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  • #CHANGE EUROPE - COSTRUIAMO UN’ALTRA EUROPA

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    no alla austerità / no alla povertà / no al TTIP / no al razzismo / no alla corruzione 

    SOLIDARIETA’ OLTRE I CONFINI

  • 19 Dicembre. Giornata di mobilitazione europea contro il #TTIP

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    Migliaia di persone scenderanno in piazza a Bruxelles il prossimo 19 dicembre per un’Europa sociale, ecologica e democratica e contro le politiche di austerità e il TTIP. Contadini, lavoratori, studenti, semplici cittadini occuperanno le strade di Bruxelles in occasione del prossimo European Council, programmato per il 19 e 20 dicembre prossimi.

    Tutte le reti europee sono mobilitate, per sostenere una giornata di azione delocalizzata e il più possibile partecipata. La Campagna @StopTTIP_Italia aderisce alla mobilitazione, attraverso:

    - iniziative organizzate a livello territoriale, con il supporto di gruppi e comitati locali;

    - la diffusione di volantini e materiali a disposizione sulle pagine dedicate del sito della Campagna Stop TTIP;

    - il lancio di un tweet storm il 19 dicembre, inserendo nel tweet il link alla campagna http://goo.gl/TmMgZk, gli hashtag #StopTTIP e #D19 e l’indirizzo @StopTTIP_Italia

    Chiediamo a tutti, nelle forme più varie, di prendere parte alla mobilitazione. E' l'occasione per dimostrare, ancora una volta, l'esistenza di un'opposizione diffusa al #TTIP e a tutte le politiche di liberalizzazione e di austerity sostenute dalla Commissione Europea e dai Governi dei Paesi membri.

    Campagna Stop TTIP

  • Aderisci alla raccolta firme europee per una celere adozione della Tassa sulle Transazioni Finanziarie a livello Europeo

    di Vittorio Lovera (Attac Italia)

    L’Europa dei Banchieri sta predisponendo da tempo uno scenario strategico che, se da un lato “addolcisca le attuali politiche di austerity in forzoso cambio di una nuova ondata di privatizzazioni, dall’altro accelera sulla definizione del trattato di parternariato transantlatico per il Commercio e gli Investimenti (TTIP) tra Unione Europea e Stati Uniti d’America.

    Per economisti e politici liberisti Il consolidamento dei rapporti commerciali tra le due parti in un unico mercato transatlantico ( eliminando le tariffe sull’importazione e e adottando le normative più “ liberali” vigenti nelle rispettive aree) è stato spacciato all’opinione pubblica europea e americana come un potente volano per accelerare la crescita economica che i più entusiasti prevedono addirittura capace di incrementare del ’1% il PIL e di creare un milione di posti di lavoro.

    In caso di adozione del TTIP nelle attuali bozze le multinazionali e gli investitori stranieri potranno agire direttamente in giudizio contro quegli Stati Sovrani che adottino politiche da loro ritenute potenzialmente dannose per i profitti (presunti) delle imprese.

    Se su questi versanti l’ accelerazione è stata repentina, è risultato invece molto faticoso riattivare la battaglia sul negoziato per l’istituzione di un’unica Tassa sulle Transazioni Finanziarie, meglio nota con l’acronimo inglese FTT, negli 11 paesi membri che hanno avviato una cooperazione rafforzata per questo fine.

    La FTT è l’estensione della battaglia che ha dato i natali alla nostra Associazione, nata per combattere la globalizzazione dei mercati ( e quindi accordi come il TTIP) e per introdurre la Tobin Tax, la tassa sulle transazioni valutarie.

    Ora la FTT riguarderà invece tutte le transazioni finanziarie. Ma anche per queste decisioni ci troviamo davanti ad un’ Europa a due velocità, con l’asse franco-tedesco a farla da padrone.

    Il 18 e 19 Febbraio si è svolto il vertice Ecofin, tra i ministri finanziari degli Stati Membri,  il presidente dell’Eurogruppo, Jeroen Dijsselbloem (Ministro delle Finanze olandese, TTF-scettico),ha dichiarato che gli 11 paesi rappresentanti della cooperazione rafforzata per la TTF, si sono incontrati solo informalmente e che la TTF tornerà a essere un punto dell’agenda dell’ECOFIN solo a negoziato concluso e accordo raggiunto. 

