attac italia

  • Un tesoretto fino a 6 miliardi di euro l’anno per l’Italia

     tassa-transazioni-finanziarie.jpg

    È la stima di un nuovo studio sul gettito  della Tassa europea sulle Transazioni Finanziari.

    Comunicato Campagna ZeroZeroCinque, Roma, 11 marzo 2015

    La Tassa europea sulle Transazioni Finanziarie (TTF) raccoglierebbe in Italia tra i 3 e i 6 miliardi di euro su base annua. È quanto emerge dal recente studio pubblicato da uno dei più autorevoli istituti di ricerca economica tedeschi, The German Institute for Economic Research (DIW Berlin). Lo studio [LINK] approfondisce i profili di gettito fiscale derivanti dalla TTF europea, risorse vitali che l’Italia potrebbe impiegare sul versante della lotta alla povertà a livello nazionale ed internazionale.

  • 16-17-18 maggio 2013: RIFIUTA IL DEBITO, SOCIALIZZA IL CREDITO!

    http://www.italia.attac.org/spip/spip.php?article3932

     

  • 20 miliardi. Da un giorno all’altro

    banca-monte-dei-paschi-di-siena.jpg

    di Andrea Baranes

    «Oggi la banca è risanata, e investire è un affare. Su Monte dei Paschi si è abbattuta la speculazione ma è un bell’affare, ha attraversato vicissitudini pazzesche ma oggi è risanata, è un bel brand». Matteo Renzi, Presidente del Consiglio dei Ministri, al Sole 24 Ore, 22 gennaio 2016.

  • A Piazza Affari il postino ha sbagliato casella

    Poste-italiane_-_Caio.jpg

    di Luca Martinelli, Altreconomia — 3 novembre 2016

    Dalla quotazione in Borsa di un anno fa Poste Italiane ha bruciato quasi un miliardo di capitalizzazione, ma il ministero dell’Economia pensa di privatizzare un ulteriore 29,69% della società nel 2017. E il 4 novembre è in programma uno sciopero generale.

  • A tutta finanza!

    train

    di Marco Bertorello

    La pre­sunta loco­mo­tiva sta­tu­ni­tense ha subito una bat­tuta d’arresto nella cre­scita del Pil nel primo tri­me­stre di quest’anno (-0.7%), regi­strando la terza con­tra­zione dal 2009. La ripresa sem­bra in corso, ma la crisi non pare finita e i dati restano controversi.

    Se un recu­pero è in corso si tratta indub­bia­mente di quello del seg­mento finan­zia­rio, otte­nuto gra­zie a un intenso inter­vento mone­ta­rio espan­sivo. Anche in que­sto caso si tratta di movi­menti con­tro­versi, pro­dotti da un libe­ri­smo inter­ven­ti­sta, appa­ren­te­mente un ossi­moro. La ripresa, dun­que, è gover­nata dall’alto e, secondo la teo­ria domi­nante, a cascata dovrebbe far ripar­tire l’intera eco­no­mia, ma ciò per ora non sta acca­dendo. In ogni caso non va sot­to­va­lu­tata l’attuale dina­mica per com­pren­derne effetti e contraddizioni.

  • Aiutare gli enti locali? Con la cassa si può

    di Antonio Tricarico e Stefano Risso

     

  • Alì Monti e Mustafà Bassanini

    di Marco Bersani

    Nuova finanza pubblica

  • Ancora debito

    20150516 cna400

    di Marco Bertorello

    Nella copertina dell'Economist di questa settimana è raffigurato un mondo schiacciato dal debito e dalle sue esenzioni fiscali, il titolo che campeggia è La grande distorsione, una distorsione che costituisce«una pericolosa crepa al cuore dell'economia mondiale».

    L'autorevole rivista torna a riflettere (e a mettere in guardia) sugli attuali limiti sistemici, sul debito in tutte le sue varianti, ma in particolare su quello privato e sulle agevolazioni fiscali di cui gode. Una forma«assurda di sovvenzione» che incentiva la creazione di ulteriore debito. Un connubio che non solo genera maggiori diseguaglianze, ma addirittura per l'Economist costituisce un fattore di ostacolo all'efficienza del sistema, favorendo oltremodo la patrimonializzazione della ricchezza, anziché investimenti produttivi capaci di creare valore.

