attac italia

  • “Sauti Zetu” il silenzio cantato del campo profughi di Nakivale in Uganda

    SautiZetuNakivale 1 520x520

    di Matteo Carbognani
    Ora non posso dirti tutta la verità. Avrei paura per il futuro dei miei nipoti. Qui non posso realmente essere chi sono perché ci sono dinamiche ben precise: c’è chi comanda e chi non può lamentarsi. Io sono un rifugiato. Facciamo che continuiamo a cantare, poi un giorno ti dirò quel che penso davvero” mi ha detto Dezaira alla fine di una sessione di registrazione, spiegandomi tutti i non-detti che rimanevano nell’aria.

  • (Ben)venuti! Indagine sul sistema di accoglienza dei richiedenti asilo a Milano e provincia

    Naga Milano e Provincia

    L’accoglienza dei richiedenti asilo in Italia è caratterizzata da sistemi ordinari ed emergenziali. Con la circolare dell’8 gennaio 2014 il Ministero dell’Interno, al fine di fronteggiare “l’afflusso di cittadini stranieri a seguito di ulteriori sbarchi sulle coste italiane” e considerata “l’avvenuta saturazione di tutti i centri governativi e di quelli garantiti da alcuni enti locali nell’ambito del sistema SPRAR”, incaricava tutte le Prefetture italiane di attivare Centri di Accoglienza Straordinari (CAS) per soddisfare la sovrabbondanza di richieste di accoglienza, coinvolgendo tutto il territorio nazionale e inaugurando una nuova stagione emergenziale.

    Il rapporto “(Ben)venuti! Indagine sul sistema di accoglienza dei richiedenti asilo a Milano e provincia” è il risultato di un’indagine svolta a partire dal 2015 sul sistema di accoglienza per richiedenti asilo gestito dalla Prefettura di Milano e che accoglieva, al momento della chiusura del report, circa 2000 persone.

  • Centri di emergenza e centri straordinari: piccola genealogia dell’accoglienza dei richiedenti asilo al tempo della crisi permanente.

    CAS 520x390

    di Tommaso Sbriccoli (Associazione Verso – Laboratorio Interculturale)


    Nel settembre del 2008, a seguito dell’«eccezionale afflusso di cittadini stranieri extracomunitari giunti irregolarmente in Italia», l’allora Presidente del Consiglio dei Ministri Silvio Berlusconi firmò un’ordinanza (numero 220) che istituiva di fatto la possibilità di ospitare i richiedenti asilo in strutture private usualmente adibite ad altri utilizzi (ad esempio alberghi, cascine e campeggi). Il Governo poteva quindi, tramite le prefetture e scavalcando il sistema di gare pubbliche, selezionare direttamente soggetti terzi presenti sul territorio, spesso privi di ogni esperienza nel campo, per organizzare l’accoglienza di quegli stranieri che, arrivati in Italia dalla Libia, avessero deciso di richiedere la protezione internazionale. Tale sistema ha prodotto in poco tempo la nascita di 42 centri governativi, secondo la stima di Ludovica Jona in un suo articolo sull’Unità intitolato “Business Emergenza” e pubblicato il 29 gennaio 2009.

    È in questo sistema, nato dall’emergenza e dall’improvvisazione, che si può rintracciare l’origine dell’attuale sistema dei CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria), che dell’emergenza e dell’improvvisazione continua a mostrare i caratteri.

  • Convegno internazionale: il secolo dei rifugiati ambientali?

    di Guido Viale

    Il secolo dei rifugiati ambientali?
    Analisi, proposte, politiche

    Milano, 24 settembre 2016

    Il 24 settembre si terrà a Milano, nella Sala delle conferenze di Palazzo Reale, un convegno internazionale organizzato e promosso da Barbara Spinelli e dal gruppo GUE/NGL del Parlamento europeo, che si propone di riflettere su una figura generalmente trascurata sul piano giuridico: quella del rifugiato per motivi ambientali.

