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Privatizzazione dell'acqua: «E' una battaglia planetaria tra il controllo e lo sfruttamento delle risorse e il diritto alla vita e al futuro.»

Intervista a Marco Bersani - Attac Italia

 

- Il 20 marzo ci sarà questa grande manifestazione a Roma per la ripubblicizzazione dell’acqua. Qual è la tua riflessione sulla situazione italiana rispetto all’acqua come diritto e bene comune?

Credo che in questo Paese i movimenti per l’acqua abbiano già vinto culturalmente. L’enorme lavoro prodotto da centinaia di resistenze territoriali contro la privatizzazione dell’acqua, la legge d’iniziativa popolare presentata nel 2007 con oltre 400.000 firme, le ribellioni degli enti locali - ad oggi oltre 200 fra piccoli comuni e grandi città- che hanno modificato gli Statuti comunali dichiarando l’acqua bene comune e il servizio idrico "privo di rilevanza economica", la Giunta Regionale della Puglia che ha approvato una legge per la ripubblicizzazione dell’acquedotto pugliese, sono tutti segnali di come i movimenti per l’acqua abbiano scavato a fondo nei cuori e nelle menti delle persone e messo in crisi culture politiche liberiste consolidate (anche a sinistra).

Per contro l’attacco dei poteri forti e del Governo si è fatto più risoluto e l’ultima legge approvata nel novembre scorso (art 23bis Legge 166/09) tenta di chiudere la partita, consegnando l’acqua definitivamente al mercato. E’ chiaro che non ci riusciranno.

La partita è talmente aperta che loro stessi non rivendicano più il "privato è bello" come facevano sino a qualche anno fa, bensì privatizzano negando di farlo.

Se i movimenti per l’acqua hanno vinto culturalmente, da adesso si tratta di vincere anche politicamente.

- Quali sono i rischi e le conseguenze per i cittadini e per le famiglie italiane della privatizzazione del servizio idrico?

Più che rischi sono certezze. Anche perché in questo Paese, anche se a "macchia d leopardo", i privati sono entrati nelle gestioni dell’acqua da oltre dieci anni. E le conseguenze sono evidenti : aumento delle tariffe (+62% nell’ultimo decennio); riduzione dell’occupazione (-30%); drastica caduta degli investimenti (2 mld di euro/anno nel decennio 1986-1995 quando l’acqua era gestita dalle municipalizzate; 700 ml di euro/anno nel decennio 1996-2005 quando sono arrivate le SpA e, con loro, i privati); aumento dei consumi e degli sprechi di acqua (+20%).

Oltre ad un depauperamento della democrazia : con le SpA, anche a totale capitale pubblico, le decisioni non sono più pertinenza, non dico dei cittadini, ma neppure dei Consigli Comunali eletti dai cittadini. Decidono i Consigli di Amministrazione nominati dai poteri forti.

- Come è iniziata questa battaglia? - Cosa c’è dietro la privatizzazione del servizio idrico?

E’ una battaglia planetaria tra il controllo e lo sfruttamento delle risorse e il diritto alla vita e al futuro. La grande stagione di cambiamento avvenuta in America Latina nasce proprio dalla riappropriazione dell’acqua e delle risorse naturali (è partendo dalla rivolta per l’acqua di Cochabamba che in Bolivia ha potuto divenire Presidente Evo Morales, il primo presidente indigeno dopo 500 anni di conquista).

Dietro la privatizzazione dell’acqua ci sono gli interessi delle grandi multinazionali e dei capitali finanziari, che, soprattutto in tempi di crisi, chiedono ai governi rendite sicure e liquidità garantita : e cosa può garantire meglio le une e le altre se non la privatizzazione dell’acqua?

In Italia, la battaglia è iniziata con il Forum Sociale Europeo di Firenze del novembre 2002 e con il Forum Mondiale Alternativo per l’Acqua del marzo 2003 sempre a Firenze. Entrambi hanno focalizzato il tema dell’acqua come elemento strategico per la costruzione di un altro mondo possibile.

Ma a farlo diventare un movimento di massa, radicato e diffuso è stata l’esplosione delle vertenze territoriali, con comitati di cittadini, spesso alla loro prima esperienza di attivismo sociale, ma determinati da una grande consapevolezza individuale e collettiva.

E’ dall’incontro di queste multiformi esperienze territoriali che nel 2006 è nato il Forum italiano dei movimenti per l’acqua, che ha saputo rafforzare le lotte locali con la costruzione di una grande vertenza nazionale per la ripubblicizzazione dell’acqua. Se il 1 dicembre 2007 a Roma oltre 40.000 persone hanno sfilato a Roma, in quella che è stata la prima manifestazione nazionale per l’acqua in questo Paese (ed in Europa), ciò è potuto succedere solo grazie ad un radicamento senza precedenti.

- A che punto siamo ora? Cosa si può fare? E quali iniziative sono ora in campo?

La prima cosa da fare è partecipare tutte e tutti alla manifestazione nazionale a Roma di sabato 20 marzo (info su : www.acquabenecomune.org ).

Sarà una seconda grande manifestazione nazionale del popolo dell’acqua, ma costruita e partecipata assieme a tutte le lotte territoriali di questo Paese per la difesa della salute e del territorio contro le grandi opere, il business dell’incenerimento, le centrali nocive ed ora anche il nucleare.

Leggo proprio oggi che è possibile che quel giorno anche Berlusconi possa convocare una manifestazione del PdL. Faccia come gli pare.

Sarà la dimostrazione più evidente che esistono due Italie : quella dei beni comuni, dei diritti sociali e della democrazia partecipativa da una parte e quella dell’arroganza del potere individuale, dei privilegi e dello spregio della democrazia dall’altra.

Subito dopo, a partire da metà aprile, partirà una campagna referendaria : raccoglieremo 700.000 firme su tre quesiti per abrogare tutte le leggi che hanno condotto alla privatizzazione dell’acqua, per togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.

A partire naturalmente dallo straordinario popolo dell’acqua, abbiamo costruito una coalizione amplissima : dal mondo cattolico a quello della solidarietà e della cooperazione, dalle associazioni ambientaliste al popolo viola, dai sindacati alle associazioni dei consumatori, fino al sostegno di alcune forze politiche.

Sarà una campagna lunga e importante, condotta da migliaia di donne e uomini consapevoli.

Trasparenti e sempre in movimento. Come l’acqua.

Fonte: Roma c’è 10 marzo 2010

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