  • Attac Spagna chiede che il governo e i gruppi parlamentari nazionalizzino le casse di risparmio

     

     

  • Autogestire la finanza pubblica

    as-768x510.jpg

     

    di

    da: http://comune-info.net

    Il Forum per una nuova finanza pubblica e sociale (perunanuovafinanzapubblica.it), costituitosi a Firenze il 13 aprile 2013 in una partecipatissima assemblea, aveva lanciato un appello a comitati territoriali, reti di movimento, realtà associative, forze sindacali e politiche interessate per avviare un percorso di rilancio e ridefinizione della finanza pubblica che affrontasse alla radice tre questioni centrali: il debito pubblico, il sistema bancario e le politiche fiscali. Alcuni di quei soggetti hanno raccolto l’appello e fatte proprie le linee di azione emerse da quella stessa Assemblea, dando vita a percorsi autonomi di critica radicale ai vincoli del debito e del patto di stabilità, attuando percorsi di audit del debito pubblico, analisi della spesa pubblica e idee per una spending review dal basso, proposte di ripubblicizzazione e reinternalizzazione di servizi pubblici locali, coinvolgendo consigli comunali, comunità locali, lavoratori pubblici.

    A tre anni di distanza, per riallacciare i fili di quella proposta, alcune di queste realtà hanno deciso di incontrarsi e condividere le esperienze portate avanti a livello territorialequale contributo al dibattito, ritenuto sempre più centrale, per la costruzione di una nuova finanza pubblica da sottrarre ai poteri economici e finanziari e da rimettere al reale servizio dei cittadini. Tra le esperienze messe a confronto ci saranno quella di Livorno (l’Osservatorio sul bilancio e il patrimonio comunale), Parma, (l’audit sul debito cittadino), Venezia (esternalizzazioni: il caso della società partecipata Ve.La. spa di Venezia), Napoli (l’esperienza dell’ex asilo Filangeri – leggi anche La cultura dell’autogoverno – e di Massa critica) e Roma (l’audit su Acea e la Rete per il diritto alla città).

    L’appuntamento è a Livorno sabato 23 gennaio(dalle 10,30 presso il Circolo Arena Astra di piazza Luigi Orlando 39, qui l’evento facebook, il programma completo è qui: http://www.italia.attac.org/joom-attac/movimenti/366-riprendiamoci-il-comune/10279-comune-per-comune-riprendiamoci-cio-che-ci-appartiene-livorno-23-1-16

  • CADTM ITALIA: per l’abolizione dei debiti illegittimi >> VIDEO

    CDTM_Roma.jpg

  • Cambiare il cibo

    07 cambiare il cibo

    di Antonio Lupo
    (Comitato Amigos Sem Terra Italia)

    Qualche anno fa i movimenti dell’America Latina, dicevano Salviamoci con il Pianeta. Era un’analisi precisa: il Pianeta si salverà in ogni caso, chi rischia fortemente di non farcela è l’umanità, che, per Leonardo Boff, è nel difficile passaggio “dal Tecnozoico all’Ecozoico”.

    A Parigi, al COP 21, i Governi concluderanno poco o niente, pur declamando lo slogan falso Salviamo il Pianeta. Sarà una ulteriore conferma della loro ipocrisia, che prima fa la guerra alla natura e poi, di fronte alla sua reazione, si propone di salvarla, definendo il clima “impazzito”.

    La nostra analisi deve essere chiara e di facile comprensione: ad esempio, sappiamo che non dobbiamo più dire “cambiamento climatico”, ma “sconvolgimento climatico da riscaldamento globale”, una definizione chiara dell’abisso che sta di fronte all’umanità . Il recentissimo diluvio nel deserto del Sahara, che ha colpito la perseguitata popolazione Saharawi, ce lo testimonia inequivocabilmente.