    Secondo le stime dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR) e dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (OIM), entro il 2050 i profughi ambientali saranno tra 200 e 250 milioni, con una media di 6 milioni di persone costrette ogni anno a lasciare la propria abitazione e spesso il proprio Paese. Lo straordinario aumento di sfollati interni e di profughi è in gran parte dovuto a conflitti scatenati da politiche diffuse e sistematiche di appropriazione di risorse. Dal dopoguerra a oggi, ben 111 conflitti nel mondo avrebbero tra le proprie radici cause ambientali: 79 sono tuttora in corso e, tra questi, 19 sono considerati di massima intensità. [1]

  • Corridoi umanitari: un’altra politica in Europa è possibile?

     di Gianna Urizio

    Oggi, proprio mentre sto scrivendo, stanno arrivando in Italia in aereo 101 profughi siriani, grazie al progetto dei “corridoi umanitari”. Un progetto frutto di un accordo tra, da un lato, la Comunità di Sant’Egidio e la Federazione delle chiese Evangeliche in Italia, e dall’altro lo Stato italiano (attraverso i Ministeri degli Esteri e dell’Interno). L’accordo raggiunto a metà dicembre prevede l’arrivo di un migliaio di persone in due anni, non solo dal Libano, ma anche dal Marocco e dall’Etiopia. L’intero progetto è sostenuto in buona parte dall’8x1000 valdese ma anche da una solidarietà di persone e comunità locali, evangeliche e cattoliche.

  • Estratto della ricerca Gendering Asylum Protection System

    casa internazionale donne

    Estratto della ricerca Gendering Asylum Protection System

    Realizzata con il supporto di Feminist review – trust

     di Ilaria Boiano, Sabrina Frasca, Migena Lahi

    Associazione Differenza Donna – Casa Internazionale delle donne

    Differenza Donna (di qui in seguito DD) è un’associazione di donne femministe fondata a Roma il 6 Marzo 1989, con l’obiettivo di combattere la violenza contro le donne. Attualmente DD gestisce centri per donne vittime di violenza in Roma e diversi sportelli antiviolenza, tra cui uno presso il Centro di identificazione ed espulsione di Ponte Galeria. Dal 1992, data in cui è stato aperto a Roma vittime di violenza di genere, ovvero il Centro Antiviolenza della Provincia di Roma, DD ha dato supporto a più di 18.000 donne, di cui il 50% sono migranti. 

  • Il secolo dei rifugiati ambientali?

    di Guido Viale

    Sabato 24 settembre a Milano quasi quattrocento persone hanno seguito il convegno Il secolo dei rifugiati ambientali?”, promosso da Barbara Spinelli con il gruppo parlamentare europeo GUE/NGL, e organizzato dalle associazioni Laudato sì – Credenti e non credenti per la casa comune, CostituzioneBeniComuni e Diritti e Frontiere con il sostegno del gruppo consiliare Milano in comune e del Centro europeo Jean Monnet. 

  • Italia “terra d'asilo”?

    Asilo 520x303

    di Roberto Guaglianone
    Sono ormai quasi 10 anni che l’Italia può essere considerata “terra d’asilo” per il numero di richieste di protezione internazionale che vi vengono presentate. Dalle 36000 del primo “picco” registrato nel 2008, si è oggi arrivati al doppio di quella cifra dal 2014. Ancora lontanissimi da numeri tedeschi, per intenderci.

  • L'aziendalizzazione dei flussi migratori: l'accordo UE-Turchia

    di Gianni De Giglio – da communianet.org

     

    Lo scorso marzo, Unione europea e Turchia hanno sottoscritto l'accordo per la gestione dell’arrivo dei migranti sulle coste greche. Al prezzo di sei miliardi di euro la Turchia, attraverso dei veri e propri centri di identificazione all'interno del suo territorio, impedirà l’entrata in Europa (via Grecia) dei migranti catalogati come "economici". A questo si aggiungerà il respingimento forzato in Turchia di quei migranti che, lungo la rotta balcanica, stazionano già in Europa e che saranno anche loro "certificati" come "economici" e quindi non meritevoli di protezione internazionale.

