attac italia

  • Programma, costi, come arrivare

    Cecina Mare 14- 16 settembre 2012

    Università estiva di Attac Italia

  • Università estiva di Attac 2014 - relatori

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    Chi sono i relatori dell'Università estiva di Attac Italia 2014

  • “Democrazia, partecipazione, autogoverno” - intervento di Pino Cosentino

    Cecina, 13 settembre 2015

    Tavola rotonda conclusiva dell'Università di Attac su: “Democrazia, partecipazione, autogoverno”

    Intervento di Pino Cosentino:

    La rivoluzione del XXI secolo.Le tre parole del titolo esprimono il contenuto delle rivoluzioni del XXI secolo dopo quella liberale del secolo XIX e quella democratica, basata sull'allargamento della platea degli elettori (suffragio universale) del XX secolo.

    Partecipazione-movimento.Si è molto diffusa la parola “partecipazione”, intendendo ogni forma di attivismo politico o (in diversi casi) anche di volontariato sociale. In questo modo però il concetto di partecipazione perde molto della sua novità e specificità, regredisce al banale significato di esserci.

    Partecipazione-istituzione. Invece è utile, per introdurre a una riflessione sul tema di oggi, considerare la Partecipazione-istituzione, che tratteremo partendo dalla questione della rappresentanza, anche qui posta da diversi relatori. I quali ne hanno parlato deplorando i limiti dei movimenti, forse sottintendendo che la scarsa loro efficacia sia dovuto all'assenza dalle sedi istituzionali.

    Il necessario salto in avanti dell'area politica alternativa (o antisistema) consisterebbe nel loro attrezzarsi come liste elettorali. Personalmente sono del parere opposto,

    Democrazia partecipativa. La Democrazia Partecipativa non è un'impossibile democrazia diretta. La rappresentanza, ossia istituzioni elettive che garantiscano stabilità e continuità, è indispensabile. Essa è una gamba della Democrazia Partecipativa. L'altra gamba è la partecipazione, ossia il coinvolgimento di tutti i cittadini, nei processi decisionali pubblici che non siano l'ordinaria amministrazione. La partecipazione, intesa ora come l'esercizio, da parte della popolazione, della sovranità, può avvenire a diversi livelli e con molteplici modalità. Ma è tale solo se è universale, come il suffragio che elegge la rappresentanza. Universale va inteso come potenzialità, allo stesso modo che chiamiamo universale il suffragio, anche quando si è recato alle urne nemmeno la metà del corpo elettorale.

    Elezioni e rappresentanza.Perché oggi la partecipazione alle elezioni non serve, anzi è dannosa? Perché un movimento di partecipazione sufficientemente sviluppato può e deve avere un lato rivolto verso le istituzioni elettive. Ma non vale l'inverso: una rappresentanza istituzionale non può creare un movimento di partecipazione. E allora si verificherà fatalmente quello che è sempre accaduto: lo scivolamento, individuale e/o collettivo, nelle compatibilità del sistema. Un po' per la forza persuasiva che sprigiona un sistema che deve rispettare i rapporti tra le parti che lo costituiscono, senza cui si verificherebbero gravi inceppamenti del suo funzionamento. Un po' per convenienza personale, perché una carica istituzionale è la porta d'ingresso verso la vera politica e quindi verso un mondo di livello superiore a quello base, quello comune in cui viviamo tutti.          

    Un cancro che corrode la democrazia. Oggi la rappresentanza è il mezzo usato dall'oligarchia per addomesticare le opposizioni e deviare le proteste su binari morti. La maggior parte della popolazione ormai l'ha capito, e guarda con diffidenza crescente alla rappresentanza, ormai sempre meno “rappresentanza” e sempre più corpo separato portatore di interessi propri.

    La rappresentanza nella Democrazia Partecipativa è (sarà) tutt'altra cosa:

    • niente privilegi
    • revocabilità da parte degli elettori, limite ai mandati
    • vincolo di mandato

    Il sistema politico che vogliamo non rinuncia alle conquiste democratiche e alle garanzie che sono frutto di lotte secolari. Cito il pluralismo politico, la divisione dei poteri, il governo della legge, l'habeas corpus, oltre naturalmente a tutti i diritti e le libertà garantite dalla nostra Costituzione.

    M5S, sinistra radicale. Vedo con preoccupazione il peso che gli eletti hanno nel M5S.

