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  • Debito e diseguaglianze: basi del capitalismo finanziarizzato

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    di Marco Bersani

    Il debito e le disuguaglianze costituiscono la cifra del capitalismo nell’epoca della sua finanziarizzazione spinta. Tale connubio è innanzitutto evidente per via empirica: dall’inizio della crisi globale ad oggi, vi è stato, in tutti i paesi industrializzati, un consistente aumento dell’indice di Gini (che misura la disuguaglianza sociale) e contemporaneamente un innalzamento costante del debito pubblico.

    Si tratta tuttavia di un connubio molto più strutturale di quanto si pensi, al punto che entrambi i poli si alimentano l’un l’altro in un circolo vizioso, che, senza l’introduzione di una forte discontinuità, può rivelarsi senza fine.

  • La magnitudo delle banche

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    di Marco Bersani (*)

    Nell’epoca del capitalismo finanziarizzato anche i terremoti non sono tutti uguali. Esistono quelli classici, conosciuti da tutti per esperienza personale diretta o indiretta, e che originano da punti profondi della crosta terrestre, generando scosse devastanti: provocano morti, distruzioni, fratture di continuità sociale, angosce e solitudini. Sono conosciuti e studiati da secoli, anche se ogni volta che ne accade uno, la capacità di prevenzione e di intervento nel nostro Paese sembra tornare all'anno zero.

  • Per una finanza bene comune

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    di Nicoletta Dentico

    La crisi finanziaria che ha fatto irruzione nelle nostre vite dieci anni fa ha inesorabilmente mutato il mondo in cui viviamo. Nonostante i segnali di ripresa siano reali - e sempre annunciati con una certa enfasi imbonitoria nel nostro Paese - le ferite umane e sociali della prima crisi economico-finanziaria a effetti planetari sono ancora aperte, e di non facile rimarginazione. Che ci piaccia o no, e non ci piace affatto, il rilancio dell’economia che gli esperti raccontano è molto labile e disomogeneo. I guadagni del mercato sono distribuiti in modo iniquo. Per la maggior parte di quanti sono stati affossati dalle dinamiche della crisi non si registrano particolari spiragli in vista. Le macerie imprenditoriali di un decennio vissuto pericolosamente, quelle, si vedono molto bene invece.

  • Strategie - Proprietà o profitto?


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     di Pino Cosentino

    Tutto il movimento intellettuale e sociale che nell'Ottocento europeo si sviluppa contestando il capitalismo e trovando una sua prima sistemazione nel Manifesto del Partito Comunista individua il nemico nella proprietà. E' rimasta proverbiale la frase d Proudhon “la proprietà è un furto” (“la propriété, c'est le vol”).

    Nel Manifesto Marx accoglie in pieno questa tesi. I proletari “non hanno da perdere che le loro catene”, ergo la proprietà è un solco profondo, che separa nettamente il campo della classe oppressa e sfruttata da quello degli oppressori. Da qui l'obiettivo strategico assegnato alla rivoluzione che libererà il proletariato, e con esso tutta l'umanità: l'abolizione della proprietà privata dei mezzi di produzione.

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