attac italia

  • Le ragioni del NO

    00 coverOK RagioniNo 400x584

    di Duccio Facchini

    Ricordati che le costituzioni non si stracciano ad uno spirare del vento”, si era premurato di suggerire Pietro Ingrao all’elettore chiamato alle urne dell’ultimo referendum costituzionale, il 25 e 26 giugno di dieci anni fa. Erano i tempi della “riforma Berlusconi-Bossi”, respinta dalla maggioranza dei votanti. Nel 2016, come un incubo ricorrente, riemerge il desiderio “particolare” di piegare la Costituzione a propria immagine e somiglianza. La maggioranza pro-tempore pretende di specchiarcisi, ritrovando la sua personalissima “visione del futuro del Paese”. Ma Ingrao aveva messo in guardia: lo spirare del vento, ovvero i manifesti politici di (qualsiasi) Governo, non c’entra nulla con la Carta. Questa è nata per limitare il potere, non per diramarne le ricette. 

  • 4 Dicembre: la democrazia ostacolo alla finanza

    di Marco Bersani

    Affrontare il tema del referendum costituzionale dal punto di vista tecnico-giuridico o dal punto di vista politicista delle alleanze trasversali che si prefigurano, rischia di non far cogliere la portata reale di una scadenza che è un punto di svolta nella società italiana.

    Siamo in un periodo - ormai lungo - di profonda trasformazione del modello capitalistico, che, nella sua fase della finanziarizzazione spinta, ha la necessità di rompere il “compromesso sociale” su cui è nata l'Europa, per mettere in campo una strategia di mercificazione dell'intera società, della vita delle persone e della natura.

  • Editoriale: “Voglio cambiare davvero, quindi voto NO!”

    Vota No

    di Vittorio Lovera

    Siccome siamo, davvero e da sempre, per il cambiamento, il 4 dicembre, convinti e determinatissimi intendiamo contribuire al successo del NO al Referendum sulla riforma costituzionale.

    Questo Granello è interamente dedicato a contrastare l’ennesimo tentativo di determinare, in nome di un presunto cambiamento, una “riforma” costituzionale insensata, pasticciata, incomprensibile e soprattutto anti-democratica, che nulla ha a che fare con la modernizzazione del sistema Paese. Una riforma pensata, ideata e realizzata proprio per dare continuità al passato, per restringere lo spazio democratico, per ampliare il ruolo e il potere delle segreterie dei partiti, per foraggiare le solite lobbies imprenditoriali e finanziarie. Ai cittadini e cittadine, in nome del “cambiamento”, viene ulteriormente sottratta la possibilità di partecipare alle decisioni e di vedere rispettati i diritti che l’attuale Carta Costituzionale garantisce.

  • Il diritto all’acqua come paradigma della democrazia costituzionale

    di Alice Cauduro

    La riforma costituzionale dell’aprile 2016 incide sulla seconda parte della Costituzione della Repubblica italiana: indebolisce la rappresentanza, depotenzia direttamente gli strumenti di democrazia diretta, altera il rapporto tra i poteri dello Stato e quello tra i diversi livelli di governo del territorio. Nel complesso questa riforma modifica in maniera significativa l’assetto istituzionale della nostra democrazia. Si pensi, ad esempio:

    1) alla “clausola di supremazia”, che consente allo Stato di intervenire in via legislativa in materie di competenza regionale per ragioni di interesse nazionale, per l'unità giuridica o economica del Paese,

    2) al “voto a data certa”, con cui il Governo potrà chiedere alla Camera di iscrivere con priorità di discussione all'ordine del giorno un disegno di legge che ritiene essenziale per l’attuazione del suo programma, alterando così i meccanismi di produzione legislativa e i rapporti tra Governo e Parlamento,

    3) alla perdita di rappresentatività del Senato e alla confusione della doppia carica dei senatori,

    4) alla triplicazione del numero delle firme necessarie per presentare un proposta di legge di iniziativa popolare,

    5) alla previsione della promozione della concorrenza tra le materie di legislazione esclusiva statale.