    Mentre per la sinistra questa non è una novità, ma un riassunto della sua storia e del suo declino. La sinistra in Italia è conservatrice. Ovviamente qui si parla del suo indirizzo politico, non della qualità dei suoi militanti, persone spesso eccezionali per doti umane e intellettuali.

    Le condizioni per partecipare alle elezioni. Essere un movimento di partecipazione, e avere come primo punto del programma l'abolizione i tutti i privilegi degli eletti e come secondo punto una profonda riforma dei processi decisionali pubblici, terzo punto quanto sopra viene comunque praticato dal movimento.I cui dirigenti debbono restare cittadini tra cittadini, almeno fino a quando la rivoluzione democratica non abbia prodotto i suoi effetti, avviando processi strutturali di riduzione delle disuguaglianze sociali. Finché ci saranno poteri statali e privati dotati di risorse praticamente illimitate. Il rischio (piuttosto la certezza) di una rappresentanza sganciata dall'interesse pubblico consigia di mantenere il baricentro del movimento nella partecipazione.

    Domande a noi stessi: 1) Questa è ua strategia? 2) Questo quadro è il futuro. Cosa fare per coprire lo spazio immenso che ci separa dalla meta? 3) Che c'entra la Democrazia Partecipativa con i due obiettivi di sostanza che riassumono tutti gli obiettivi, ossia: a) salvare l'ambiente; b)un modello socioeconomico che favorisca l'uguaglianza tra tutte/i.

    Risposte. 1) Strategia: Sì, questa è la strategia. La stella polare, la guida sicura, Ci permette di sapere dove stiamo andando, verso la vittoria o verso la sconfitta. L'obiettivo strategico è il governo del popolo, e dà a questa affermazione, di per sé multiuso, un contenuto preciso: governo del popolo è tale se la volontà popolare si esprime attraverso un doppio canale, quello della rappresentanza e quello della partecipazione. Afferma che questo sistema politico contraddice il principio, affermato da tutte le Costituzioni democratiche (ma soprattutto entrato ormai nel senso comune) della sovranità popolare. La sola rappresentanza è un modo per privare il popolo dei suoi diritti sovrani. Diritti inalienabili. Cè bisogno di un movimento politico che affermi chiaramente che questo sistema politico non gode di una sufficiente legittimazione. E che matta al primo punto del suo programma la riforma della rappresentanza e dei poteri legislativo ed esecutivo, che debbono di norma essere condivisi tra istituzioni elettive e popolo (tranne l'ordinaria amministrazione).

    2) Movimenti di partecipazione. Dunque si tratta di una rivoluzione. Come e cosa fare? Bisogna trasformare i movimenti, oggi per la più movimenti di opinione, in movimenti di partecipazione (cosa ben diversa dai tradizionali movimenti di massa). Caratteristiche dei movimenti si partecipazione: a) legati a uno specifico territorio, non troppo grande, che permetta la partecipazione personale; b) relazioni stabili tra le persone; c) uso frequente di inchieste; d) non più differenze alto-basso, ogni territorio non è “locale”, ma è un mondo completo, non subalterno.

    3) il “comune”. Rinvio alla discussione sul “comune”. E' questo il nesso tra democrazia partecipativa e contenuti sociali e ambientali. La democrazia partecipativa, come metodo e come fine, include gli obiettivi programmatici e può essere quell'orizzonte comune che permetta la convergenza dei movimenti.

  • 4 Dicembre: la democrazia ostacolo alla finanza

    di Marco Bersani

    Affrontare il tema del referendum costituzionale dal punto di vista tecnico-giuridico o dal punto di vista politicista delle alleanze trasversali che si prefigurano, rischia di non far cogliere la portata reale di una scadenza che è un punto di svolta nella società italiana.

    Siamo in un periodo - ormai lungo - di profonda trasformazione del modello capitalistico, che, nella sua fase della finanziarizzazione spinta, ha la necessità di rompere il “compromesso sociale” su cui è nata l'Europa, per mettere in campo una strategia di mercificazione dell'intera società, della vita delle persone e della natura.

  • BASTA AUSTERITA’! BASTA PRIVATIZZAZIONI! ACQUA, TERRA, BENI COMUNI, DIRITTI SOCIALI E DEMOCRAZIA IN ITALIA E IN EUROPA

    Appello per la costruzione di una manifestazione nazionale il 17 maggio

    Una nuova stagione di privatizzazione dei beni comuni, di attacco ai diritti sociali e alla democrazia è alle porte.

