attac italia

  • Cambiare il cibo

    07 cambiare il cibo

    di Antonio Lupo
    (Comitato Amigos Sem Terra Italia)

    Qualche anno fa i movimenti dell’America Latina, dicevano Salviamoci con il Pianeta. Era un’analisi precisa: il Pianeta si salverà in ogni caso, chi rischia fortemente di non farcela è l’umanità, che, per Leonardo Boff, è nel difficile passaggio “dal Tecnozoico all’Ecozoico”.

    A Parigi, al COP 21, i Governi concluderanno poco o niente, pur declamando lo slogan falso Salviamo il Pianeta. Sarà una ulteriore conferma della loro ipocrisia, che prima fa la guerra alla natura e poi, di fronte alla sua reazione, si propone di salvarla, definendo il clima “impazzito”.

    La nostra analisi deve essere chiara e di facile comprensione: ad esempio, sappiamo che non dobbiamo più dire “cambiamento climatico”, ma “sconvolgimento climatico da riscaldamento globale”, una definizione chiara dell’abisso che sta di fronte all’umanità . Il recentissimo diluvio nel deserto del Sahara, che ha colpito la perseguitata popolazione Saharawi, ce lo testimonia inequivocabilmente.

  • Editoriale: Se l'accordo di Cop 21 è un successo, allora siam proprio FRITTI!

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    di Vittorio Lovera

    Oramai lo stile avanspettacolo si è impadronito della mente dei Conducator del Pianeta: se in Italia il nuovo Bagaglino si è trasferito alla stazione della Leopolda di Firenze (location molto trendy, come piace al Premier), lo show più maestoso si è tenuto in una blindata Parigi passata in pochi giorni dal dramma alla farsa (il “controllo securitario preventivo planetario”, stile Orwell, sarà un altro aspetto che dovremo mettere nel conto da qui all'eternità?). Se il tema unico posto a Cop21 era come combattere il catastrofico surriscaldamento del Pianeta, la ricetta ratificata e lanciata mediaticamente come planetario successo, è che la frittura universale può avere dei risvolti gradevoli, basta stare attenti al punto di fumo. Mai come in questa occasione la Scienza si era schierata compatta: anche gli scienziati dell’IPCC (Agenzia Onu per i cambiamenti climatici, tutti scienziati scelti dai governi!) affermano senza tema di smentita che, se il Sistema continuerà a utilizzare petrolio e carbone al ritmo attuale, a fine secolo avremo un ulteriore surriscaldamento ambientale, se ci andrà bene, pari a 3,5 gradi centigradi, ma se ci andrà male, risulterà di ben 5,4 gradi centigradi. Gli esperti ricordano che già 2 gradi centigradi costituiscono un dramma per il nostro Pianeta.

  • Energia e clima. Una mutazione strutturale per la pace

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    di Mario Agostinelli
    “Un mondo diverso è possibile, se l’azione dei popoli saprà costruire un altro modello energetico equo e democratico, non più alimentato dai combustibili fossili e dal nucleare, ma basato sul risparmio dell’energia e sull’uso distribuito e sostenibile delle risorse rinnovabili quali sole, vento, biomasse, geotermia, mini idroelettrico e maree. La transizione ad un’economia “leggera” nell’uso delle risorse energetiche richiede una duplice strategia: la reinvenzione dei mezzi (efficienza) e una prudente moderazione dei fini (sufficienza)”. Così si apriva il “Contratto mondiale per l’energia e il clima, per bandire guerre e povertà e fermare i cambiamenti climatici” elaborato nel 2005 da 12 associazioni italiane (tra cui Attac e Arci) e sottoscritto dall’assemblea generale del Forum Sociale Mondiale di Bamako nel 2006. Potrebbe diventare il preambolo della risoluzione finale della COP21 di Parigi: non lo sarà, purtroppo, e nemmeno le conclusioni avranno la stessa limpida assertività.

