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Acqua pubblica

L’acqua pubblica e gli effetti della proposta di legge. Lettera aperta a Ferruccio de Bortoli

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di Remo Valsecchi*

“La riforma costa 15 miliardi di euro e ci farebbe affogare”, recita il titolo dell’editoriale che il 4 marzo scorso l’ex direttore del Corriere della Sera ha dedicato al servizio idrico. Se passasse il testo, è la tesi di de Bortoli, ci sarebbe il rischio di “un inatteso macigno sui conti pubblici”. È davvero così? Remo Valsecchi, commercialista e membro del Forum nazionale dei movimenti per l’acqua, spiega perché “no”

Egregio direttore,

ho letto con attenzione il suo editoriale del 4 marzo relativo alla riforma del servizio idrico. Mi permetta di non condividerlo: non è un problema, le opinioni sono strettamente personali e sempre legittime e rispettabili.

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Comunicato del Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino

Immagine: Torino, il Comitato Acqua Pubblica a Bruxelles in occasione della Giornata Mondiale dell'acqua 2015

di: Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua – Comitato provinciale Acqua Pubblica Torino

 

Via Mantova 34, 10153 Torino – www.acquabenecomunetorino.org – Cell. 388 8597492

All’on. Alessandro Manuel Benvenuto

Presidente della VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici

Camera dei Deputati

Roma

agli on.li componenti della  VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici

Camera dei Deputati

Roma

e per conoscenza:

Ai Sindaci dei Comuni di Torino Città Metropolitana

Alla Sindaca, Giunta e Consiglio Comunale di Torino

Alla Sindaca e Consiglieri di Torino Città Metropolitana

Proposta di Legge n. 52 Daga e altri,  Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque".

Audizione di “REF Ricerche” del 12 dicembre 2018  davanti alla VIII Commissione della Camera dei Deputati

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ACQUA PUBBLICA: ULTIMA STAZIONE?

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di: Marco Bersani

Un'Italia sempre più disgregata, impaurita, incattivita e impoverita, Con queste parole, il 52° Rapporto Censis delinea il ritratto di un Paese in declino, in cerca di sicurezze che non trova, sempre più diviso tra un Sud che si spopola e un Centro-Nord che fa sempre più fatica a mantenere le promesse in materia di lavoro, stabilità, crescita, soprattutto futuro. "Il processo strutturale chiave dell'attuale situazione è l'assenza di prospettive di crescita, individuali e collettive", sintetizza il Censis.

Eppure, non più tardi di otto anni fa, questo stesso Paese è riuscito a costruire intorno al tema dei beni comuni, la più grande esperienza di partecipazione popolare dal basso degli ultimi decenni, portando la maggioranza assoluta degli italiani a votare un referendum per l'acqua pubblica e la riappropriazione dei beni comuni, la loro gestione partecipativa e priva di profitti.

Era un Paese che aveva trovato un nuovo legame sociale e un'appartenenza solidale e che, nel binomio acqua e democrazia, provava a costruire un futuro diverso per tutti.

Quanto della fotografia della società attuale è dovuto alla mancata realizzazione, da parte dei diversi governi, di quella decisione sovrana?

Quanto di quel bisogno di appartenenza sociale fondato sui beni comuni è stato di conseguenza stravolto in nuove appartenenze identitarie fondate sull'ostilità dell'altro da sé?

E' possibile provare a invertire la rotta e riprendere quel cammino bruscamente interrotto?

Il 25 ottobre scorso è iniziata presso la Commissione Ambiente della Camera la discussione della legge “Disposizioni in materia di gestione pubblica e partecipativa del ciclo integrale delle acque”. Si tratta del testo aggiornato della legge di iniziativa popolare presentato nel 2007 dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua con oltre 400.000 firme e poi depositato nella scorsa legislatura con il sostegno dell’intergruppo parlamentare per l’acqua bene comune. Successivamente ulteriormente aggiornato e depositato in questa legislatura a firma di diversi parlamentari del M5S.

L'attuale proposta di legge risponde all'urgenza di dotare il nostro paese di un quadro legislativo unitario rispetto al governo delle risorse idriche come bene comune, introducendo modelli di gestione pubblica e partecipativa del servizio idrico, procedendo da subito alla ripubblicizzazione dello stesso. Tale testo, dunque, scaturisce dalla necessità di un cambiamento normativo nazionale e risulta essere la reale e concreta attuazione dell'esito referendario del 2011, che segni una svolta radicale rispetto alle politiche, che hanno fatto dell'acqua una merce e del mercato il punto di riferimento per la sua gestione.

E' un'occasione unica per rimettere in connessione la sovranità -termine oggi più che abusato- con l'unico titolare della stessa, il popolo, che aveva detto a chiare lettere “Fuori l'acqua dal mercato, fuori il mercato dall'acqua”.

Lo hanno capito i detrattori dell'acqua pubblica, in prima fila le grandi multiutility collocate in Borsa -Hera, Iren, A2A e Acea- che, avendo distribuito ai propri azionisti qualcosa come 3 miliardi di dividendi negli ultimi sei anni, stanno facendo la voce grossa in tutte le sedi istituzionali per impedire ancora una volta la realizzazione dell'esito referendario.

La partita è di nuovo aperta e i prossimi mesi ne decideranno l'esito. Forse è giunto il momento, per tutte le persone che dentro la battaglia dell'acqua hanno costruito percorsi di speranza, di rimettersi in gioco, rivendicando con rabbia e determinazione la riappropriazione sociale di ciò che ci appartiene. Perché, nonostante la cortina fumogena che avvolge il Paese in questi anni, ancora una volta si scrive acqua, si legge democrazia.

Pubblicato su Il Manifesto del 22.12.2018

Al via la petizione #bastARERA: da sempre al servizio dei privati!

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Come Forum Italiano dei Movimenti per l'Acqua abbiamo lanciato la petizione "#bastARERA: da sempre al servizio dei privati!" con cui chiedere al Governo e al Parlamento di mettere in campo tutte le iniziative necessarie per giungere allo scioglimento di ARERA e definire il ritorno delle sue competenze ai Ministeri competenti e nello specifico del servizio idrico integrato al Ministero dell’Ambiente.

FIRMA E FAI FIRMARE LA PETIZIONE

#bastARERA, da sempre al servizio dei privati!

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L'onestà del mercato

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di: Coordinamento Romano Acqua Pubblica

Il 13 Giugno 2011 abbiamo votato e vinto il referendum contro le privatizzazioni e i profitti sull’acqua. Da allora sono cambiati governi nazionali, regionali e comunali, e nessuno ha applicato la volontà popolare sancita 7 anni fa, favorendo, al contrario, fusioni e aggregazioni delle mega-multiutility, a partire da Acea SpA. Premiando un "modello" che in occasione della "crisi idrica" della scorsa estate ha mostrato tutta la sua inefficienza. Perché le "crisi idriche" sono solo in parte figlie delle scarse piogge e dei cambiamenti climatici, ma in gran parte sono imputabili allo scarso livello di una gestione privatistica che, come nel caso di Acea, ha privilegiato gli utili in borsa piuttosto che gli investimenti necessari a contenere un tasso di perdita idrica che è tuttora del 45%.

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