    Se la straordinaria vittoria referendaria del 2011 ha dimostrato la fine del consenso all’ideologia del “privato è bello”, e se la miriade di conflittualità aperte sulla difesa dei beni comuni e la difesa dei territori suggeriscono la possibilità e l’urgenza di un altro modello sociale, la crisi, costruita attorno alla trappola del debito pubblico, ha riproposto con forza e ferocia l’ideologia del “privato è obbligatorio e ineluttabile”.

    L’obiettivo è chiaro: consentire all’enorme massa di denaro accumulata sui mercati finanziari di potersi impossessare della ricchezza sociale del Paese, imponendo un modello produttivo contaminante, mercificando i beni comuni e alienando i diritti di tutti.

    Le conseguenze sono altrettanto chiare: un drammatico impoverimento di ampie fasce della popolazione, sottoposte a perdita del lavoro, del reddito, della possibilità di accesso ai servizi, ai danni ambientali e ai conseguenti impatti sulla salute, con preoccupanti segnali di diffusione di disperazione individuale e sociale.

    Il Governo Renzi, sostenuto dall’imponente grancassa dei mass-media e in piena continuità con gli esecutivi precedenti, sta accelerando l’approfondimento delle politiche liberiste, rendendo irreversibile, attraverso il decreto Poletti e il Job Act, la precarietà del lavoro e della vita delle persone; continuando a comprimere gli spazi democratici delle comunità costrette a subire gli effetti delle devastazioni ambientali, delle grandi opere, dei grandi eventi e delle speculazione finanziaria e immobiliare; mettendo a rischio, attraverso i tagli alla spesa, il diritto alla salute, alla scuola e all’università, e la conservazione della natura e delle risorse.

    Dentro questo disegno, viene messa in discussione la stessa democrazia, con una nuova spinta neoautoritaria che toglie rappresentatività alle istituzioni legislative (in particolare la nuova legge elettorale “Italicum”) ed aumenta i poteri del Governo e del Presidente del Consiglio, e con l’attacco alla funzione pubblica e sociale degli enti locali.

    Tutto ciò in piena sudditanza con i vincoli dell’elite politico-finanziarie che governano l’Unione Europea e che, le politiche di austerità, i vincoli monetaristi imposti dalla BCE, il patto di stabilità, il fiscal compact e l’imminente trattato di libero scambio USA-UE (TTIP), cercano di imporre la fine di qualsivoglia stato sociale e la piena mercificazione dei beni comuni.

    A tutto questo è giunto il momento di dire basta.

    In questi anni, dentro le conflittualità aperte in questo paese, sono maturate esperienze di lotta molteplici e variegate ma tutte accomunate da un comune sentire: non vi sarà alcuna uscita dalla crisi che non passi attraverso una mobilitazione sociale diffusa per la riappropriazione sociale dei beni comuni, della gestione dei territori, della ricchezza sociale prodotta, di una nuova democrazia partecipativa.

    Sono esperienze che, mentre producono importantissime resistenze sui temi dell’acqua, dei beni comuni e della difesa del territorio, dell’autodeterminazione alimentare, del diritto all’istruzione, alla salute e all’abitare, del contrasto alla precarietà della vita e alla mercificazione della società, prefigurano la possibilità di una radicale inversione di rotta e la costruzione di un altro modello sociale e di democrazia.

    Vogliamo fermare la nuova stagione di privatizzazioni, precarietà e devastazione ambientale.

    Vogliamo costruire assieme un nuovo futuro.

    Vogliamo collegarci alle diffuse mobilitazioni europee, per affermare la difesa dei beni comuni nella dimensione continentale, a partire dal semestre italiano di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea.

    Vogliamo costruire un appuntamento collettivo che nasca in ogni territorio dentro momenti di confronto e iniziative reticolari, che, a partire da oggi, mettano in campo reti e associazioni, comitati, movimenti e organizzazioni sociali per arrivare tutte e tutti assieme ad una grande manifestazione nazionale a Roma per sabato 17 Maggio, con partenza da Piazza della Repubblica alle ore 14.00.