    Di fronte a queste modifiche costituzionali, in che termini i movimenti in lotta per i diritti sociali sono coinvolti in una riforma che (solo apparentemente) non modifica (direttamente) la prima parte della Costituzione, dedicata ai diritti? 

  • Il NO alla riforma costituzionale di Renzi passa per le città

    di Alessandro Torti (Decide la Città)

    È possibile contrastare il disegno di riforma costituzionale voluto da Renzi, da Napolitano e dai “poteri forti” finanziari transnazionali a partire dall’ottica propria dell’ingegneria costituzionale: ossia di quella presunta scienza, certamente inesatta, che si pone l’obiettivo di comparare e combinare modelli di stato, di governo, di amministrazione, al fine di trovare la migliore delle possibili forme di esercizio del potere politico nella democrazia rappresentativa.

  • Il vero quesito: Approvate di spegnere la politica e non opporvi al potere?

    di Raniero La Valle

    Discorso tenuto il 7 dicembre 2015 nella Sala consiliare della Provincia a Matera.

    Mentre in Italia, nel mondo, nel Mediterraneo, in Siria, a Calais c’è tanta disperazione, noi siamo costretti a devolvere due mesi della nostra vita privata, e se non della nostra vita privata, della nostra vita pubblica, al referendum per cambiare la Costituzione.

    Questo referendum è stato caricato, da chi pretende l’approvazione della riforma, di significati epocali. Lasciamo stare i catastrofismi di chi dice che se non vince il Sì ci sarà una crisi come quella del ’29 con la gente che si suicida per la strada. È vero però che il 4 dicembre è stato enfatizzato come lo spartiacque da cui tutto dipende. Renzi ci aveva messo perfino la testa di presidente del Consiglio, anzi aveva messo in palio, come in “Lascia o raddoppia”, la sua stessa carriera politica; poi se ne è pentito e ora questo non lo dice più “nemmeno sotto tortura”.

    Però non pensa ad altro. Di fatto ha smesso di governare, perché notte e giorno non fa che dedicarsi, in ogni TV e in centinaia di comizi, alla propaganda per il Sì. Questo vuol dire che la cosa è veramente importante anche per noi; forse davvero il 4 dicembre è uno spartiacque.

  • La “democrazia” in salsa renziana: l’esempio delle elezioni metropolitane

    sindaci 580x236

    (Foto de "Il Fatto Quotidiano")

    di Alessandro Braga 

    Che la riforma costituzionale vada ad abolire il Senato, è ormai chiaro a tutti che sia una falsità. Il Senato non viene abolito. Semplicemente, cambia la sua funzione (e qui bisognerebbe aprire un’ampissima parentesi sul superamento del bicameralismo). Ma, soprattutto, cambia la sua composizione e il suo metodo di elezione. Non più diretta, come è ora, ma di “secondo livello”.

  • Le costituzioni dell’America Latina guardano avanti

    di Geraldina Colotti

    Giuro davanti al mio popolo e a questa moribonda costituzione che promuoverò le trasformazioni democratiche necessarie affinché la Repubblica nuova abbia una Carta Magna adeguata ai nuovi tempi”. Con queste parole, Hugo Chavez diventa presidente del Venezuela, il 2 febbraio del 1999. E annuncia il suo inedito stile di governo. Il 6 dicembre del 1988 è stato eletto con il 56,2% dei voti. Una sorpresa per l'establishment abituato a un'asfittica e rituale alternanza tra centro-destra e centro-sinistra e a forti livelli di disaffezione elettorale. Irrompe allora sulla scena un'alleanza inedita, un nuovo blocco sociale, variegato e composito, che ha catalizzato la protesta contro la corruzione, i tagli alla spesa sociale e la svendita del paese, ma contiene anche una nuova proposta: basata su una nuova indipendenza, sul riscatto sociale degli esclusi e su un'ardita dialettica che incorpora le forze militari “bolivariane” nella società.

