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  • La storia di Rojava, società utopica curda al confine dei territori dell’ISIS

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    Combattenti della forza armata Ypj, conosciuta anche come Unità di protezione delle Donne. Credit: Rodi Said

    La storia di Rojava, società utopica curda al confine dei territori dell’ISIS*
    Come una regione autonoma curda nel nord della Siria è riuscita a ottenere democrazia, parità di genere e laicità nel bel mezzo dell'estremismo religioso dell'Isis
    di Antonella Gugliersi

    * fonte: http://www.tpi.it/mondo/siria/rojava-societa-curdi-parita-genere

    In Siria esiste una società autonoma non riconosciuta ufficialmente né dal regime di Bashar al-Assad, né dalle Nazioni Unite e nemmeno dalla Nato: Rojava è uno stato di fatto, situato su una striscia di terra nel nord della Siria grande quanto lo stato americano del Connecticut e abitato da 4,6 milioni di curdi. La regione produce 15mila barili di petrolio al giorno, che viene venduto alla gente locale e all’amministrazione di Assad per finanziare parte della guerra contro l’Isis.

  • Appello per la manifestazione del 26 novembre a Roma: Ni una menos! Non una di meno!

    Ni una menos! Non una di meno!
    Tutte insieme contro la violenza maschile sulle donne
    Verso una grande manifestazione: il 26 Nov tutte a Roma!

    Il 25 novembre è la giornata internazionale per l’eliminazione della violenza sulle donne. Vogliamo che sabato 26 novembre Roma sia attraversata da un corteo che porti tutte noi a gridare la nostra rabbia e rivendicare la nostra voglia di autodeterminazione.

  • Critica all'economia della crescita (Femminist Style) - n.16, novembre dicembre 2014

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    di Maria G. Di Rienzo

    L’economia (cioè il capitalismo), come molte altre discipline accademiche, è di solito descritta come una «zona di pensiero» neutrale, priva di pregiudizi. In realtà, l’economia della crescita e il suo famigerato PIL(prodotto interno lordo)sono del tutto scollegati al benessere delle persone. L’ingresso in questa «disciplina» di persone provenienti da ambiti diversi e della cosiddetta «economia femminista» (che vanta nomi come Marilyn Waring o Vandana Shiva, ma conta pensatori e sostenitori di sesso maschile) ha cambiato un po’ il quadro, mettendo in luce gli assunti arbitrari di diverse teorie e dogmi. E questo non è gradito dagli economisti tradizionali: ce ne faremo una ragione.
  • Il non–pagamento femminista del debito

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    di Iolanda Fresnillo (Plataforma Auditorìa Ciudadana de la deuda y Cooperativa Ekona). Traduzione dell'articolo originale pubblicato su El Salto a cura di Fiorella Bomé   

    Parlare di debito vuol dire parlare di sovranità. Una sovranità della quale, noi «debitrici», siamo state private dai creditori attraverso la «debitocrazia» in cui stiamo vivendo.

    Si parla di «debitocrazia» allorquando il pagamento del debito è prioritario rispetto ai bisogni fondamentali della popolazione, allorquando il rispetto delle esigenze e delle attese dei mercati finanziari è più importante del rispetto dei diritti economici, sociali e culturali del popolo. Questa debitocrazia si è trasformata in strumento di spoliazione della sovranità politica, economica, sociale, territoriale e riproduttiva dei popoli. Si tratta di una spoliazione che dal punto di vista del genere non è affatto neutrale.

    L’applicazione delle misure di austerità imposte dalla debitocrazia non significa soltanto una perdita di diritti sociali, una precarizzazione del lavoro, un aumento della povertà – che colpisce più fortemente le donne – e un'intensificazione delle diseguaglianze (di cui quelle di genere), ma anche un aumento del carico di lavoro nell'ambito della cura e della riproduzione, in gran parte fondamentalmente assunte dalle donne.

  • Il Rapporto Ombra 2014 sulla situazione delle donne in Italia

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    di Debora Angeli - COSPE

    Il Rapporto è stato presentato il 24 ottobre scorso presso la Casa Internazionale della Donna a Roma.

  • L'8 marzo la marea femminista torna nelle strade: noi scioperiamo!

