nella retorica politica, quanto ignorato nei suoi effettivi contenuti e generalmente inattuato. La “democratizzazione della democrazia” era il contenuto del movimento studentesco partito nel 1967 e giunto al suo pieno sviluppo nel 1968. Il “movimento” nacque e si sviluppò con la lotta contro gli organismi elettivi di rappresentanza studentesca. Fu affermato il principio che decideva chi effettivamente era presente, di persona, nelle assemblee studentesche, le quali sole erano organismi decisionali attraverso cui si esprimeva il potere studentesco.  Era una critica radicale della rappresentanza e della delega, che però fu rapidamente dimenticata, o quanto meno oscurata, dagli sviluppi successivi, che qui non è possibile neppure accennare. Negli anni seguenti, sia  in ambito cattolico (penso per esempio a un pioniere come Pier Luigi Zampetti) sia in ambito anarchico/marxista si continuò a rielaborare il tema della “democratizzazione della democrazia”, prendendo atto però, proprio sulla base dell'esperienza del movimento studentesco, che la democrazia assembleare non poteva essere un'alternativa valida alla democrazia rappresentativa.

  • DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, il granello di sabbia n. 14, luglio-agosto 2014

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    di Pino Cosentino, da il granello di sabbia n. 14, luglio-agosto 2014

    Marina Savoia mi manda una riflessione sulle tre domande con cui si è aperta questa rubrica (cfr. Granello di maggio). Ogni risposta pone le premesse della seguente, perciò forse è più chiaro invertire l’ordine e partire dall’ultima: “l’organizzazione sociale e la società stessa per come si configura nella distribuzione delle risorse, nella distribuzione dei ruoli, nelle modalità produttive e di consumo, nello stile e negli stili di vita, non sono certo neutre rispetto alla forma politica”.

    Marina individua nella partecipazione dei cittadini l’elemento dinamico, il motore della vita democratica. La partecipazione non è mera forma giuridica, è invece lo scorrere della vita che incessantemente modella la forma giuridica, la adatta alle proprie esigenze, alle mutevoli situazioni. Perciò è fondamentale la motivazione delle persone, che sorge dalle loro condizioni di vita: “La partecipazione si motiva a partire da interessi concreti, dagli aspetti della vita reale, che il singolo condivide con la collettività. Su questo si ricostruisce l’idea e il senso della “comunità”.... I percorsi e le strategie per costruire un sistema a DP si possono avviare proprio attorno alla questione della tutela e della gestione dei Beni Comuni, ben radicati nel locale e nel reale”.

  • DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, il granello di sabbia n. 16, novembre-dicembre 2014

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    di Pino Cosentino, dal granello di sabbia n. 16, novembre-dicembre 2014
    Con questo quinto articolo dedicato alla democrazia partecipativa proverei ad abbozzare un punto sul percorso compiuto sin qui. Invece di riorganizzare i ragionamenti sviluppati nei quattro articoli precedenti, compito che lascio volentieri all’avveduto/a lettore/ lettrice, proverei a metterli alla prova, utilizzandoli per un’analisi non convenzionale di questa fase politica.

    La RAPPRESENTANZA: mai come ora ha funzionato palesemente come il meccanismo perverso attraverso cui i sentimenti, i pensieri, le scelte, gli interessi del popolo diventano fonte di legittimità e strumento efficace di imposizione di interessi...opposti? o invece un male minore? Da Monti in poi è divenuta dottrina ufficiale e culmine di saggezza politica riconoscere che la sovranità appartiene ai mercati, che la esercitano con le buone o con le cattive. I mercati sarebbero la voce dell’Economia stessa, i listini delle quotazioni di borsa essendo i battiti di un cuore globale, pompa governata da un metronomo sensibilissimo che, senza mai fermarsi, in ogni istante irrora tutto il pianeta, dando con spensierata generosità o togliendo spietatamente, secondo la fedeltà ai suoi voleri. Se questa è la realtà, ribellarsi appare folle. L’accettazione del dato di fatto può sembrare in definitiva il comportamento più razionale nel quadro di una feroce competizione globale per attirare i favori dell’entità impersonale da cui dipendono ricchezza o miseria, abbondanza illimitata o abissale penuria. Così la democrazia senza aggettivi appare un’utopia che è stato bello coltivare, ma che ora deve accontentarsi di essere il principio che regola le relazioni interne ai mondi subalterni. 

  • DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, il granello di sabbia n.12, maggio 2014

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    di Pino Cosentino, da il granello di sabbia n.12, maggio 2014

    In tutti i sistemi politici che definiamo democratici le elezioni sono considerate il momento più alto di esercizio della sovranità da parte del popolo. Ma le cose si possono vedere e rappresentare anche in modo diverso. 

