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Una Ministra e un governo in difficoltà

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di Vittorio Lovera

La pressione mediatica sollevata dal video trasmesso dalle Iene sul Referendum per l’acqua pubblica calpestato e dall’hashtag #acquapubblica ( con oltre 35.000 condivisioni) ha costretto la Ministra Madia a fornire una precisazione alle sue dichiarazioni.
Ovviamente la toppa è peggio del buco.
Di seguito avrete modo di leggere il Post della Ministra, e le repliche di Marco Bersani (Attac Italia) e di Paolo Carsetti (Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua Pubblica).

Illuminante poi l'incipit della precisazione, nella quale la Ministra sostiene di essere stata "tagliata", quando tutti hanno percepito il suo fastidio ed imbarazzo ad argomentare, e tutti hanno potuto valutare lo stizzito ed arrogante intervento dell'On.le Bianco per " sottrarre" la Ministra alle domande dell'intervistatrice. 
Pur di non applicare la volontà di 27 milioni di cittadini, il Governo Renzi sta giocando su più tavoli: da un lato il decreto Madia, dall'altro la legge parlamentare sul Sistema Idrico che inficia a sua volta l'esito del Referendum. 
La battaglia per osteggiare l'integrale applicazione del l'esito referendario, dura oramai da 5 lunghi anni: è iniziata sotto la regia dell'ex Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e ha attraversato i Governi Berlusconi IV, Monti, Letta. 
Il premier Renzi riteneva, nella sua ansia di apparente cambiamento, di poter "rottamare" anche la volontà di 27 milioni di cittadini con una serie di interventi tra loro ben concatenati, dalla Legge di Stabilità al Decreto Madia, fino alla legge in discussione in Parlamento sul Sistema Idrico.

Se è già paradossale che un Premier non eletto, provi a modificare la Costituzione (ma come Cameron con la Brexit, cadrà proprio su questa sua iniziativa), ancora più incomprensibile che si permetta in tutti i modi di calpestare la volontà indiscutibile espressa dal Popolo Sovrano. 
Diffondiamo più che possiamo, perché si scrive acqua ma si legge democrazia. #acquapubblica

 

La ministra Madia, in evidente difficoltà, si dedica al gioco delle tre carte: ciò che dice, ciò che scrive nei decreti, ciò che stralcia e rimanda ad altre leggi.
Che il decreto Madia riguardasse anche l’acqua lo dimostra proprio l’annunciato stralcio: si stralcia ciò che c’è, non ciò che non c’è mai stato. Lo stralcio del servizio idrico dal decreto deve essere reso concreto.
Ma attenzione alla seconda carta: rimandare il tutto alla legge d’iniziativa parlamentare, ora al Senato, significa affidarsi ad un testo che nasce dallo stravolgimento – ad opera del gruppo parlamentare PD- della legge d’iniziativa popolare promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua.
Se Madia e il Pd vogliono essere coerenti col voto referendario, devono immediatamente reinserire in quel testo “l’obbligo di gestione del servizio idrico attraverso enti di diritto pubblico”.
Perché il gioco delle tre carte è un gioco d’azzardo dove il vincitore è già predeterminato; altra cosa è la democrazia, dove il popolo sovrano decide –e sull’acqua ha deciso a maggioranza assoluta- e il governo attua. Almeno finchè è in vigore l’attuale Costituzione.
Marco Bersani (Attac Italia)

Gentile Ministra,
quanto afferma non corrisponde a verità.
Purtroppo il suo decreto si occupa della tariffa dell'acqua e reintroduce la remunerazione del capitale abrogata dal referendum del 2011.
E ciò è facile dimostrarlo.
Infatti, stabilisce che le disposizioni in materia di affidamento dei servizi prevalgono sulle norme di settore (comma 2, art. 3). La tariffa è parte integrante della materia di affidamento visto che, sulla base del Testo Unico Ambientale, prima di giungere ad un affidamento del servizio deve essere definito il Piano d'Ambito, il quale deve contenere il Piano economico-finanziario, il quale a sua volta prevede la previsione annuale delle entrate da tariffa.
Ne consegue che la tariffa rientra nella materia di affidamento per cui non vale nessuna salvaguardia delle norme di settore, come lei vorrebbe far credere.
E' costretta ad ammetterlo anche lei visto che ha preannunciato la volontà di escludere l'acqua dal decreto.
Però ci domandiamo: come si fa ad escludere una cosa che non c'è?
La sua risulta essere una vera e propria excusatio non petita, accusatio manifesta!
Il dibattito che si è sviluppato dopo il servizio de Le Iene di ieri dimostra quanto diffusa e profonda sia l'attenzione e la sensibilità dell'opinione pubblica sul tema dell'acqua.
Coloro che hanno votato al referendum del 2011 si aspettano che la loro volontà sia rispettata, ci auguriamo che la versione definitiva del decreto rimedi agli errori commessi finora.
Perchè si scrive acqua, si legge democrazia.
Le auguriamo buon lavoro.
#acquapubblica
Paolo Carsetti (Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua)

 

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Da "Le Iene", puntata del 18 ottobre 2016

 

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