    Invece ieri a Parigi nel vertice tra gli esecutivi di Francia e Germania la materia è stata discussa in dettaglio ad ulteriore dimostrazione che sono le loro decisioni unilaterali a dare la linea a tutti gli organismi della Ue, Ecofin compresa. Paradossale su un tema importante come la FTT l’inversione di ruoli tra il “socialista” Hollande e il falco conservatore Merkel : il primo, sotto scacco per questioni di politica economica interne, subisce le pressioni del suo potente sistema bancario e dei trader nonchè lo scetticismo del suo ministro economico Moscovici, tentenna sull’estensione del campo di applicazione della Tassa, mentre la Merkel è per una vigorosa accelerata. I francesi, che l’hanno adottata a livello nazionale già nel 2013 – con l’assoluta omissione per i famigerati prodotti finanziari derivati, motore della speculazione sui mercati – non intendono quindi ampliarla e rimangono ancorati ad una visione nazionale mentre per i tedeschi, “la Grosse Koalition “ l’ha inserita tra le misure economico-finanziarie del suo programma – la tassa deve essere applicata a livello europeo. Entro il 2014 nelle volontà di Berlino, la tassa potrebbe essere applicata attraverso tre distinte fasi, le cui scadenze attuative devono essere siglate con un accordo internazionale vincolante: prima alcuni derivati e beni finanziari collegati; poi altri prodotti ed obbligazioni, inclusi i titoli di Stato; quindi le valute. L’ Italia come sempre traccheggia. Tra mille polemiche l’ Italia, fin dallo scorso anno, ha seguito la strada francese deliberando la FTT italiana, detta Monti-Grilli. con due diverse finestre di applicazione. I due ex banchieri hanno imposto un campo d’applicazione il meno penalizzante possibile per le lobbies dei trader e dei banchieri e dopo un anno di disattenzioni e di mancati controlli il gettito raccolto è stato pari ad un quinto di quello – già sottostimato – che il MEF aveva ipotizzato.

    Anche il successivo governo Letta ha coscientemente cercato di non intervenire sulla questione né a livello Europeo né interno : dopo molte dichiarazioni sulla necessità di ampliare la base imponibile dell’attuale legge, anche Fassina e Boccia si sono dileguati e nel dibattito parlamentare non hanno appoggiato l’emendamento Bobba, unico parlamentare schieratosi per l’adozione delle parti più rilevanti della proposta di legge della Campagna 005 : di questo punto diamo dettagliato resoconto in un articolo a fianco.

    All’ Italia , nel prossimo semestre spetterà la Presidenza di turno dell’Ue e potrebbe facilitare un accordo, che si spera sia al rialzo (la bozza discussa in Commissione, relatrice la greca Anni Podimata, è molto buona) ma i segnali non vanno affatto in questa direzione e sembra proseguire l’allineamento, su questo specifico tema, alle titubanti posizioni francesi.

    Se pensiamo poi che uno degli esperti economici del futuro premier Renzi è il discusso finanziere Davide Serra ( fondi off shore nel paradiso fiscale delle Isole Cayman), immaginiamo che anche le future posizioni italianie risulteranno scettiche se non addirittura anti-TTF.

    Ma non ci arrendiamo, anzi aumentiamo l’intensità delle nostre azioni. A marzo è stato organizzato un seminario parlamentare sui temi della FTT e, come Campagna 005, abbiamo da tempo in calendario un incontro con l’On.le Mogherini , intervenuta con nettezza a Firenze 10 + 10 sul dibattito FTT ( ma nel Pd, negli ultimi due anni , moltissime posizioni si sono “capovolte”) e da poche ore nominata dal Premier Renzi, Ministro dell’Estero. Stiamo inoltre cercando in questa fase di esercitare adeguata pressione su varie istituzioni, nazionali ed Europee, per provare a creare un clima più favorevole : In Francia Attac France e moltissimi attivisti stanno facendo pressione sull’ Eliseo attraverso mail e tweet bombing , mentre vi invitiamo tutti a sottoscrivere e a far sottoscrivere questa raccolta di firme online, per raggiungere, in tutta Europa, quota un milione di firme proprio per promuovere una Ftt efficace.

    Per dare maggiore visibilità a queste iniziative Oxfam ha lanciato questo video girato dal regista di Herry Potter e interpretato da attrici e personaggi famosi che appoggiano la Campagna pro FTT. Oxfam ha ricordato che è in ballo un gettito di 37 miliardi di euro l’anno. Con cui si potrebbe fare tanto per uscire dall’austerità e lottare contro i cambiamenti climatici e la povertà.