    Stop privatizzazioni - Stop precarietà - Stop devastazione ambientale

    Per la riappropriazione sociale dell’acqua, dei beni comuni, del territorio

    Per la difesa e l’estensione dei servizi pubblici e dei diritti sociali

    Stop fiscal compact - Stop pareggio di bilancio e patto di stabilità - Stop TTIP

    Per la riappropriazione delle risorse e della ricchezza sociale

    Per la difesa e l’estensione della democrazia

  • COMUNE PER COMUNE, RIPRENDIAMOCI CIO’ CHE CI APPARTIENE, Livorno 23.1.16

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  • Elogio dell’antipolitica - Dalla politica alla democrazia

    di Pino Cosentino

    La contrapposizione politica-antipolitica è un topos retorico che sta conoscendo un rilancio considerevole nella pubblicistica e nel dibattito pubblico di questi anni, in coincidenza con la diffusione di movimenti antisistema che ottengono affermazioni elettorali importanti contrapponendosi all'intero mondo politico.
    Si tratta di fenomeni difficilmente inquadrabili, se non in negativo.

    Antipolitica (Garzanti Linguistica): “atteggiamento di chi è ostile alla politica, alle sue logiche, ai partiti e agli esponenti politici, ritenendoli dediti ai propri interessi personali e lontani dal perseguire il bene comune”.

    L'antipolitica sarebbe dunque un rifiuto radicale del sistema politico liberaldemocratico, della democrazia rappresentativa.
    Ma l'antipolitica può diventare una proposta positiva? L'antipolitica è destinata a restare un rifiuto infantile, una manifestazione di primitivismo irragionevole, o è la pietra su cui si costruirà il solido edificio del mondo nuovo? E quale antipolitica? Quella di Donald Trump e di Salvini, quella di Grillo, quella di Iglesias o altra ancora?

  • Esercizi di democrazia (di prossimità)

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    Della rubrica "democrazia partecipativa" a cura di Pino Cosentino 

    Marina Savoia, attac Genova, intervista:

    Carla Cappi, del consiglio nazionale di Attac, che collabora con il Comune di Vignola per l'organizzazione dei percorsi di democrazia diretta; Monica Maisani della lista Vignola Cambia, assessore alla democrazia partecipata per il Comune di Vignola, e Elena Cigolini cittadina di Vignola presente alla prima serata de ''la parola al cittadino''.

  • Fermate il mondo: voglio scendere!

    il granello di sabbia aprile 2015

    Per scaricare il pdf, cliccare sull'immagine qui sopra

     

    EDITORIALE:
    Fermate il mondo. Voglio scendere!
    di Vittorio Lovera | Attac Italia

    Il senso della Grecia per l’Europa
    di Alfonso Gianni

    Grecia: perchè non bisogna pagare il debito
    di Chiara Filoni

    Dalla Libia all’Ucraina passando per la Grecia
    di Roberto Musacchio

    Minerali clandestini: 2015 o (ancora) morte
    di Monica Di Sisto

    Da “Je suis Charlie” a shock economy
    di Raphael Pepe

    Il fallimento della finanza
    di Andrea Baranes

    Il nuovo ruolo politico della BCE
    di Roberto Errico

    TTIP una battaglia che si può vincere
    di Marco Bersani

    Appello 18A

    La strisciante privatizzazione della sanità
    di Antonio De Lellis

    RUBRICHE

    auditoria del debito
    Il Popolo Vive
    di Antonio De Lellis

    democrazia partecipativa
    Geopolitica della partecipazione
    di Pino Cosentino

    Enti locali: crisi della rappresentanza e nuova democrazia di prossimità
    di Pino Cosentino

    il fatto del mese
    Guardare l’Europa per capire l’Italia
    di Marco Schiaffino

  • Geopolitica, conflitti sociali, democrazia partecipativa: dalla partecipazione all’autodeterminazione (II)

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    A cura di Pino Cosentino

    “Autodeterminazione”: è parola generalmente usata per indicare il diritto dei popoli di decidere liberamente il proprio sistema di governo e tutto ciò che riguarda la propria organizzazione sociale. È evidente che, senza autodeterminazione, la partecipazione come esercizio di sovranità non ha alcun senso. Se l’obiettivo strategico è “il governo del popolo”, la partecipazione, ossia il popolo organizzato in soggetto collettivo, non deve riconoscere nessun ente a sé superiore. Siamo però così abituati a pensare che il potere scenda dall’alto, che ci risulta difficile concepire un potere che salga dal basso, dalle comunità locali.

  • Geopolitica, conflitti sociali, democrazia partecipativa. Dalla partecipazione all'autodeterminazione.

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    a cura di Pino Cosentino

     Mentre il panorama continua a incupirsi, cresce la voglia di scorgere una luce di speranza, antidoto alla depressione e sprone all’azione.