    Proviamo a immaginare come un essere alieno potrebbe descrivere i nostri usi e costumi. “Sul pianeta Terra è diffuso un singolare rito di sottomissione. L’intera popolazione a scadenze periodiche si reca in appositi centri, dove ognuno deposita in forma anonima la rinuncia ai propri diritti sovrani, conferendoli ad alcune persone, che così acquistano il diritto di disporre a loro piacimento (sebbene solo indirettamente, attraverso complicati rituali) dei beni e delle vite stesse di coloro che da sé si sono resi sudditi. Questi sono convinti, o si sono lasciati convincere, che la rinuncia ai propri diritti sovrani sia il massimo dovere di ogni cittadino, fondamento di ogni giusto e legittimo ordinamento. La chiamano Democrazia”. Questa rappresentazione estraniata in parte coglie nel segno. Noi siamo abituati a vedere il voto in maniera totalmente positiva. Per quanto si possa essere critici verso il funzionamento del nostro sistema politico, il voto è l’unica cosa che chiunque salverebbe. La parte buona di un sistema per molti versi malato. 

  • DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, il granello di sabbia n.13, giugno 2014

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    di Pino Cosentino, da il granello di sabbia n.13, giugno 2014

    Daniela M. cita il saggio di Nadia Urbinati, Democrazia in diretta, per attirare l’attenzione sulla funzione fondamentale dell’informazione e sull’uso del sorteggio per scegliere chi andrà a ricoprire determinate posizioni di governo. Daniela è entusiasta del sorteggio, condivide l’idea di Urbinati, secondo cui “il sorteggio è stato ed è ancora [vedi Islanda 2009, 1.500 cittadini sorteggiati per scrivere la nuova costituzione] una delle forme di sovversione del potere consolidato, anzi l’espediente è usato proprio per sovvertire ed evitare il consolidamento del potere nelle mani di qualcuno...”. 

    L’importanza dell’informazione come prerequisito per la partecipazione e l’uso del sorteggio: due temi in un certo senso contrapposti. Il primo allude alla competenza (informazione, conoscenza) che dovrebbe essere alla base dei processi decisionali, e quindi condizione per poter essere ammesso nel numero dei decisori effettivi. Il secondo invece sgombra il campo da tutto ciò, afferma che l’esercizio del potere, almeno in certi ambiti, è un diritto di tutti i cittadini, in quanto tali, prescindendo dai livelli di competenza. 

  • Disuguaglianze e democrazia, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.27, gennaio-febbraio 2017

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    di Pino Cosentino, dal granello di sabbia n.27, gennaio-febbraio 2017 

    Il termine “democrazia” include una tensione tra il sistema politico realmente esistente e un modello ideale di esercizio della sovranità popolare, ma dato che il mondo dei concetti è molto più elastico e mobile di quello reale, la definizione di democrazia può coincidere in tutto o in parte con il primo, o anche allontanarsene parecchio.

    Sul piano della realtà storica “democrazia” è il sistema politico nato faticosamente dalle rivoluzioni inglesi del XVII secolo, dalla Rivoluzione francese e dalla Rivoluzione delle colonie inglesi del Nord America nel XVIII secolo, poi imposto in tutto il mondo come standard dall’Occidente a guida USA. Per democrazia si intende quindi un sistema politico collegato a un determinato sistema economico e a un ordine mondiale a guida USA, nonché a un sistema di concetti e valori che l’Occidente anglo-franco-americano ha utilizzato per affermare la propria egemonia culturale sul resto del mondo.

  • Elogio dell’antipolitica - Dalla politica alla democrazia

    di Pino Cosentino

    La contrapposizione politica-antipolitica è un topos retorico che sta conoscendo un rilancio considerevole nella pubblicistica e nel dibattito pubblico di questi anni, in coincidenza con la diffusione di movimenti antisistema che ottengono affermazioni elettorali importanti contrapponendosi all'intero mondo politico.
    Si tratta di fenomeni difficilmente inquadrabili, se non in negativo.

    Antipolitica (Garzanti Linguistica): “atteggiamento di chi è ostile alla politica, alle sue logiche, ai partiti e agli esponenti politici, ritenendoli dediti ai propri interessi personali e lontani dal perseguire il bene comune”.

    L'antipolitica sarebbe dunque un rifiuto radicale del sistema politico liberaldemocratico, della democrazia rappresentativa.
    Ma l'antipolitica può diventare una proposta positiva? L'antipolitica è destinata a restare un rifiuto infantile, una manifestazione di primitivismo irragionevole, o è la pietra su cui si costruirà il solido edificio del mondo nuovo? E quale antipolitica? Quella di Donald Trump e di Salvini, quella di Grillo, quella di Iglesias o altra ancora?