  • Assemblea TTIP a Torino - intervento di Marco Bersani

    Assemblea sul TTIP a Torino, il 10.9.14, organizzata da ATTAC e ARCI.

    Il video dell'intervento di Marco Bersani >> http://youtu.be/LizNknYKuCM

     

     

  • BASTA AUSTERITA’! BASTA PRIVATIZZAZIONI! ACQUA, TERRA, BENI COMUNI, DIRITTI SOCIALI E DEMOCRAZIA IN ITALIA E IN EUROPA

    Appello per la costruzione di una manifestazione nazionale il 17 maggio

    Una nuova stagione di privatizzazione dei beni comuni, di attacco ai diritti sociali e alla democrazia è alle porte.

    Se la straordinaria vittoria referendaria del 2011 ha dimostrato la fine del consenso all’ideologia del “privato è bello”, e se la miriade di conflittualità aperte sulla difesa dei beni comuni e la difesa dei territori suggeriscono la possibilità e l’urgenza di un altro modello sociale, la crisi, costruita attorno alla trappola del debito pubblico, ha riproposto con forza e ferocia l’ideologia del “privato è obbligatorio e ineluttabile”.

    L’obiettivo è chiaro: consentire all’enorme massa di denaro accumulata sui mercati finanziari di potersi impossessare della ricchezza sociale del Paese, imponendo un modello produttivo contaminante, mercificando i beni comuni e alienando i diritti di tutti.

    Le conseguenze sono altrettanto chiare: un drammatico impoverimento di ampie fasce della popolazione, sottoposte a perdita del lavoro, del reddito, della possibilità di accesso ai servizi, ai danni ambientali e ai conseguenti impatti sulla salute, con preoccupanti segnali di diffusione di disperazione individuale e sociale.

    Il Governo Renzi, sostenuto dall’imponente grancassa dei mass-media e in piena continuità con gli esecutivi precedenti, sta accelerando l’approfondimento delle politiche liberiste, rendendo irreversibile, attraverso il decreto Poletti e il Job Act, la precarietà del lavoro e della vita delle persone; continuando a comprimere gli spazi democratici delle comunità costrette a subire gli effetti delle devastazioni ambientali, delle grandi opere, dei grandi eventi e delle speculazione finanziaria e immobiliare; mettendo a rischio, attraverso i tagli alla spesa, il diritto alla salute, alla scuola e all’università, e la conservazione della natura e delle risorse.

    Dentro questo disegno, viene messa in discussione la stessa democrazia, con una nuova spinta neoautoritaria che toglie rappresentatività alle istituzioni legislative (in particolare la nuova legge elettorale “Italicum”) ed aumenta i poteri del Governo e del Presidente del Consiglio, e con l’attacco alla funzione pubblica e sociale degli enti locali.

    Tutto ciò in piena sudditanza con i vincoli dell’elite politico-finanziarie che governano l’Unione Europea e che, le politiche di austerità, i vincoli monetaristi imposti dalla BCE, il patto di stabilità, il fiscal compact e l’imminente trattato di libero scambio USA-UE (TTIP), cercano di imporre la fine di qualsivoglia stato sociale e la piena mercificazione dei beni comuni.

    A tutto questo è giunto il momento di dire basta.

    In questi anni, dentro le conflittualità aperte in questo paese, sono maturate esperienze di lotta molteplici e variegate ma tutte accomunate da un comune sentire: non vi sarà alcuna uscita dalla crisi che non passi attraverso una mobilitazione sociale diffusa per la riappropriazione sociale dei beni comuni, della gestione dei territori, della ricchezza sociale prodotta, di una nuova democrazia partecipativa.

    Sono esperienze che, mentre producono importantissime resistenze sui temi dell’acqua, dei beni comuni e della difesa del territorio, dell’autodeterminazione alimentare, del diritto all’istruzione, alla salute e all’abitare, del contrasto alla precarietà della vita e alla mercificazione della società, prefigurano la possibilità di una radicale inversione di rotta e la costruzione di un altro modello sociale e di democrazia.

    Vogliamo fermare la nuova stagione di privatizzazioni, precarietà e devastazione ambientale.

    Vogliamo costruire assieme un nuovo futuro.