    Il governo del popolo (non “per il popolo”) appare un miraggio che si allontana ogni giorno, diviene sempre più difficile credere che la corrente possa invertirsi. Ma ciò che più demoralizza e demotiva è l’impossibilità di definire in positivo quello che vogliamo:

    [...] Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
    sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
    Codesto solo oggi possiamo dirti,
    ciò che non siamo, ciò che non vogliamo.

    Questi famosi versi di Montale, uomo alieno da impegni politici, sebbene vigorosamente antifascista, basterebbero tuttavia a fare di lui un nostro “compagno di strada” (ad honorem).

    Questa condizione, quanto poeticamente è di sicuro impatto e gradimento, tanto è devastante politicamente. Se ci si allontana da obiettivi immediati, se si indaga sul punto non dico di arrivo, ma di svolta, quello che si ottiene è “qualche storta sillaba e secca come un ramo”.

  • I tre cardini del rinnovamento costituzionale

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    di Gaetano Azzariti

    Riforme. Proporzionale, parlamento e governo, la triplice sfida aperta il 4 dicembre. Le sorti della democrazia partecipativa sono legate a quelle della democrazia rappresentativa. Per accorciare le distanze tra politica e cittadini non basta la legge elettorale.
    È tempo di ripensare le forme reali della democrazia costituzionale. C’è bisogno di ritrovare il fondamento pluralista e conflittuale che la qualifica. È necessario guardare alla realtà divisa, alle lacerazioni che colpiscono i corpi delle persone concrete.
    Dobbiamo abbandonare i falsi miti per costruire il futuro. Abbiamo bisogno di quel che Stefano Rodotà ha definito un «costituzionalismo dei bisogni».

  • Il diritto all’acqua come paradigma della democrazia costituzionale

    di Alice Cauduro

    La riforma costituzionale dell’aprile 2016 incide sulla seconda parte della Costituzione della Repubblica italiana: indebolisce la rappresentanza, depotenzia direttamente gli strumenti di democrazia diretta, altera il rapporto tra i poteri dello Stato e quello tra i diversi livelli di governo del territorio. Nel complesso questa riforma modifica in maniera significativa l’assetto istituzionale della nostra democrazia. Si pensi, ad esempio:

    1) alla “clausola di supremazia”, che consente allo Stato di intervenire in via legislativa in materie di competenza regionale per ragioni di interesse nazionale, per l'unità giuridica o economica del Paese,

    2) al “voto a data certa”, con cui il Governo potrà chiedere alla Camera di iscrivere con priorità di discussione all'ordine del giorno un disegno di legge che ritiene essenziale per l’attuazione del suo programma, alterando così i meccanismi di produzione legislativa e i rapporti tra Governo e Parlamento,

    3) alla perdita di rappresentatività del Senato e alla confusione della doppia carica dei senatori,

    4) alla triplicazione del numero delle firme necessarie per presentare un proposta di legge di iniziativa popolare,

    5) alla previsione della promozione della concorrenza tra le materie di legislazione esclusiva statale.

    Di fronte a queste modifiche costituzionali, in che termini i movimenti in lotta per i diritti sociali sono coinvolti in una riforma che (solo apparentemente) non modifica (direttamente) la prima parte della Costituzione, dedicata ai diritti? 

  • Il Governo Renzi e la Funicolare - n.16, novembre dicembre 2014

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    di Pino Cosentino

    Con questo quinto articolo dedicato alla democrazia partecipativa proverei ad abbozzare un punto sul percorso compiuto fin qui. Invece di riorganizzare i ragionamenti sviluppati nei quattro articoli precedenti, compito che lascio volentieri all'avveduto/a lettore/lettrice, proverei a metterli alla prova, utilizzandoli per un'analisi non convenzionale di questa fase politica.

  • Il nuovo Statuto di Vignola: un inno alla democrazia

    di Pino Cosentino

    Alla fine di giugno il Comune di Vignola (prov. di Modena, 25.200 abitanti) ha approvato un nuovo Statuto. L'innovazione è l'inserimento di un nuovo Titolo II (Istituti di partecipazione e di democrazia diretta), che è un piccolo trattato sulla partecipazione politica, e insieme un vademecum per chi voglia seriamente mettersi al lavoro in tal senso. Vincendo il triste sentimento di aridità che testi giuridici come uno statuto trasmettono al lettore, gli articoli dal 5 al 27 meritano di essere studiati a fondo.

  • Il ruolo chiave degli Enti locali per l’uscita dalla crisi di sistema - n.16, novembre dicembre 2014

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    di Marco Bersani

    Gli enti locali sono, e sempre più saranno in futuro, uno dei luoghi di precipitazione della crisi sistemica, nella quale le politiche di austerity hanno imprigionato il continente europeo.