    Con la formula "uno dentro e uno fuori" si aprirà una specie di “rubinetto”: per ogni siriano che potrà entrare in Europa ci dovrà essere in cambio il respingimento di un irregolare. 

    In nome dell’emergenza profughi lo "stato di eccezione" continua a farsi prassi. Il valore dei migranti e dei profughi è sempre inferiore a quello delle merci che continueranno a circolare liberamente all’interno dell’UE e tra l’Europa e il resto del mondo.

  • L’Europa a un bivio: filo spinato o una nuova solidarietà?

    FOTO3-Migranti-siriani-al-confine-tra-Ungheria-e-Serbia-Bernadett-Szabo -ReutersContrasto 520x356

     

    di Guido Viale

    Per anni l’Eurobarometro ha indicato negli italiani uno dei popoli più “europeisti” e favorevoli all’ulteriore integrazione dell’Unione. Ma diverse indagini mostravano anche che gli italiani sono tra i meno informati sulle istituzioni e le politiche dell'UE. É una caratteristica della vita politica italiana: meno se ne sa e più ci si appassiona. Questo fenomeno ha toccato il grottesco nelle risposte date ad una recente indagine pubblicata dal quotidiano Repubblica sull’atteggiamento verso il trattato di Schengen in quattro paesi europei.

    Ora, con una completa inversione di marcia, i più favorevoli al ritorno ai confini nazionali (e i più contrari all’UE) risulterebbero di gran lunga gli italiani. Un risultato in parte dovuto al modo bislacco in cui sono state poste le domande: nessuno ha spiegato agli intervistati che l’abolizione di Schengen avrebbe effetti tra loro molto diversi: per gli altri paesi europei sarebbe la soluzione “ideale” per tenere i profughi lontani dai loro territori; per noi significherebbe farsi carico di tutti gli arrivi, senza la possibilità di condividerne l’onere con il resto dell’Europa. Ma tant’è: una diffusa avversione per i profughi si mescola ormai in modo inestricabile con l’avversione per l’Europa, chiamata in causa dai nostri governanti, a volte anche a sproposito, per giustificare tutte le sofferenze e le malversazioni inflitte ai propri concittadini.

  • La “crisi dei rifugiati” è crisi dell’Europa e dei suoi pensatori

     di Anna Maria Rivera

    La chiamano “crisi dei rifugiati”, quando invece si tratta di una grave crisi dell’Europa. Tale da far temere che le spinte centrifughe, i meschini egoismi nazionali, le pulsioni nazionaliste, la crescita progressiva delle formazioni di estrema destra, la tendenza delle élite politiche nazionali a compiacere gli umori più intolleranti del proprio elettorato, non solo conducano alla scomposizione dell’unità europea, ma possano concorrere ad aprire scenari ancor più inquietanti.

  • Le farneticanti, ma non troppo, dichiarazioni di Strache

    diseguaglianze 520x346

    di Alfonso Gianni

    In una recente intervista a la Repubblica, Heinz-Christian Strache, l’uomo forte e potente della destra austriaca ha definito la Merkel e Renzi “scafisti di stato”, perché colpevoli, secondo lui, di una politica di accoglienza degli immigrati. Cosa abbiano fatto la cancelliera tedesca e il nostrano presidente del consiglio per meritarsi un’accusa così pesante non ci risulta chiaro. Soprattutto non si è vista tutta questa benevolenza da parte del governo tedesco e neppure di quello italiano. Ma proprio la sproporzione tra fatti, comportamenti e giudizi rileva, ancora una volta, come la questione dei migranti sia il punto focale della politica europea. La mina su cui l’Europa può esplodere e su cui le piccole patrie di matrice apertamente xenofoba, razzista e fascista possono tornare a prosperare. Almeno nelle loro intenzioni. La sospensione di Schengen e l’invio delle truppe al Brennero non ne sono che la fosca avvisaglia. 