  • Lo svuotamento delle democrazie

    di Michele Di Schiena
    Tratto da: Adista Segni Nuovi n° 34 del 08/10/2016

    Stanno meglio i Paesi che non riescono a formare un governo? C’è chi risponde affermativamente a questa domanda citando l’esempio del Belgio, che per un anno e mezzo, dal giugno del 2010 al dicembre del 2011, è stato per ben 540 giorni senza governo (o, più esattamente, con un governo incaricato solo degli “affari correnti”), facendo registrare in tale periodo una soddisfacente crescita economica con un PIL oltre il 2%. Una tesi che troverebbe oggi conferma nella situazione della Spagna, un Paese che, pur essendo investito da una perdurante instabilità politica che lo priva da circa nove mesi di un Esecutivo nella pienezza dei suoi poteri, può vantare una indiscutibile crescita accompagnata da altri significativi segni di ripresa.

  • Per cambiare, il 4 dicembre io voto NO

    di Pino Cosentino

    Il 4 dicembre gli italiani decideranno il destino del governo Renzi e di quel che rappresenta nella politica italiana. Gli elettori, nella stragrande maggioranza, voteranno su questo e non sulle modifiche alla seconda parte della Costituzione (Ordinamento della Repubblica) che formalmente sono l'oggetto della consultazione referendaria.

    Per molti versi è giusto e ragionevole che sia così, dato che la proposta di riforma costituzionale è stata presentata come il coronamento dell'operato del governo. Tuttavia il contenuto che forma l'oggetto che approveremo o respingeremo non può e non deve essere ignorato.
    Sono disponibili diverse ottime analisi della riforma costituzionale. L'intento di questo intervento non è di aggiungerne un'altra, ma di offrire al fronte del NO, e a tutti i cittadini e cittadine interessati all'argomento, spunti di (spero utile) riflessione.

     

  • Perché è importante votare NO

    di Alfiero Grandi

    Perché si è arrivati al referendum costituzionale del 4 dicembre? E' una domanda che viene sottovalutata. Si vota perché la maggioranza dei parlamentari che ha approvato le modifiche della Costituzione è rimasta molto sotto la soglia dei due terzi che - se raggiunta - non prevede (ex art 138) che le modifiche della Costituzione vengano sottoposte a referendum popolare. 

    Infatti quando Renzi qualche mese fa diceva di voler sottoporre comunque la riforma a referendum, non faceva altro che mascherare la consapevolezza che ai due terzi non sarebbe arrivato. Basta ricordare che la modifica dell'articolo 81 della Costituzione, che ha introdotto il pareggio di bilancio all'epoca del governo Monti, ebbe l'approvazione dei due terzi dei parlamentari e non fu sottoposta a referendum e ce la siamo tenuta, purtroppo.

  • Perché votare NO al referendum Costituzionale? Intervista al giurista Gaetano Azzariti

    1. Prof. Azzariti, la riforma costituzionale su cui si andrà a votare il 4 dicembre, cosa comporterà in termini di cambiamenti istituzionali nel nostro Paese?

    Secondo i fautori della riforma ci si limiterebbe a intervenire su due specifici temi: da un lato "semplificando" la struttura bicamerale paritaria del nostro parlamento (Camera e Senato che svolgono le stesse funzioni), dall'altro "riducendo" la conflittualità nei rapporti tra Stato e regioni. È questa una visione riduttiva e sbagliata. Riduttiva, perché tende a delimitare l'intervento della riforma solo ai due organi più direttamente coinvolti, mentre la riforma coinvolge per intero la nostra forma di governo (le relazioni e l'assetto complessivo tra i poteri e tra gli organi costituzionali). Sbagliata, perché gli effetti della riforma produrranno esiti opposti a quelli auspicati di semplificazione.