  • Il vero quesito: Approvate di spegnere la politica e non opporvi al potere?

    di Raniero La Valle

    Discorso tenuto il 7 dicembre 2015 nella Sala consiliare della Provincia a Matera.

    Mentre in Italia, nel mondo, nel Mediterraneo, in Siria, a Calais c’è tanta disperazione, noi siamo costretti a devolvere due mesi della nostra vita privata, e se non della nostra vita privata, della nostra vita pubblica, al referendum per cambiare la Costituzione.

    Questo referendum è stato caricato, da chi pretende l’approvazione della riforma, di significati epocali. Lasciamo stare i catastrofismi di chi dice che se non vince il Sì ci sarà una crisi come quella del ’29 con la gente che si suicida per la strada. È vero però che il 4 dicembre è stato enfatizzato come lo spartiacque da cui tutto dipende. Renzi ci aveva messo perfino la testa di presidente del Consiglio, anzi aveva messo in palio, come in “Lascia o raddoppia”, la sua stessa carriera politica; poi se ne è pentito e ora questo non lo dice più “nemmeno sotto tortura”.

    Però non pensa ad altro. Di fatto ha smesso di governare, perché notte e giorno non fa che dedicarsi, in ogni TV e in centinaia di comizi, alla propaganda per il Sì. Questo vuol dire che la cosa è veramente importante anche per noi; forse davvero il 4 dicembre è uno spartiacque.

  • La “democrazia” in salsa renziana: l’esempio delle elezioni metropolitane

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    (Foto de "Il Fatto Quotidiano")

    di Alessandro Braga 

    Che la riforma costituzionale vada ad abolire il Senato, è ormai chiaro a tutti che sia una falsità. Il Senato non viene abolito. Semplicemente, cambia la sua funzione (e qui bisognerebbe aprire un’ampissima parentesi sul superamento del bicameralismo). Ma, soprattutto, cambia la sua composizione e il suo metodo di elezione. Non più diretta, come è ora, ma di “secondo livello”.

  • La democrazia (partecipativa) può abolire la guerra?

    di Pino Cosentino

    La maggiore sfida dei prossimi decenni consisterà nell'immaginare, progettare e implementare le condizioni che permettano di ridurre il ricorso alla forza e alla violenza di massa fino alla completa disapplicazione di questi metodi”. (dal discorso di Gino Strada alla cerimonia di consegna dei Nobel alternativi, Stoccolma, 30 novembre 2015).

    Chi ha seguito almeno un po' questa rubrica avrà ben chiaro, se non lo sapeva già per proprio conto, che la democrazia partecipativa è una specifica architettura istituzionale. Quindi nulla di generico o ornamentale, come potrebbe essere l'impressione ricavata da fiumi di retorica “partecipativa” tanto abbondanti quanto inconsistenti.

    Essa è una forma di governo che sostituisce quella esistente, non la integra. Ma perché essa possa risolvere la questione posta da Gino Strada occorre compiere ancora un passo avanti.

  • La democrazia diretta e partecipativa oggi in Italia

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    di Federico Bonollo
    Comitato Più Democrazia Venezia

    IL SIGNIFICATO DEI TERMINI

    La prima cosa da fare, quando si inizia un discorso, è mettersi d’accordo sul significato dei termini. Spesso le parole hanno più di un significato, se usate in senso lato o in senso stretto, altre volte vengono usate in maniera inappropriata, per malafede o ignoranza. Ecco i significati delle parole che userò in questo scritto:

    Democrazia diretta: si ha quando lo strumento è attivabile dai cittadini ed il risultato è un voto oppure una decisione vincolante. (Ad esempio le proposte di legge popolare oppure i referendum propositivi.)

    Democrazia partecipativa: avviene con l’uso degli strumenti utili a raccogliere pareri e opinioni, stimolando la collaborazione tra cittadini e rappresentanti, oppure il cui risultato sia una decisione ma che è promossa dai politici. (Ad esempio il bilancio partecipato oppure il referendum consultivo).

    Democrazia: Struttura ideale di governo di una società che si fonda sul principio della sovranità popolare, sulla garanzia delle libertà e su di una concezione egualitaria dei diritti civili, politici e sociali dei cittadini.

    Come potete notare, la discriminante è la facoltà o meno, da parte dei cittadini, di attivare lo strumento e di giungere ad una votazione.