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  • Enti locali, crisi della rappresentanza e nuova democrazia di prossimità

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    di Pino Cosentino

    La Costituzione del 1948, benché fondi un sistema politico rigorosamente "rappresentativo", apre molte porte per la partecipazione dei cittadini e delle cittadine alle decisioni politiche.

    Il pensiero corre subito agli articoli 71 e 75 (Proposte di Legge di iniziativa popolare e referendum abrogativi). Ma è ancor più significativo l'art. 49, che permette ai cittadini/e organizzati in partiti di determinare la politica nazionale. La Costituzione vede nei partiti il motore del sistema, poiché l'azione politica è in essenza azione collettiva. La crisi dei partiti ha trascinato con sé la credibilità e il prestigio della rappresentanza, mentre, anche nella produzione legislativa, si moltiplicano i richiami retorici alla partecipazione. Che ormai esiste come iniziativa individuale e/o di piccoli gruppi, mentre i grandi partiti nazionali sono assimilati alle istituzioni.

  • Geopolitica della partecipazione

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    di Pino Cosentino

    La forte manifestazione del popolo della Val di Susa a Torino il 21 febbraio scorso, con migliaia di partecipanti e 21 sindaci, offre l'occasione di riesaminare il principio dell'autodeterminazione dei popoli, che è l'ovvio presupposto della democrazia partecipativa.

    La Val di Susa si può ritenere un esempio, riuscito e realizzato, di democrazia partecipativa. Forse l'unico in Italia. Un popolo attivo, consapevole, in grado di usare le istituzioni elettive, invece di esserne usato.

  • Geopolitica, conflitti sociali, democrazia partecipativa: dalla partecipazione all’autodeterminazione (II)

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    A cura di Pino Cosentino

    “Autodeterminazione”: è parola generalmente usata per indicare il diritto dei popoli di decidere liberamente il proprio sistema di governo e tutto ciò che riguarda la propria organizzazione sociale. È evidente che, senza autodeterminazione, la partecipazione come esercizio di sovranità non ha alcun senso. Se l’obiettivo strategico è “il governo del popolo”, la partecipazione, ossia il popolo organizzato in soggetto collettivo, non deve riconoscere nessun ente a sé superiore. Siamo però così abituati a pensare che il potere scenda dall’alto, che ci risulta difficile concepire un potere che salga dal basso, dalle comunità locali.