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  • Banche Impopolari

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    di Marco Bersani

    Molto si è già detto e scritto sul decreto legge approvato dal governo Renzi che impone alle Banche Popolari con asset superiori a 8 miliardi la trasformazione nell’arco di 18 mesi in Società per azioni.

    Dall’utilizzo della decretazione senza le caratteristiche di urgenza e necessità (essendo l’unica urgenza in campo quella personale del premier di presentarsi in Europa con un nuovo coniglio estratto dal cappello) alla subalternità della politica agli interessi dei grandi capitali finanziari, che infatti festeggiano in Borsa il nuovo succulento boccone messo a cuocere in pentola per loro.

    In un paese che negli ultimi 25 anni è riuscito a produrre la performance, unica al mondo, di passare da un controllo pubblico sul sistema bancario pari al 74,5% (1992) allo zero odierno, la trasformazione della natura delle Banche Popolari (per ora solo le più grosse ed appetibili) dimostra la perseveranza senza soluzione di continuità con cui si cerca di smantellare ogni funzione pubblica e sociale del sistema finanziario.

    «Ci sono troppi banchieri e facciamo poco credito alle imprese e alle famiglie” ha dichiarato impavido Renzi. Peccato che, dati alla mano, il provvedimento vada a colpire proprio l'unico settore che, al contrario, proprio durante la crisi ha aumentato il credito alle famiglie e alle piccole imprese.

  • La magnitudo delle banche

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    di Marco Bersani (*)

    Nell’epoca del capitalismo finanziarizzato anche i terremoti non sono tutti uguali. Esistono quelli classici, conosciuti da tutti per esperienza personale diretta o indiretta, e che originano da punti profondi della crosta terrestre, generando scosse devastanti: provocano morti, distruzioni, fratture di continuità sociale, angosce e solitudini. Sono conosciuti e studiati da secoli, anche se ogni volta che ne accade uno, la capacità di prevenzione e di intervento nel nostro Paese sembra tornare all'anno zero.

  • Tutti al capezzale del Montepaschi

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    Che le banche italiane non godano di buona salute è ormai noto da tempo. Esse sono state principalmente danneggiate dalla controproduente gestione della crisi economica che, specialmente a partire dal 2010, le autorità italiane ed europee hanno adottato. Sono, semplificando, malate di euro.