  • Le mafie straniere in Italia. Un fenomeno da non sottovalutare

    di Francesco Carchedi

    Negli ultimi anni si inizia a delineare un fenomeno nuovo che interessa le comunità straniere immigrate nel nostro paese. Infatti, nel loro interno si sono progressivamente costituite bande e strutture criminali che operano nell’illegalità per produrre ricchezza illecita. Si tratta di gruppi strutturati che possiamo definire di stampo mafioso, in quanto usano pratiche intimidatorie e minacce – nonché violenza di diversa natura – per portare a termine i loro obiettivi economici. Le vittime principali di questi gruppi di criminalità organizzata sono in primis i rispettivi connazionali, e solo secondariamente, in misura minore, cittadini di altre comunità e cittadini italiani. Questi gruppi criminali rappresentano uno segmento numericamente marginale nel panorama generale della presenza straniera in Italia, e non riscuotono nessun consenso all’interno delle stesse comunità. Anzi, ne sono i naturali oppositori. 

  • Le vittime del cambiamento climatico. Rifugiati ambientali in fuga e senza protezione

    11 idmc

    Fonte: IDMC, Global estimates 2015. People displaced by disasters

    di Chiara Marchetti, Laboratorio Escapes

    Oggi, anche grazie alla Conferenza sul clima (COP21) che si sta tenendo a Parigi, il nesso tra cambiamento climatico e migrazioni comincia timidamente ad affacciarsi nel dibattito pubblico. Ma perché è così difficile ragionare su questo tema e, ancora di più, immaginare delle concrete risposte politiche?

    Il nesso tra migrazioni e cambiamento climatico è tutt’altro che facilmente quantificabile e il grave peggioramento delle condizioni ambientali rappresenta uno degli elementi che possono determinare una migrazione forzata, ma non necessariamente l’unico e nemmeno il principale: infatti le cause di qualsiasi migrazione sono necessariamente multifattoriali e anche per questo alcuni parlano dell’elemento climatico come di un moltiplicatore di rischio che concorre insieme ad altre motivazioni a spingere una persona a lasciare il proprio paese. Inoltre è fondamentale considerare non solo gli effetti diretti (come l’innalzamento del livello degli oceani), ma anche quelli indiretti (per esempio l’aumento dei conflitti legati alla scarsità delle risorse). 

  • Lesbo, la rotta della solidarietà

    Caterina Amicucci Lesbo foto tratta da theday.com 520x319

    Foto tratta da theday.com

     di Caterina Amicucci*

     Il bel documentario “The island of all together” (http://www.theislandofalltogether.com/) dei registi Philip Brink e Marieke van der Velden ricorda come tutto, la scorsa estate, è cominciato sull'isola di Lesbo. Una stagione estiva diversa dalle altre, durante la quale molti turisti si sono trasformati in volontari per accogliere ed assistere le migliaia di rifugiati che sbarcavano sulle spiagge dalle piccole e affollatissime imbarcazioni in plastica. Intorno, una Grecia nel mezzo della crisi finanziaria e delle vergogose negoziazioni con l'UE, incapace di rispondere al piú grande spostamento di popolazione dell'epoca recente. Complice un incredibile vuoto istituzionale, in quest' isola a dieci ore di nave della capitale, dove molti abitanti conoscono bene il significato della parola rifugiati essendo scappati un secolo fa dall'Anatolia caduta nelle mani dell'esercito di Ataturk, si é sviluppato il piú fervido e interessante movimento di solidarietá degli ultimi anni. 