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    di NONUNADIMENO

    Il prossimo 8 marzo la marea femminista tornerà nelle strade di tutto il mondo con lo sciopero globale delle donne.

    Il rifiuto della violenza maschile in tutte le sue forme e la rabbia di chi non vuole esserne vittima si trasformeranno in un grido comune: da #metoo a #wetoogether.

    Sarà sciopero femminista perchè pretendiamo una trasformazione radicale della società: scioperiamo contro la violenza economica, la precarietà e le discriminazioni. Sovvertiamo le gerarchie sessuali, le norme di genere, i ruoli sociali imposti, i rapporti di potere che generano molestie e violenze. Rivendichiamo un reddito di autodeterminazione, un salario minimo europeo e un welfare universale, garantito e accessibile. Vogliamo autonomia e libertà di scelta sui nostri corpi e sulle nostre vite, vogliamo essere libere di muoverci e di restare contro la violenza del razzismo istituzionale e dei confini.

    Sappiamo che scioperare è sempre una grandissima sfida, perché ci scontriamo con il ricatto di un lavoro precario o di un permesso di soggiorno. Sappiamo quanto è difficile interrompere il lavoro informale, invisibile e non pagato che svolgiamo ogni giorno nel chiuso delle case, nei servizi pubblici e privati, per le strade. Sappiamo che scioperare può sembrare impossibile quando siamo isolate e divise. Sappiamo che il diritto di sciopero subisce quotidiane restrizioni.

  • La ribellione invisibile delle donne - n.16, novembre dicembre 2014

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    di Gustavo Esteva*

    Entro in punta di piedi in questo libro, con la sensazione di usurpare uno spazio che non mi spetta. Anche qui dovrebbe esserci una donna! Ringrazio Laura Fano Morrissey per avermi offerto la possibilità di questa intrusione, che ho accettato perché la materia di cui tratta non è solo un affare di donne. In realtà, non vedo niente di più importante nel mondo di oggi, sia per le donne che per gli uomini, che occuparsi a fondo, senza riserve, di una questione che non si può etichettare semplicemente come ‘studi di genere’.

  • NON SUI NOSTRI CORPI: 26 novembre tutte a Roma

    di Daniela Amato - Centro Donna L.I.S.A. Roma

    In questi mesi abbiamo assistito a straordinarie manifestazioni di donne scese in piazza in ogni parte del mondo per dire basta alla violenza e al femminicidio e rivendicare l’autodeterminazione femminile. 

    In Polonia, migliaia di donne vestite di nero hanno manifestato, il 1 ottobre e nello sciopero generale da loro indetto il 3 ottobre, contro un disegno di legge che intendeva vietare qualsiasi forma di aborto. In un paese dove la legge esistente è già fortemente restrittiva, la proposta prevedeva l’equiparazione dell’embrione a una persona, criminalizzando così la donna che avrebbe ricorso all’aborto fino all’accusa di omicidio. Le donne hanno scioperato lasciando il posto di lavoro o l’università, non hanno fatto la spesa, non hanno cucinato né lavato i panni, non hanno portato i figli a scuola. L’hanno chiamata “Protesta Nera” e hanno vinto la partita: il parlamento polacco ha votato a maggioranza per respingere definitivamente questa proposta di legge.

  • Questioni di Genere

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    Sommario

  • SCIOPERO GLOBALE DELLE DONNE: 8 punti per l’8 marzo. NonUnaDiMeno

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    di Alessandra Filabozzi

    Il 26 novembre a Roma migliaia di donne, autorganizzate, hanno partecipato ad una enorme manifestazione femminista nazionale per l’eliminazione della violenza maschile contro le donne “Non una di meno”. Giornata oscurata e ignorata dalla stampa. Il giorno dopo, migliaia di donne continuavano ad incontrarsi per iniziare a discutere di come costruire un Piano nazionale femminista contro la violenza, e hanno continuato a farlo a Bologna, il 4 e 5 febbraio 2017. Ci siamo confrontate negli 8 tavoli tematici individuati come centrali per la stesura del piano e abbiamo condiviso percorsi e pratiche verso lo sciopero globale delle donne dell’otto marzo.

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