  • Finanza nemica del clima

    06 finanza nemica del climadi Andrea Baranes

    La finanza dovrebbe essere uno strumento al servizio dell’economia: in qualche modo, il “mercato dei soldi” per fare incontrare domanda e offerta di denaro. Gran parte del sistema finanziario si è invece trasformato da strumento in fine in sé stesso, per fare soldi dai soldi nel più breve tempo possibile, perdendo così di vista il proprio scopo sociale.

  • Interconnessioni tra COP21 e TTIP

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    di Alberto Zoratti (Presidente di Fairwatch / Campagna Stop TTIP)

    C'è un limite da non superare, in questo negoziato sul clima che dovrebbe mettere le basi per un rinnovato impegno ad evitare la catastrofe. Può essere ricondotto a un semplice dato, gli ormai famosi 2°C di aumento medio della temperatura globale rispetto all'epoca preindustriale. Un dato apparentemente banale che presuppone però un progressivo cambiamento nella struttura stessa dell'atmosfera, dalle 260 parti per milione (ppm) di concentrazione di CO2 di alcuni secoli fa agli oltre 400 delle misurazioni attuali. Superare la soglia 450 ppm significa raggiungere il 50% di probabilità che quel confine di temperatura proposto dalla comunità scientifica possa essere sostanzialmente bruciato.

  • L’ago dell’acqua e la bilancia climatica

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    di Francesca Caprini (Yaku)

    I grandi della parte ricca della terra ci hanno tenuto con il fiato sospeso per qualche giorno e alla fine ci hanno regalato un accordo: la COP21 di Parigi conclusasi lo scorso 11 dicembre con 16 ore di ritardo passa alla storia come la conferenza sul clima in cui erano state riposte le maggiori speranze, furbescamente aggirate da un accordo ambizioso e probabilmente ancora una volta inutile.

  • La COP21 fa acqua da tutte le parti

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    di Paolo Carsetti (Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua)

    Le politiche nazionali e internazionali dovrebbero garantire la disponibilità e l’accesso individuale e collettivo all’acqua potabile in quanto diritti inalienabili ed inviolabili della persona. Ciò a partire dalla consapevolezza che l’acqua è un bene finito, indispensabile all’esistenza di tutti gli esseri viventi, oltre ad essere una risorsa che va salvaguardata ed utilizzata secondo criteri di solidarietà. Qualsiasi uso delle acque deve essere effettuato salvaguardando le aspettative e i diritti delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio ambientale. 

  • Le responsabilità sul clima

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    di Alberto (Abo) Di Monte

    Nella clessidra la sabbia scorre vorticosa e inesorabile. La chance della Cop21, la ventunesima conferenza delle parti sui cambiamenti climatici, si è conclusa a Parigi lo scorso 11 dicembre. L’obiettivo dichiarato? La firma di un accordo vincolante ed universale per il contenimento della temperatura del pianeta entro i due gradi centigradi d’innalzamento.

    A ventitré anni di distanza dal Summit della Terra, tenutosi a Rio nel giugno 1992, e a 5 anni dalla scadenza della seconda fase del Protocollo di Kyoto, i delegati di oltre 190 paesi del mondo si incontrano nella capitale francese colpita prima dalla follia di Daesh, poi dallo stato di emergenza che sta sistematicamente impedendo ogni forma di protesta e quindi di apertura del meeting ai movimenti sociali dei nord e dei sud di una terra febbricitante.

  • Parigi, giusto un accordo o un accordo giusto?

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    di Francesco Martone

    We do not want just an accord, we want a just accord” IBON, 7 dicembre 2015

     E’ da poco iniziata la seconda settimana di negoziato della COP21 nella quale saranno i Ministri che entro l´11 dicembre dovrebbero approvare l’accordo che definirà le politiche climatiche nell'era post-Kyoto. Tre sono gli elementi chiave per valutare la portata dell'accordo che si sta profilando, attraverso una prospettiva di riduzione della dipendenza dai combustibili fossili, di “restituzione ” del debito ecologico e di regolamentazione delle emissioni a carattere vincolante e non volontario. Il  primo, l'impegno per contenere l'aumento della temperatura globale entro 1,5 gradi centigradi.

