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  • Il diritto all’acqua come paradigma della democrazia costituzionale

    di Alice Cauduro

    La riforma costituzionale dell’aprile 2016 incide sulla seconda parte della Costituzione della Repubblica italiana: indebolisce la rappresentanza, depotenzia direttamente gli strumenti di democrazia diretta, altera il rapporto tra i poteri dello Stato e quello tra i diversi livelli di governo del territorio. Nel complesso questa riforma modifica in maniera significativa l’assetto istituzionale della nostra democrazia. Si pensi, ad esempio:

    1) alla “clausola di supremazia”, che consente allo Stato di intervenire in via legislativa in materie di competenza regionale per ragioni di interesse nazionale, per l'unità giuridica o economica del Paese,

    2) al “voto a data certa”, con cui il Governo potrà chiedere alla Camera di iscrivere con priorità di discussione all'ordine del giorno un disegno di legge che ritiene essenziale per l’attuazione del suo programma, alterando così i meccanismi di produzione legislativa e i rapporti tra Governo e Parlamento,

    3) alla perdita di rappresentatività del Senato e alla confusione della doppia carica dei senatori,

    4) alla triplicazione del numero delle firme necessarie per presentare un proposta di legge di iniziativa popolare,

    5) alla previsione della promozione della concorrenza tra le materie di legislazione esclusiva statale.

    Di fronte a queste modifiche costituzionali, in che termini i movimenti in lotta per i diritti sociali sono coinvolti in una riforma che (solo apparentemente) non modifica (direttamente) la prima parte della Costituzione, dedicata ai diritti? 

  • Si scrive no, si legge democrazia

    di Paolo Carsetti (Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua)

    E' oramai evidente come l'esito referendario del 2011 sia stato disconosciuto per poi attuare, da tutti i governi succedutisi alla guida del Paese, un piano volto alla sua concreta sterilizzazione. Con ciò, di fatto, si giunge a svilire la volontà popolare espressa dalla maggioranza assoluta del popolo italiano producendo così un pericoloso vulnus democratico.

    L'esperienza concreta di questi anni ha messo in evidenza come sia in atto una gravissima crisi democratica, che si manifesta a tutti i livelli, con lo svuotamento dei poteri delle assemblee elettive ed il ridursi dei consigli comunali a luoghi dove si ratificano semplicemente le decisioni prese in altre sedi.

    L'inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio ha sancito, di fatto, l'assoggettamento al dogma neoliberista della politica economica del nostro Paese e la sua subordinazione agli indirizzi sanciti con la linea dell'austerità a livello europeo.

    La crisi economico-finanziaria e la conseguente logica del debito sono diventati gli alibi attraverso i quali imporre, a diversi livelli, poteri tecnici e polizieschi. 

    I vincoli di bilancio diventano prioritari rispetto alla garanzia dei diritti fondamentali.

    Così, ciò che era socialmente inaccettabile, ovvero privatizzazioni dei servizi, vendita del patrimonio pubblico, restringimento degli spazi di democrazia, diviene politicamente inevitabile anche perché interiorizzato da gran parte delle forze politiche che governano sia a livello nazionale che locale.

    Si sperimentano pratiche di eccezionalità giuridica che vanno dalla creazione di status emergenziali ai super poteri commissariali, passando per dispositivi di controllo prefettizio.

    Per queste ragioni, da diverso tempo, il movimento per l'acqua ha condiviso la necessità di un rilancio della propria iniziativa anche a partire dal tema della democrazia, riconosciuto come uno degli elementi basilari di connessione con gli altri movimenti e soggetti che si battono per il cambiamento.