  • Si scrive no, si legge democrazia

    di Paolo Carsetti (Forum Italiano dei Movimenti per l'acqua)

    E' oramai evidente come l'esito referendario del 2011 sia stato disconosciuto per poi attuare, da tutti i governi succedutisi alla guida del Paese, un piano volto alla sua concreta sterilizzazione. Con ciò, di fatto, si giunge a svilire la volontà popolare espressa dalla maggioranza assoluta del popolo italiano producendo così un pericoloso vulnus democratico.

    L'esperienza concreta di questi anni ha messo in evidenza come sia in atto una gravissima crisi democratica, che si manifesta a tutti i livelli, con lo svuotamento dei poteri delle assemblee elettive ed il ridursi dei consigli comunali a luoghi dove si ratificano semplicemente le decisioni prese in altre sedi.

    L'inserimento in Costituzione del pareggio di bilancio ha sancito, di fatto, l'assoggettamento al dogma neoliberista della politica economica del nostro Paese e la sua subordinazione agli indirizzi sanciti con la linea dell'austerità a livello europeo.

    La crisi economico-finanziaria e la conseguente logica del debito sono diventati gli alibi attraverso i quali imporre, a diversi livelli, poteri tecnici e polizieschi. 

    I vincoli di bilancio diventano prioritari rispetto alla garanzia dei diritti fondamentali.

    Così, ciò che era socialmente inaccettabile, ovvero privatizzazioni dei servizi, vendita del patrimonio pubblico, restringimento degli spazi di democrazia, diviene politicamente inevitabile anche perché interiorizzato da gran parte delle forze politiche che governano sia a livello nazionale che locale.

    Si sperimentano pratiche di eccezionalità giuridica che vanno dalla creazione di status emergenziali ai super poteri commissariali, passando per dispositivi di controllo prefettizio.

    Per queste ragioni, da diverso tempo, il movimento per l'acqua ha condiviso la necessità di un rilancio della propria iniziativa anche a partire dal tema della democrazia, riconosciuto come uno degli elementi basilari di connessione con gli altri movimenti e soggetti che si battono per il cambiamento.

  • Vademecum sul referendum costituzionale - PARTE 1

    di Nino Lisi

    ANALISI DELLE PRINCIPALI MODIFICHE COSTITUZIONALI PROPOSTE

    In questa nota provo a porre in evidenza in cosa consistono le modifiche principali che la legge di riforma propone di apportare alla Costituzione , quelle cioè che, modificando l’architettura istituzionale, costituiscono il cuore della riforma sulla quale ci dovremo pronunziare il 4 dicembre. 
    Raggruppatele per temi, presenterò i dati di fatto, nel modo più asettico possibile. Alcuni limitati chiarimenti li ho posti in corsivo e preceduti da un asterisco. 
    Successivamente, tra qualche giorno proverò a valutarne il senso e gli effetti. Nella valutazione non potranno non entrare in gioco le mie premesse di valore che espliciterò preventivamente.

  • Vademecum sul referendum costituzionale - PARTE 2

    di Nino Lisi

    LA RIFORMA COSTITUZIONALE. VALUTAZIONI
    1. L’ASSETTO ISTITUZIONALE

    PREMESSA. A differenza dei precedenti contributi del tutto asettici, questa illustrazione dell’architettura istituzionale contiene – e non potrebbe essere altrimenti – anche valutazioni di merito. Per questo motivo ritengo corretto esplicitare le  “premesse di valore” che, come in qualsiasi valutazione, sono chiamate in gioco nella mia. In tal modo chi legge può apprezzare se il suo punto di vista coincide con il mio o se ne differenzia e di quanto.
    Il punto di vista dal quale ho valutato quanto è emerso dai documenti precedenti è il seguente:

    La democrazia - “bene civile” prezioso – è in primo luogo rispetto dei diritti a partire da quelli dei soggetti più deboli e delle minoranze; è gestione dei conflitti senza violenza e senza sopraffazione; tende perciò a comporre punti di vista differenti e a conciliare interessi ancorché contrapposti; è valorizzazione delle differenze. Si basa sulla rappresentanza che non è una delega in bianco e che, specialmente in una società complessa, deve necessariamente essere supportata da forme di partecipazione diretta dei/delle cittadini/e. Si avvale di procedure e procedimenti adeguati. Le elezioni sono una di queste.