  • Cassa Depositi e Prestiti al servizio delle grandi opere

    di Marco Bersani

    Quando si dichiara che il Paese affronta una drammatica crisi economica e sociale si dice solo una parte della verità: quella che riguarda la condizione della grande maggioranza della popolazione. Perché i profitti delle grandi multinazionali continuano a viaggiare a due cifre e perché la ormai mitica “uscita” dalla crisi continua a poggiare su un’idea di sviluppo tutta incentrata sull’espansione della sfera d’influenza dei grandi interessi finanziari sulla società. Il ruolo principe in questo processo lo svolge Cassa Depositi e Prestiti, l’ente che raccoglie il risparmio postale dei cittadini (240 miliardi di euro!) e che, per oltre 150 anni, aveva l’unico scopo di convogliare questa mole di denaro nel finanziamento a tasso agevolato dei piccoli investimenti degli enti locali. Da dieci anni a questa parte, il ruolo di Cdp è invece profondamente mutato: trasformata in SpA nel 2003, con l’ingresso nel suo capitale sociale delle fondazioni bancarie (18,4%), Cassa Depositi e Prestiti ha ormai assunto stabilmente il ruolo di garante del sistema economico italiano, una sorta di tutore in grado di intervenire attivamente e a tutto campo nell’economia del Paese, attraverso prestiti, acquisizioni e finanziamenti. E se il compito prioritario di Cdp sino ad allora era stato “la concessione di finanziamenti relativi alle opere, gli impianti, le reti e le dotazioni destinati alla fornitura dei servizi pubblici, effettuate esclusivamente attraverso investitori istituzionali”, con l’art. 22 del D. L. n. 185/2008, convertito in Legge n. 2/2009, il legislatore ha stabilito che il risparmio postale possa essere utilizzato “per ogni operazione di interesse pubblico, prevista dallo statuto sociale, nei confronti dei soggetti ammessi al credito della Gestione Separata o da essi promossa, tenendo conto della sostenibilità economico-finanziaria di ciascuna operazione posta in essere e del merito di credito dei soggetti proponenti”. Il passaggio è fondamentale, poiché estende la specificità dei finanziamenti di Cdp dagli investimenti degli enti locali agli investimenti fatti da società private, purché siano di “interesse pubblico”. Si è aperta così la strada per l’intervento di Cassa Depositi e Prestiti sulle grandi opere. Le linee guida del Piano Industriale di Cdp per il triennio 2013-2015 possono così annunciare che “9 miliardi di euro saranno destinati alla progettazione, avvio e finanziamento di opere infrastrutturali”. E aggiungere che “sarà rafforzato il ruolo di Cdp nelle promozione attiva della bancabilità delle grandi opere, anche attraverso offerta di credito e investimenti in capitale di rischio”, nonché concludere: “ si darà inoltre impulso alla realizzazione di grandi opere con finanziamenti e con investimenti diretti in capitale di rischio attraverso FSI (Fondo Strategico Italiano, interamente controllato da Cdp), che già ha realizzato importanti interventi ai fini del consolidamento del settore delle public utilities e dello sviluppo delle infrastrutture digitali”. I grandi piani infrastrutturali, meglio conosciuti come grandi piani di devastazione territoriale, hanno di conseguenza trovato il loro carburante. Di fatto, e al netto di ogni altra considerazione, il piano industriale di Cdp è la risposta alla mancanza di fondi delle nuove autostrade (innanzitutto quelle lombarde, progettate con l’alibi dell’Expo 2015), del piano di ristrutturazione dei diversi porti italiani, della mancanza di liquidità delle banche italiane. Se qualcuno sinora ha creduto al mantra, continuamente ripetuto da tutti i livelli istituzionali ed amplificato dai media mainstream del “i soldi non ci sono”, ora sa come ciò, non solo non corrisponda alla verità, bensì prefiguri la natura prettamente politica dei problemi del Paese : il controllo e la destinazione delle risorse, ovvero, e ancora una volta, un problema di democrazia. In questo risiede la vera natura del problema. Perché ciò che non va in ogni momento dimenticato è la provenienza dell’ingente patrimonio a disposizione di Cassa Depositi e Prestiti, che per l’80% deriva dalla raccolta postale, ovvero è il frutto del risparmio dei lavoratori e dei cittadini di questo Paese. Provenienza giuridicamente riconosciuta e sostenuta dall’art.10 del D. M. Economia del 6 ottobre 2004 (decreto attuativo della trasformazione della Cassa Depositi e Prestiti in società per azioni ), tuttora vigente, che così recita : “I finanziamenti della Cassa Depositi e Prestiti rivolti a Stato, Regioni, Enti Locali, enti pubblici e organismi di diritto pubblico, costituiscono ‘servizio di interesse economico generale’ “. Il paradosso risiede nel fatto che, mentre si afferma ciò, la Cassa Depositi e Prestiti è stata trasformata in una Spa a capitale misto, rendendo inevitabili una serie di domande : a) come possono un ente di diritto privato (tale è la SpA) e soggetti di diritto privato presenti al suo interno (come le fondazioni bancarie) decidere per l’interesse generale? b) si può lasciar decidere la strategia economica e industriale di un Paese a una società privata, libera di perseguire i propri interessi di profitto, qualunque essi siano, nei settori che appaiono più interessanti e senza vincoli di alcun tipo? c) è accettabile che le priorità di intervento nel sistema industriale ed economico del Paese non vengano stabilite nelle sedi deputate (il Parlamento) e che i mezzi per perseguirle escano dal controllo pubblico? La risposta a queste domande consente di coniugare la lotta contro le grandi opere con il contrasto all’espansione della sfera d’influenza degli interessi finanziari sulla società; la difesa dei territori con la necessità della riappropriazione della ricchezza sociale, a partire dalla socializzazione di Cassa Depositi e Prestiti. Ai movimenti il compito di comprendere e praticare questo nesso fondamentale.