  • Parigi. Clima e Lavoro: che siano i diritti a segnare la svolta?

    04 Marica Di Pierri

    di Marica Di Pierri

    Salvare il clima non vuol dire sacrificare posti di lavoro, ma crearne. Questa la riflessione centrale portata a Parigi dai sindacati riuniti nel network Trade Unions for Energy Democracy: pensare a come ridurre le emissioni non può prescindere da una riflessione, urgente, sul lavoro e i diritti del lavoro.

  • Posicionamiento Político de organizaciones sociales de América Latina y el Caribe hacia la COP 21

    18 Posicionamiento

    Noviembre 2015a
    Los abajo firmantes, organizaciones y movimientos sociales de América Latina y el Caribe:

    CONSIDERAMOS
    Que la crisis actual no se trata únicamente del calentamiento global. Es también una crisis socio-económica, política, alimentaria, energética y ecológica. En suma, una crisis sistémica cuyas afectaciones son visibles a nivel global. Esta crisis tiene origen en el sistema capitalista que a su vez se sustenta en un modelo de producción y consumo extractivista, depredador de los bienes comunes y de la fuerza de trabajo, creado en función de favorecer los intereses de las grandes corporaciones transnacionales.

  • Solo uniti potremo incidere sulle questioni climatiche

    03 Alex Zanotelli

    di Alex Zanotelli

    Il pronunciamento della Pontificia Accademia delle Scienze, a conclusione del seminario ”Proteggere la Terra, mobilitare l’umanità” tenutosi in Vaticano il 28 aprile scorso alla presenza del segretario generale dell’ONU, Ban Ki Moon è stato molto chiaro.

    “Il mondo deve prendere atto che il Vertice sul clima di Parigi del prossimo dicembre (COP21) potrebbe essere l’ultima vera opportunità per giungere a un accordo che mantenga il riscaldamento globale di origine antropica al di sotto dei 2 gradi centigradi, a fronte di una traiettoria attuale che porterebbe a un aumento devastante di 4 o più gradi centigradi.

    Gli scienziati dell’Accademia hanno affermato categoricamente che “il cambiamento climatico di origine antropica è una realtà scientifica e la sua decisiva mitigazione è un imperativo morale e religioso.

  • System Change NOT Climate Change

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    Indice
    EDITORIALE:
    Se l’accordo Cop 21 è un successo, allora siamo proprio fritti! 

    di Vittorio Lovera | Attac Italia

    Parigi, giusto un accordo o un accordo giusto?
    di Francesco Martone

    Solo uniti potremo incidere sulle questioni climatiche
    di Alex Zanotelli

    PARIGI clima e lavoro: che siano i diritti a segnare la svolta?
    di Marica Di Pierri

    Energia e clima.
    Una mutazione strutturale per la pace
    di Mario Agostinelli

    Finanza nemica del clima
    di Andrea Baranes

    Cambiare il cibo
    di Antonio Lupo

    La Cop 21 fa acqua da tutte le parti
    di Paolo Carsetti

    Le responsabilità sul clima
    di Alberto (Abo) Di Monte

    L’ago dell’acqua e la bilancia climatica
    di Francesca Caprini (Yaku)

    Le vittime del cambiamento climatico
    di Chiara Marchetti

    Interconnessioni tra Cop 21 e TTIP
    di Alberto Zoratti

    Ho perso il lavoro e trovato un’occupazione
    di Liam Barrington-Bush

    Reportage dalla repubblica di Lugansk
    intervista a Giacomo | City Strike

    rubriche
    democrazia partecipativa
    La democrazia partecipativa può abolire la guerra?
    di Pino Cosentino

    il fatto del mese
    Cose turche
    di Marco Schiaffino

    auditoria del debito
    La verità sul debito greco
    di Eric Toussaint

    Posicionamiento Político de organizaciones sociales de América Latina y el Caribe hacia la COP 21