    Vogliamo collegarci alle diffuse mobilitazioni europee, per affermare la difesa dei beni comuni nella dimensione continentale, a partire dal semestre italiano di presidenza italiana del Consiglio dell’Unione Europea.

    Vogliamo costruire un appuntamento collettivo che nasca in ogni territorio dentro momenti di confronto e iniziative reticolari, che, a partire da oggi, mettano in campo reti e associazioni, comitati, movimenti e organizzazioni sociali per arrivare tutte e tutti assieme ad una grande manifestazione nazionale a Roma per sabato 17 Maggio, con partenza da Piazza della Repubblica alle ore 14.00.

    Stop privatizzazioni - Stop precarietà - Stop devastazione ambientale

    Per la riappropriazione sociale dell’acqua, dei beni comuni, del territorio

    Per la difesa e l’estensione dei servizi pubblici e dei diritti sociali

    Stop fiscal compact - Stop pareggio di bilancio e patto di stabilità - Stop TTIP

    Per la riappropriazione delle risorse e della ricchezza sociale

    Per la difesa e l’estensione della democrazia

  • CETA E TTIP CONTRO I SERVIZI PUBBLICI

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    di Marco Bersani

    "Per chi legge in buona fede il mandato negoziale del TTIP, è del tutto evidente che i servizi pubblici non sono oggetto di negoziazione”. Così ripete ad ogni occasione il viceministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” verrebbe da rispondere citando il famoso “belzebù” della prima repubblica. D’altronde, basta leggere quanto previsto dal CETA (Accordo commerciale Ue-Canada, la cui ratifica partirà nel 2016) e dal TTIP (Accordo Usa-Ue, in fase di negoziazione) per capire chi ha ragione.

  • CETA e TTIP contro i servizi: risponde il vice-ministro Calenda e Marco Bersani controrisponde

     

    Risposta di Carlo Calenda, Viceministro allo Sviluppo Economico

     

    Gentile Direttore,

    Marco Bersani nel suo articolo “CETA e TTIP contro i servizi”, pubblicato il 31 ottobre scorso, sembra indicare una volontà dell’Europa di aprire i servizi pubblici agli investimenti privati esteri, attraverso gli accordi di libero scambio.

  • CETA: IL CAVALLO DI TROIA

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    di Marco Bersani

    Mentre il TTIP sembra in netta difficoltà (ma massima attenzione ai colpi di coda di una sua approvazione “light”- ministro Calenda lancia in resta- nel prossimo incontro del 3 ottobre a New York), diventa sempre più concreto il “piano B” delle grandi multinazionali e delle lobby finanziarie per far rientrare dalla finestra quello che per ora, grazie alla straordinaria mobilitazione internazionale, sembra faticare ad entrare dalla porta.

  • Che cos'è il TISA e perché abbiamo bisogno di fermarlo

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    di: Global Justice Now - ATTAC UK

    L'accordo sul commercio di servizi (Trade in Services Agreement, TISA) è una proposta di trattato internazionale commerciale in corso di negoziato tra 50 paesi, compresa l'Unione europea e gli Stati Uniti.

  • Comunicato della Rete degli ATTAC europei sul CETA (29.1.2017)

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    La settimana di San Valentino, il Parlamento europeo è chiamato a ratificare il Comprehensive Economic and Trade Agreement (CETA), il trattato con il Canada che i gruppi socialdemocratici e liberali descrivono come « l'accordo commerciale più avanzato e più progressista » mai stipulato finora. David Martin, deputato europeo per il partito laburista scozzese, afferma che questo voto consiste nello scegliere Trudeau contro Trump.

  • Continuiamo a contrastare il “Trattato Nosferatu”

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    di Marco Schiaffino

    Sarà che sono interista e ho ancora in mente un fatidico 5 maggio, sarà che sono cresciuto negli anni ’80 e ho in mente i film horror in cui il cattivo sembra morto per poi rispuntare armato di machete alle spalle della protagonista, ma io del “decesso” del TTIP non mi fido.

  • Dichiarazione degli ATTAC europei sul CETA

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    Il trattato di libero scambio fra l’Unione Europea e il Canada, CETA, riveste una grande importanza per il futuro delle nostre società poiché, se fosse ratificato:

  • Editoriale: Fermate il mondo voglio scendere

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    di Vittorio Lovera

     

    Fermate il mondo. Voglio scendere !