    Articolo tratto dal Granello di sabbia di Aprile 2014: "Finanza e grandi opere", scaricabile qui.

  • Cassa Depositi e Prestiti: SI VENDONO PERSINO LA CASSA

    http://www.edilizia.com/img/12658/0/piano_cassa_depositi.jpeg

    di Marco Bersani

    Occorreranno studi approfonditi di psicologia per riuscire un giorno o l'altro finalmente a capire come mai, ogni volta che si parla di debito pubblico, al Ministro dell'Economia di turno brillino gli occhi, si guardi furtivamente intorno e con riflesso pavloviano decida di mettere sul mercato un altro pezzo di ricchezza sociale.

  • CDP : Il babbo natale delle banche

    di Marco Bersani

     

  • CDP : Quanta fretta ma dove corri?

    di Marco Bersani

     

  • CDP : TRA UTILI POMPATI E ACCUSE DI USURA

     http://www.cdp.it/imgpub/796745/500/0/Sede_Cdp_HP_New2.jpg          

    di Marco Bersani

    Grazie all'inedito conflitto tra il Ministro dell'Economia Padoan e il segretario in pectore del Pd Renzi, ogni velleità di ulteriore privatizzazione di Cassa Depositi e Prestiti è quantomeno rimandata. Infatti, mentre dal Tesoro si cerca in tutti i modi di rendersi “credibili” agli occhi di Bruxelles, mettendo in campo tutte le privatizzazioni possibili, un argine viene questa volta posto nientepopodimeno che dall'ex premier Renzi, il quale, finalmente consapevole della necessità del consenso per vincere le elezioni, si è trasformato in paladino del rinvio.

    Nel frattempo, Cassa Depositi e Prestiti può annunciare urbi et orbi i positivi dati del bilancio 2016: utile netto di 1,7 miliardi, quasi il doppio dei 900 milioni del 2015. Il grosso del miglioramento è arrivato dal margine di interesse che ha raggiunto 2,4 miliardi, quasi tre volte quello del 2015.

  • CDP Investimenti SGR e il Fondo Investimenti per l'Abitare (FIA): politiche per la casa o per i profitti?

    di Alessandro Iadecola (Attac Roma)

     

  • CDP: ora anche l'ILVA?

     di Marco Bersani

    Fino al 2003, la Cassa Depositi e Prestiti aveva svolto, per oltre 150 anni, un unico compito: raccogliere e garantire il risparmio postale dei cittadini, e utilizzare la massa di denaro raccolta (attualmente 252 miliardi) per finanziare a tassi agevolati gli investimenti dei Comuni.

    Dalla sua privatizzazione -oggi è una Spa, con all'interno le fondazioni bancarie- Cdp ha smesso di svolgere questa funzione pubblica e sociale, e si rivolge agli enti locali per favorirne la privatizzazione dei servizi pubblici locali e l'alienazione del patrimonio pubblico, con il paradosso di utilizzare il risparmio dei cittadini per espropriarli dei loro beni comuni.

  • CHE SUCCEDE ALLA POSTA?

    Poste_-_fila.jpg

    di Marco Bersani

    Pochi giorni fa, il CdA di Poste Italiane ha approvato il piano industriale e strategico 2015-2020.