    Il testo che segue si riferisce alla Parte 1 (I Dati di fatto)

  • Vademecum sul referendum costituzionale - PARTE 3

    di Nino Lisi

    LA RIFORMA COSTITUZIONALE. VALUTAZIONI
    3. QUESTIONI DI METODO E LEGTTIMITA’

    Esaminati nelle mie precedenti note (a) il merito della riforma costituzionale sulla quale il corpo elettorale è chiamato a pronunciarsi, (b) l’obiettivo che si propone (assicurare la “governabilità), (c) il come intende raggiungerlo (a scapito della rappresentanza e consentendo a chi “vince” le elezioni di governare libero dalla necessità di confrontarsi con le opposizioni), (d) la questione che è in gioco (il modello di democrazia), è utile esaminare alcune questioni di metodo che pongono dubbi sulla stessa legittimità della proposta di riforma.

  • Voglio cambiare davvero, perciò voto NO!

    il granello di sabbia n.26 novembre dicembre 2016 680x962 

    Per scaricare il pdf, cliccare sull'immagine qui sopra

     

    Indice

    Editoriale: Voglio cambiare davvero, quindi voto NO!

     di Vittorio Lovera

    Per cambiare, il 4 dicembre io voto NO

     di Pino Cosentino

    4 Dicembre: la democrazia ostacolo alla finanza

     di Marco Bersani

    Perché votare NO al referendum Costituzionale?

     Intervista al giurista Gaetano Azzariti

    Si scrive no, si legge democrazia

     di Paolo Carsetti, Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua

    Il diritto all’acqua come paradigma della democrazia costituzionale

     di Alice Cauduro

    Perché è importante votare NO

     di Alfiero Grandi

    Le costituzioni dell’America Latina guardano avanti

     di Geraldina Colotti

    La “democrazia” in salsa renziana: l’esempio delle elezioni metropolitane

     di Alessandro Braga

    Le ragioni del NO

     di Duccio Facchini (Altreconomia)

    Il NO alla riforma costituzionale di Renzi passa per le città

     di Alessandro Torti (Decide la Città)

    Con la riforma del Titolo V via libera allo sfruttamento selvaggio dei territori

     Una lettura ecologista della riforma costituzionale di Marica Di Pierri - Associazione A Sud, Stefano Kenji Iannillo - Rete della Conoscenza (Articolo pubblicato su L'Huffington Post del 21 ottobre 2016).

    Il vero quesito: Approvate di spegnere la politica e non opporvi al potere?

     di Raniero La Valle

    NON SUI NOSTRI CORPI: 26 novembre tutte a Roma

     di Daniela Amato - Centro Donna L.I.S.A. Roma

    Appello per la manifestazione del 26 novembre a Roma: Ni una menos! Non una di meno

     Promotori: Rete IoDecido, D.i.Re – Donne in Rete Contro la violenza, UDI – Unione Donne in Italia

    Lo svuotamento delle democrazie

     di Michele Di Schiena

    Referendum Costituzionale: il VADEMECUM (PARTE 1 - I dati di fatto)

     di Nino Lisi

    Referendum Costituzionale: il VADEMECUM (PARTE 2 - Valutazioni)

     di Nino Lisi

    Referendum Costituzionale: il VADEMECUM (PARTE 3 - Questioni di metodo e legittimità)

     di Nino Lisi

    Rubriche:

    Il fatto del mese

    Il trionfo di Trump, il fallimento della globalizzazione

     di Marco Schiaffino

    Migranti

    Il secolo dei rifugiati ambientali?

     di Guido Viale