    L'utopia è là nell'orizzonte. Mi avvicino di due passi e lei si distanzia di due passi. Cammino 10 passi e l'orizzonte corre 10 passi. Per tanto che cammini non la raggiungerò mai. A che serve l'utopia? Serve per questo: perché io non smetta mai di camminare.

    Eduardo Galeano

     

    Lo scorrere del tempo, nell'Era del distacco dalla Politica, non sembra in alcun modo sortire effetti contro l' arroganza del Potere nei confronti dei Cittadini.

    “Ci avete rotto i coglioni” è stata la forbita e stilosa modalità con la quale il Sindaco di Torino, Piero Fassino, ha salutato la presenza del Comitato Acqua Pubblica di Torino prima di entrare a presiedere il ConsiglioMetropolitano.All'ordine del giornoera l'approvazione dello Statuto del nuovo Ente, dal qualevieneproditoriamentescippata la gestione pubblica dell'acqua, inserita nel 2010a seguito di un virtuoso percorso di democratica e partecipatissima iniziativa popolare.

  • Fermare il TISA

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    di Marco Bersani


    Mentre si è appena concluso a Bruxelles l’ottavo round del negoziato fra Usa e Unione Europea sul TTIP, emergono periodicamente nuovi documenti sull’altro segretissimo negoziato in corso, il Trade In Service Agreement (TISA).


    Si tratta di un negoziato cui prendono parte i paesi che hanno i mercati del settore servizi più grandi del mondo: Usa; Australia, Nuova Zelanda, Canada, i 28 paesi dell’Unione Europea, più altri 18 Stati, che complessivamente producono il 70 % del prodotto interno lordo globale.

  • FERMARE TTIP E’ NECESSARIO. INSIEME E’ POSSIBILE

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    di Marco Bersani

    Oltre 30.000 persone hanno partecipato sabato 7 maggio a Roma alla riuscitissima manifestazione nazionale promossa dalla Campagna Stop TTIP, una rete di oltre 250 associazioni e di 70 comitati locali. Una piazza plurale, allegra e determinata, che riassumeva in sé l’ampia composizione sociale che, in oltre due anni di lavoro nei territori, si è aggregata intorno a questa battaglia: c’erano i produttori agricoli e le piccole imprese, i sindaci di diversi Comuni, le reti dell’altra economia, del commercio solidale e del consumo critico, le associazioni ambientaliste e di movimento, i sindacati e le forze politiche. E, soprattutto, tantissime donne e uomini da tutta Italia che hanno deciso di scendere in campo per fermare un trattato che mette a repentaglio diritti e democrazia.

  • Fermiamo il CETA al Senato: da domani 21 settembre alle 12 tempesta di tweet e email

    di: STOP TTIP

    Fermiamo il CETA al Senato: da domani 21 settembre alle 12 tempesta di tweet e email

    da domani, dalle ore 12 torniamo a chiedere ai senatori di non ratificare il trattato CETA tra Europa e Canada

  • Gli oltre 3 milioni di firme contro il TTIP erano valide

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    Avevamo ragione! La Corte di Europea di Giustizia invalida la decisione della Commissione di bocciare l’Iniziativa dei cittadini europei sul TTIP, la più partecipata della storia.

  • Il CETA è un accordo tossico. Aiutali a smettere

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    Il CETA è un accordo tossico, spaccia benessere, ma è rischioso per tutti
    Descrive un futuro stupefacente, ma può lasciare molti in mezzo a una strada

    Hanno bisogno di essere seguiti, adottati, contattati: sono tra gli europarlamentari che sostengono il CETA.
    Falli uscire dal tunnel, aiutali a votare contro
    Contattali, adottali. Te ne saranno grati

    Scarica il loro banner, diffondilo sui tuoi social e comincia a chiedere loro di non votare il CETA:QUI