  • Elogio dell’antipolitica: dalla politica alla democrazia, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.25, settembre-ottobre 2016

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    di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.25, settembre-ottobre 2016 

    La contrapposizione politica-antipolitica è un topos retorico che sta conoscendo un rilancio considerevole nella pubblicistica e nel dibattito pubblico di questi anni, in coincidenza con la diffusione di movimenti antisistema che ottengono affermazioni elettorali importanti contrapponendosi all’intero mondo politico.

    Si tratta di fenomeni difficilmente inquadrabili, se non in negativo. Antipolitica (Garzanti Linguistica): “atteggiamento di chi è ostile alla politica, alle sue logiche, ai partiti e agli esponenti politici, ritenendoli dediti ai propri interessi personali e lontani dal perseguire il bene comune”. L’antipolitica sarebbe dunque un rifiuto radicale del sistema politico liberaldemocratico, della democrazia rappresentativa.

    Ma l’antipolitica può diventare una proposta positiva? L’antipolitica è destinata a restare un rifiuto infantile, una manifestazione di primitivismo irragionevole, o è la pietra su cui si costruirà il solido edificio del mondo nuovo? E quale antipolitica? Quella di Donald Trump e di Salvini, quella di Grillo, quella di Iglesias o altra ancora?

  • Enti locali: crisi della rappresentanza e democrazia di prossimità, di Pino Cosentino, il granello di sabbia n.18, marzo-aprile 2015

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    di Pino Cosentino, dal granello di sabbia n.18, marzo-aprile 2015  

    La Costituzione del 1948, benché fondi un sistema politico rigorosamente “rappresentativo”, apre molte porte per la partecipazione dei cittadini e delle cittadine alle decisioni politiche. Il pensiero corre subito agli articoli 71 e 75 (Proposte di Legge di iniziativa popolare e referendum abrogativi). Ma è ancor più significativo l’art. 49, che permette ai cittadini/e organizzati in partiti di determinare la politica nazionale.

    La Costituzione vede nei partiti il motore del sistema, poiché l’azione politica è in essenza azione collettiva. La crisi dei partiti ha trascinato con sé la credibilità e il prestigio della rappresentanza, mentre, anche nella produzione legislativa, si moltiplicano i richiami retorici alla partecipazione. Che ormai esiste come iniziativa individuale e/o di piccoli gruppi, mentre i grandi partiti nazionali sono assimilati alle istituzioni.

  • Esercizi di democrazia (di prossimità)

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    Della rubrica "democrazia partecipativa" a cura di Pino Cosentino 

    Marina Savoia, attac Genova, intervista:

    Carla Cappi, del consiglio nazionale di Attac, che collabora con il Comune di Vignola per l'organizzazione dei percorsi di democrazia diretta; Monica Maisani della lista Vignola Cambia, assessore alla democrazia partecipata per il Comune di Vignola, e Elena Cigolini cittadina di Vignola presente alla prima serata de ''la parola al cittadino''.

  • Esercizi di democrazia di prossimità, di Pino Cosentino e Marina Savoia, il granello di sabbia n.17, gennaio-febbraio 2015

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    di Pino Cosentino e Marina Savoia, dal granello di sabbia n.17, gennaio-febbraio 2015 

    MARINA - Nella rubrica dell’ultimo Granello si afferma che “il protagonismo popolare, attualmente inesistente, può formarsi solo attraverso percorsi di esperienze dirette, vissute personalmente”. La bella esperienza di Vignola (MO) ne è un esempio e questa intervista risponde all’ esigenza di pensare potenzialità e limiti degli strumenti partecipativi rispetto al cambiamento e al superamento dell’attuale crisi democratica. Prima di tutto, in quale contesto si è svolta a Vignola l’iniziativa “La parola ai cittadini”? CARLA - A Vignola da giugno 2014 le liste di cittadini “Vignola Cambia”, “Lista civica città di Vignola” e “Vignola per Tutti” sono passate al governo della città. Tra gli obbiettivi in programma spicca la democrazia partecipata. Si legge: Vignola mira ad essere la capitale della democrazia in Italia. È stato fatto un percorso di democrazia partecipata aperto a tutta la cittadinanza per decidere la destinazione culturale di un importante edi cio storico in fase di ristrutturazione. Entro il 2015 verrà cambiato il regolamento comunale per dare la possibilità ai cittadini di partecipare ai consigli comunali aperti con diritto di voto, e sarà inserito il referendum a quorum zero. Intanto, ha già preso avvio la pratica de ‘’la parola al cittadino’’: almeno 3 volte all’anno i cittadini vengono chiamati a fare proposte per la loro città e le 3 proposte più votate dai cittadini vengono accolte dal consiglio e messe in pratica.