  • Lotte dei migranti e auto-organizzazione: la “International Conference of Refugees and Migrants”. 26-28 febbraio 2016

    IRC 520x233

    di Giulia Borri

    Dopo il successo della Conferenza nazionale migranti e rifugiate/i dell’agosto del 2015 a Hannover, è stata organizzata una nuova Conferenza internazionale, tenutasi dal 26 al 28 febbraio ad Amburgo all’ “International Centre for Fine Arts - Kampnagel”. Le informazioni sulla conferenza sono circolate sia tra i movimenti sociali e i supporter, sia su giornali tedeschi di sinistra quali “Analyse und Kritik” e “Taz”. Si è trattato di un evento di particolare risonanza e al quale hanno partecipato più di 1200 persone che si sono confrontate sul tema cardine dei tre giorni: l’auto-organizzazione delle lotte di persone rifugiate e migranti in Europa. 

  • Migranti e politiche europee

    foto di: Emporio di Altreconomia

    di Filippo Miraglia (Arci)

    Siamo di fronte alla più grave crisi internazionale dalla fine della seconda guerra mondiale.

    Secondo i dati dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati più di sessanta milioni di persone alla fine del 2015 sono state obbligate da guerre, conflitti e persecuzioni a lasciare le loro case. Una cifra superiore a quella dell’intera popolazione italiana, in gran parte famiglie e bambini. Una crisi che riguarda in modo particolare il bacino del mediterraneo, se si considera che le aree dove sono in corso i principali conflitti sono il medio oriente e il nord e centro Africa.

  • Nessuno escluso: la salute psicofisica dei migranti

     di Nicoletta Dentico

    E’ stato calcolato che i migranti, se fossero accorpati in un unico popolo trasversale, costituirebbero per numero di abitanti la ventiquattresima nazione del mondo. (59,5 milioni di persone). L’ultimo rapporto annuale dell'UNHCR Global Trends riporta una forte escalation del numero di persone costrette a fuggire dalle loro case, con 59,5 milioni di migranti forzati alla fine del 2014 rispetto ai 51,2 milioni del 2013 e ai 37,5 milioni di dieci anni fa. L'accelerazione è iniziata nei primi mesi del 2011, con lo scoppio della guerra in Siria, la principale causa di migrazione forzata oggi nel mondo. Il rapporto afferma inoltre che nel 2014, ogni giorno, circa 42.500 persone sono diventate rifugiate, richiedenti asilo o sfollati interni, dato che corrisponde a un aumento di quattro volte (+400%) in soli quattro anni. In tutto il mondo, una persona ogni 122 è attualmente rifugiata, sfollata interna o richiedente asilo. Il dato più allarmante è che più della metà dei rifugiati a livello mondiale sono bambini.

  • Profughi siriani in Kurdstan Turco: le retrovie dell’accordo UE-Turchia

    ancient greek mosaic excavation zeugma 12 580x423

    Zeugma - Il ratto di Europa

    da Gaziantep (Kurdistan turco) Roberto Guaglianone

    Gaziantep, la città più filogovernativa del Sud-est della Turchia, come viene chiamata la regione kurda, una metropoli di 2 milioni di abitanti, già distretto tessile e quinta economia urbana del Paese. Dal 2011-2012 è passata da 2 a 2,5 milioni di abitanti. Il mezzo milione di persone che la sovrappopolano arriva dalla Siria. La frontiera è a qualche decina di kilometri da qui. La presenza militare è piuttosto importante. Dopo la “strage del matrimonio” - 54 morti lo scorso agosto ad una festa di nozze funestata dai terroristi - e un tentativo sventato a gennaio, quando un candidato kamikaze entrò in caserma armato fino a denti ma venne immobilizzato prima di colpire, la situazione è apparentemente più tranquilla. Niente più sfilate di bandiere nere per le vie della città, ora siamo ai tempi dell’accordo con la Russia di Putin in funzione anti-Isis.

  • Rom e Sinti: i miti da sfatare

     di Marco Brazzoduro, Sociologo Università di Roma La Sapienza, Presidente dell’Associazione Cittadinanza e Minoranze.

    Chi sono rom e sinti? Pochi, credo, saprebbero rispondere con precisione a questa domanda ma se, invece, chiedete un parere sugli “zingari” non ci sono esitazioni. Tutti sanno chi sono e i giudizi sono, nella quasi totalità, denigratori. Anche violentemente denigratori.