  • Il Nafta e la sollevazione zapatista in Chiapas

    di Elvira Corona

    Agli inizi degli anni novanta, nonostante innumerevoli difficoltà, le dittature che insanguinarono buona parte dei paesi a sud del Messico, lasciarono il campo a governi democratici, venuti alla luce dopo "elezioni libere". Il Fronte di Liberazione Nazionale (FLNFM) salvadoreño, considerato il più forte movimento guerrigliero del Centroamerica, consegnò le armi e trasformò i suoi comandanti in candidati. L’unità Rivoluzionaria Nazionale Guatemalteca (URNG) intavolò trattative di pace e persino i militanti di Sendero Luminoso in Perù decisero di sciogliere il movimento, pur senza aver ottenuto in questo caso, una democratizzazione del paese. Da allora in avanti si iniziò a pensare che solo attraverso i metodi di lotta democratica, si sarebbero potuti ottenere risultati concreti ai problemi che da secoli colpivano l’America Latina. Poi, all’alba di Capodanno del 1994, l’Esercito zapatista di liberazione nazionale si impose all’attenzione del mondo, occupando San Cristobal de las Casas, città del Chiapas con 90.000 abitanti, attrazione turistica internazionale e capitale morale degli Indios del Sud-est messicano. Contemporaneamente, altri centri abitati della zona, come Ocosingo e Las Margaritas, subirono la stessa "invasione", dimostrando che i nuovi seguaci di Emiliano Zapata erano molti e ben organizzati. Quanto al peso politico del gesto, il Messico si ritrovò a fronteggiare un fenomeno inedito per portata e capacità di comunicazione, che mandò in corto circuito non solo il governo, ma gli stessi partiti di opposizione. Ma come si giunse, nell’unico paese dell’America Latina immune da colpi di Stato militari e da conseguenti movimenti guerriglieri, a un evento come questo? La risposta sta soprattutto nella scelta della data. Il 1° Gennaio 1994 infatti entrò in vigore il Trattato di Libero Commercio tra Usa, Canada e Messico, meglio conosciuto come NAFTA (North American Trade Agreement), il trattato di libero scambio delle merci che ha creato il più grande mercato comune del mondo per estensione e numero di potenziali clienti. Il trattato - secondo i suoi oppositori – avrebbe condannato a morte i contadini del Sud, in maggioranza Indios discendenti dei Maya. Contadini che coltivano la terra con mezzi arcaici e considerano il mais una divinità perché provvede a sfamarli da millenni. Il mais, che con l’accettazione delle spietate regole del NAFTA, cominciò ad essere importato dalle immense aziende agricole industrializzate del Kansas e dell’Oklahoma, dove produrlo costa molto meno che in Messico. Ora che sono passati vent’anni da quando il North American Free Trade Agreement è entrato in vigore, se da un lato l’interscambio commerciale - soprattutto nella sua fase iniziale - è cresciuto secondo le previsioni, dall’altro rimangono però molte perplessità nei confronti della cosiddetta dimensione sociale del NAFTA, un aspetto affrontato solo superficialmente dai tre Paesi membri nelle fasi di negoziazione dell’accordo. Ratificato nel Dicembre 1993 a Washington ed entrato in vigore all’inizio del 1994, il NAFTA prevede l’eliminazione delle tariffe di importazione e le riduzioni sui controlli doganali tra i Paesi contraenti, in modo progressivo. Una volta entrato in vigore, il NAFTA ha dato origine al più grande mercato del mondo, con 370 milioni di abitanti e un volume di affari commerciali, nonostante le disparità economiche tra i tre Paesi, che supera i 6000 miliardi di dollari USA all’anno con un reddito globale di 6,2 trilioni di dollari.

    La realizzazione del North American Free Trade Agreement è passata attraverso situazioni e momenti caratterizzati da fragilità, incertezza e diffusi timori: in particolare per gli effetti negativi che l’enorme movimento di capitali avrebbe potuto avere sull’occupazione. Negli Stati Uniti, la sua gestazione ha avuto un corso difficile: discussa e preparata durante la presidenza repubblicana di Bush, è stata lasciata in eredità alla presidenza democratica di Clinton. Nel 1993, al momento di portare a termine il progetto, il neo-eletto presidente sapeva di dover incorrere in una serie di scontri con le diverse parti sociali e soprattutto con i sindacati. È stata questa situazione a spingere il presidente Clinton a negoziare separatamente degli accordi paralleli al NAFTA, uno concernente la protezione ambientale NAAEC (North American Agreement on Environmental Cooperation, Accordo nordamericano sulla cooperazione ambientale) e l’altro la tutela della manodopera NAALC (North American Agreement on Labor Cooperation, Accordo nordamericano sul Lavoro). La prospettiva della creazione di una zona di libero scambio ha preoccupato anche gli ambientalisti, sia per le conseguenze che il commercio senza frontiere avrebbe potuto avere sull’ambiente, sia perché le esistenti legislazioni erano ritenute insufficienti per salvaguardare l’ambito ecologico nordamericano. In particolare, era diffuso il timore che l’apertura delle frontiere messicane facilitasse il trasferimento di attività produttive verso quel Paese, le cui leggi a tutela dell’ambiente erano sicuramente meno restrittive di quelle statunitensi e canadesi e mancava delle risorse per garantirne il rispetto. Tali preoccupazioni derivano dall’esperienza delle maquiladoras, che ha visto accumularsi in Messico, lungo il confine con gli Stati Uniti, un numero abnorme di impianti industriali statunitensi, con effetti devastanti sul piano ambientale per tutta l’area di confine tra i due Paesi. Diversa è invece l’analisi dell’accordo parallelo sul lavoro, nel NAALC e nello stesso NAFTA è mancata la volontà di istituire un rapporto politico tra gli accordi di liberalizzazione commerciale e la dimensione sociale dei rapporti di lavoro. A questo proposito è fondamentale ricordare che gli Stati Uniti hanno sottoscritto un accordo che in altre occasioni avrebbero respinto: il NAALC non prevede infatti che il mancato rispetto di alcuni diritti fondamentali dei lavoratori, come la libertà di associazione e la contrattazione collettiva, sia una pratica commerciale scorretta e soggetta a possibili ritorsioni. Questa omissione ha permesso di assistere, nelle zone a basso costo del lavoro interne al NAFTA, cioè in Messico, a una attrazione di flussi di investimenti determinati proprio dai livelli minimi di protezione sociale presenti in quelle aree. Si è creata così nell’area NAFTA una sorta di competizione “al ribasso”, (unfair distorted competition) con il trasferimento di impieghi e di produzione da zone avanzate, Stati Uniti-Canada, a zone meno protette e caratterizzate da costi minori, Messico. L’esistenza di tale fenomeno, in termini di concorrenza sleale, ha sicuramente avvantaggiato economicamente il Messico, che per non scoraggiare il flusso di investimenti stranieri, non ha fatto nulla per elevare i propri standard di tutela del lavoro. Al contrario, i Paesi più ricchi, in questo caso, gli USA e il Canada, che non possono abbassare i propri standard per arrestare il calo dell’occupazione, hanno visto le proprie imprese prendere la strada del Messico. Indipendentemente dagli effetti dell’accordo, rimane infatti evidente che l’interdipendenza tra Stati Uniti e Messico avviene tra Paesi con differenti livelli di sviluppo economico: essi vantavano una relazione di debito-credito tra le più alte al mondo, un altissimo tasso di investimenti esteri diretti, la più grande coproduzione di impianti di assemblaggio (le maquiladoras) e il confine con il tasso più alto di migrazione legale e illegale. Per queste e per ragioni più profonde legate alla visione diametralmente opposta rispetto alle relazioni economiche e più in generale alla visione del mondo, l’Esercito zapatista di liberazione nazionale si era fortemente opposto alla firma dell’accordo: l’intensa campagna anti-NAFTA promossa dall’EZLN, ha permesso di attirare l’attenzione e la solidarietà mondiale sul tema dei diritti delle minoranze indigene, già snobbate dalle politiche nazionali e non tutelate dalle conseguenze negative dell’integrazione economica di matrice neoliberista di cui il NAFTA è uno degli accordi più rappresentativi.

    Articolo tratto dal Granello di Sabbia di febbraio "NO TTIP", scaricabile qui.

  • Il PD e il TTIP

    Europa PD PSE

    di Marco Bersani (Attac Italia)

    Il gruppo Socialisti & Democratici ha fortemente voluto questa risoluzione, proprio perché espressione concreta del potere di controllo che detiene il Parlamento e, dunque, attraverso di esso, i cittadini”. Così commenta, sul suo sito personale, l’eurodeputata del Pd Alessia Mosca l’avvenuta approvazione (29 voti a favore, 12 contrari) alla Commissione internazionale (INTA) del Parlamento europeo del progetto di relazione sul TTIP.

    La risoluzione in oggetto aveva il preciso scopo di rilanciare lo strumento dell’ISDS (Investor-State Dispute Settlement) -un meccanismo che consente alle imprese multinazionali di citare in giudizio presso corti internazionali di arbitrato commerciale le autorità pubbliche in seguito all’approvazione di norme che, a loro giudizio, potrebbero recare danno alla profittabilità dei propri investimenti- dopo le pesanti critiche emerse anche da una consultazione pubblica promossa nel 2014 dalla stessa Commissione Europea, che ha visto oltre 150.000 persone esprimere il proprio totale dissenso.